L'IMPORTANZA DEL GIOCO

L'importanza del gioco per i bambini

Di Alice Dutto
giochiperbambini
06 Aprile 2017 | Aggiornato il 25 Maggio 2018
Giochi didattici, di legno, fisici, ma anche di rappresentazione. Ecco perché è vitale che i più piccoli dedichino molto tempo al gioco
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I grandi lavorano, i piccoli giocano. Del resto, giocare è una delle attività più importanti per lo sviluppo dei bambini. «Il gioco è fondamentale perché è il modo in cui i bimbi conoscono il mondo e crescono. Non è qualcosa che riempie dei vuoti tra un'attività e l'altra, ma è l'attività per eccellenza che loro utilizzano per scoprire tutto ciò che li circonda» spiega Elisabetta Rossini, dello Studio di consulenza familiare Rossini-Urso e co-autrice del libro “I bambini devono fare i bambini”.

 

FIN DAI PRIMI GIORNI


I bambini cominciano a giocare fin da subito, anche se noi non ce ne accorgiamo: «Quando i neonati portano il piedino alla bocca, ad esempio, è una prima forma di divertimento».

Fino ai 5-6 anni, poi, il gioco è fondamentale «e anche le attività parasportive dovrebbero avere una base fortemente ludica. Tutto ciò che è pseudo-agonismo, cioè che si configura come un impegno per il bambino, dovrebbe cominciare alle elementari».

La dimensione ludica, poi, continua anche alle medie, alle superiori e permane fino nell'età adulta, anche se il tempo a disposizione si riduce notevolmente.

L'EVOLUZIONE DEL GIOCO

«Fino ai tre anni di vita, i bambini non sanno giocare insieme. Stanno vicini, sembra che interagiscano ma non è così: fanno la stessa attività uno di fianco all'altro e al massimo si scambiano degli oggetti in quello che si definisce un gioco in parallelo» prosegue l'esperta.

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L'interazione comincia poi alla scuola materna e si sviluppa ulteriormente alle elementari. «Più i bambini crescono, più i giochi diventano importanti e strutturati. All'inizio stanno vicini agli altri bambini, poi giocano insieme e, infine, cominciano a giocare in gruppo».

Quest'ultima tappa è particolarmente importante a livello evolutivo: «I giochi di gruppo iniziano alle elementari perché è il momento in cui i piccoli hanno imparato a socializzare e a interiorizzare una serie di regole sociali che a tre anni non possono avere. Iniziano dunque a provare piacere a fare giochi sempre più articolati insieme agli altri bambini, ma per farlo devono essere in grado di pensare e rispettare le regole».

RIELABORARE I VISSUTI


Ogni gioco ha funzioni specifiche: «Il gioco di finzione è importantissimo perché permette, soprattutto ai bambini più piccoli, di rielaborare le emozioni che vivono nel quotidiano. In pratica, attraverso una rappresentazione, rimettono in gioco tutto ciò che hanno vissuto, sia per renderlo più chiaro sia per poterlo elaborare. È un'attività che non va ostacolata, né diretta: va solo assecondata».

A volte, le loro messinscene possono anche turbarci: «Ad esempio, qualche volta possono far finta di essere la maestra che sgrida i bambolotti o i pupazzi. Questo non deve allarmare i genitori, che devono ricordarsi che i bambini stanno solo utilizzando uno strumento che li aiuta a rivivere e comprendere meglio quello che è successo».

Il gioco di finzione, tendenzialmente, si fa da soli. «Ma possono esserci da parte del bambino delle richieste di interazione con altri coetanei oppure con i genitori. Mamme e papà si devono lasciar coinvolgere, ma assecondando i loro figli, senza intervenire e gestire il gioco».

LIBERARE L'AGGRESSIVITÀ

«Anche i giochi fisici sono molto importanti – specifica Elisabetta Rossini – soprattutto per i bambini che stanno tutto il giorno al nido e alla scuola materna. Lì sono impegnati in tante attività molto belle, ma sempre dirette da un adulto. Lasciare invece liberi i bambini di giocare a correre, prendersi e acchiapparsi, anche solo mezz'ora al giorno, ha l'importante funzione di tirare fuori la loro energia e sfogarsi».

