Psicologia bambino

Il bambino ha un carattere “debole”: 5 consigli per “rinforzarlo”

bambinodebole
20 Febbraio 2018
Si tiene spesso in disparte, fa fatica ad uscire dal guscio, con i compagni prova un senso di inferiorità. Ecco i consigli della psicologa e psicoterapeuta Rosanna Martin dell’ospedale Pediatrico Anna Meyer, Università di Firenze, per sostenere un bambino ‘debole’
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Dietro ad aspetti di insicurezza si nasconde la fatica di staccarsi dal legame con il genitore e soprattutto con figura materna. È una tappa normale della crescita del bambino e non serve forzarlo ad essere diverso. La psicologa Rosanna Martin spiega come coltivare l'autostima ed infondere sicurezza ad un bambino dal carattere debole.

 

L'insicurezza fa parte del processo di crescita


Tutti i bambini attraversano una fase, che va all’incirca dai 6 mesi ai 3 anni, in cui progressivamente si staccano dal legame con la mamma per costruire la propria personalità e trovare la propria identità. “È un passaggio non facile per il bambino, che può reagire in modi diversi, anche opposti” osserva la psicologa: “c’è tenta di nascondere le proprie difficoltà assumendo un comportamento autoritario, da ‘duro’, quasi a volersi autoconvincere di potercela fare senza il cordone ombelicale materno, chi manifesta apertamente la propria debolezza chiudendosi nel suo guscio e si mostrandosi timido e insicuro. Se il bambino ‘forte’ non si fa problemi ad utilizzare la rabbia e l’aggressività per cercare di vincere le sue paure, il bimbo introverso non è in grado di utilizzare la rabbia, nel timore che un atteggiamento aggressivo possa allontanargli ancor più le persone cui vuol bene".

"E’importante però specificare che ‘forte’ e ‘debole’ non sono altro che due facce della stessa medaglia, sono solo elementi della personalità in divenire e non caratterizzano aspetti positivi o negativi di sé ma semplicemente strategie diverse di risposta alla crescita" precisa la psicologa.
Entrambi infatti hanno dentro di sé le risorse per superare questo passaggio, faticoso per tutti, solo che ognuno reagisce a modo suo, in base al suo temperamento e anche in base al vissuto famigliare.

Come ‘rinforzare’ un bambino dal carattere debole


1. Non sostituirsi a lui. Proprio perché la debolezza è espressione di una difficoltà a staccarsi dal genitore ed agire in modo autonomo, è necessario che il genitore – soprattutto la mamma – faccia un passo indietro e lasci che il bambino se la sbrighi da solo nelle varie situazioni che si trova ad affrontare. “Spesso gli adulti non tollerano che il bambino sia in difficoltà e sono fortemente tentati di agire al suo posto, in realtà se si sostituiscono a lui non lo metteranno mai in grado di trovare la sua strada e farsi gli anticorpi per superare da solo le difficoltà quotidiane, inoltre non avrà modo di scoprire le proprie risorse e capacità” commenta Martin.

“Se al parco giochi gli amichetti lo escludono dal gioco o non lo fanno mai salire sullo scivolo, resistiamo all’impulso di andare noi adulti a dirimere la questione e restiamo a guardare: magari un po’ di volte lascerà passare gli altri, ma prima o poi troverà il coraggio di spostare il compagno prepotente e salire sul gioco”.


2. Non criticarlo. Anche se secondo noi sta sbagliando a comportarsi in un certo modo, non lo critichiamo e non sottolineiamo i suoi errori. Se non ci prova non capirà mai cosa è giusto e cosa è sbagliato. Allo stesso modo evitiamo di spronarlo a non esser timido, a reagire, ad aprirsi di più: se ci riuscisse, lo farebbe già da solo e il fatto che lo stiamo a rimarcare aumenta il suo senso di inadeguatezza.


3. Incoraggiarlo e gratificarlo. E’ invece bene incentivarlo a fare quel che si sente, a compiere le sue scelte in autonomia, anche nelle piccole incombenze quotidiane (dal banale ‘come mi vesto’ all’organizzazione dei compiti), dandogli fiducia che la mamma è convinta che sarà capace di affrontare una determinata situazione, anche se sarà da solo. E quando raggiunge un traguardo, anche parziale, congratuliamoci con lui e gratifichiamolo per il risultato che ha ottenuto.
 

4. Accettarlo così com’è. Probabilmente non diventerà mai il ‘leader’ del gruppo e avrà una cerchia di amici  più ristretta, ma l’importante è che cresca in maniera autonoma e con un senso di identità sempre più chiaro. “La sua forza principale gli deriverà proprio dal fatto di sentirsi accettato per quel che è, non in continua tensione verso un modello che non gli appartiene” dice Rosanna Martin.


5. Mostrarsi presenti ma spronarlo a cercare da sé una soluzione. Come comportarci se è lui a chiederci aiuto perché si sente ‘debole’ o inferiore ai suoi compagni? “Innanzitutto invitiamolo a raccontarci l’esperienza che ha vissuto, che cosa ha provato e mostriamo comprensione per i suoi stati d’animo, senza affrettarci a rimproverarlo perché non ha detto o non ha fatto qualcosa” risponde la psicologa. “E poi, anziché suggerirgli come comportarsi, poniamogli domande sul perché secondo lui è successo un certo episodio, perché pensa di esser da meno rispetto ai suoi compagni e quali sono, secondo lui, le possibili soluzioni. Mostrandoci sicuri che riuscirà da solo a trovare il modo per reagire e superare la difficoltà. Con i suoi tempi, con le sue modalità e con le sue forze”.