Sono giochi che ai genitori possono sembrare confusionari, o spaventarli, come ad esempio la lotta. «Ma in queste attività, invece, i bambini sanno autoregolarsi: se qualcosa non funziona, si fermano. È un modo protetto e adeguato di tirare fuori l'aggressività. Dunque, salvo i casi in cui sia strettamente necessario, è bene che i grandi facciano un passo indietro e lascino giocare i bambini liberamente».


STIMOLARE I BAMBINI


Quando si parla di bambini piccoli, più che regalare dei giochi complessi ed elaborati, si può puntare su quelli semplici, magari di legno. «Non demonizziamo i giochi di plastica con luci e colori, ma ricordiamoci che bisogna dare sempre la possibilità ai piccoli di ampliare le loro esperienze tattili».

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Un gioco ideale in questo senso è il cestino dei tesori utilizzato nel metodo Montessori, un'attività ideale per allenare il coordinamento occhi-mano e favorire lo sviluppo dei cinque sensi. Dentro vengono inseriti oggetti comuni in grado di stimolare le capacità di ogni piccolo, dandogli l'opportunità di sperimentare oggetti e materiali diversi.
 

Anche i giochi didattici stimolano la curiosità e i sensi del bambino aiutandolo a crescere e conoscere. «Il gioco delle quattro forme – cilindro, cubo, triangolo e stella – da inserire all'interno di una casa o di un cubo di legno, può tenere il bambino impegnato anche due mesi. Prima non riesce, poi si mette a tirare le forme, poi ci riprova e poi ci riesce. Il gioco diventa dunque ripetere l'operazione finché non la porterà a compimento».

PREDILIGERE LA SEMPLICITÀ


«È utile ricordare che più i giochi sono semplici, più stimolano la fantasia e la curiosità dei bambini e questo perché li portano a trovare sempre nuovi modi per utilizzare gli stessi oggetti». Così, un carretto di legno può diventare il lettino per il pupazzo o la nave dei pirati.
 

I giochi molto semplici si prestano a diventare tutto ciò che il bambino vuole in quel momento. «Se invece il gioco è iperstrutturato, il bambino si stuferà prima di utilizzarlo. Pentoline, biciclettine e passeggini, invece, diventeranno strumenti dalle infinite possibilità e il bimbo li utilizzerà di più e più a lungo».

IL GIUSTO MEZZO

Per evitare che sia distratto da troppi stimoli, il piccolo non deve avere a disposizione molti giochi. «Dobbiamo dargli la possibilità di scoprire tutte le potenzialità di quelli che ha nella cameretta avendo anche l'accortezza di lasciarli sempre alla sua portata in modo che possa scegliere quelli che gli piacciono di più».

Un'indicazione particolare è per il momento del Natale: «Fatelo giocare con alcuni di quelli che riceve e poi, piano piano, mese dopo mese, aggiungetene qualcuno. Sarà un modo per evitare di mantenere la sua attenzione».

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IL RUOLO DEI GENITORI

Giocare con i genitori è bellissimo e non c'è una regola fissa su come si deve fare. «È chiaro, però, che bisogna intervallare i momenti in cui si gioca con il bambino ad altri in cui lo si lascia giocare in autonomia. E questo tempo, man mano che il bimbo cresce, dovrà aumentare. Non sarà sempre facile, ma è un passaggio importante per imparare anche a stare da solo».

 

Un'altra accortezza è quella di dare la possibilità ai propri figli di giocare con altri bambini. «Non lo si può pretendere quando sono molto piccoli, ma comunque far stare i propri piccoli con altri bambini al di fuori del contesto scolastico o di corsi post-scuola è importante. E non è necessario che siano coetanei. Sarà un modo per abituarli a stare in situazioni libere, non strutturate, con altre persone e bambini da cui impareranno molto, soprattutto se i genitori avranno l'accortezza e la possibilità di non intervenire sempre per sedare le loro liti o momenti di tensione».