Psicologia bambino

Il bambino ha un carattere "forte", 6 consigli per gestirlo

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20 Febbraio 2018
Ci scrive una mamma per chiederci come comportarsi con un bambino che vuole affermare la propria volontà in ogni situazione e tende ad imporsi con tutti, adulti e coetanei. Ecco i consigli della psicologa e psicoterapeuta Rosanna Martin dell’ospedale Pediatrico Anna Meyer, Università di Firenze
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“Mio figlio ha sei anni e quel che si potrebbe definire un carattere forte: vuole sempre far prevalere la sua volontà, è molto permaloso, reagisce male con chi lo offende e certe volte bisogna mantenere tutta la calma per prenderlo dal verso giusto. Non so come comportarmi per gestirlo al meglio…” (Francesca) 

 

Spesso dietro un carattere forte può nascondersi la  difficoltà di crescere…


“Anche se è impossibile generalizzare ed ogni caso andrebbe analizzato individualmente e in base alla fase di crescita, può trattarsi di un bambino che manifesta aspetti egocentrici pronunciati e di controllo emotivo di sé e degli altri. Tali aspetti lo portano a voler affermare la propria volontà in ogni situazione” dice la psicologa e psicoterapeuta Rosanna Martin dell’ospedale Pediatrico Anna Meyer, Università di Firenze.

“Dietro questo atteggiamento impositivo e apparentemente ‘onnipotente’, però, spesso si nasconde la difficoltà di crescere e di staccarsi dalla figura genitoriale di riferimento, soprattutto da quella materna, per intraprendere una vera crescita emotiva”.

 

… e trovare la propria identità


Dalla nascita e per tutto l’allattamento, il bambino ha un rapporto fusionale con la mamma. Successivamente, a partire dai 6 mesi circa, comincia una fase di sviluppo, durante la quale, nel senso letterale del termine, il ‘viluppo’ della mamma e del bambino man mano si scioglie, dando inizio ad un processo di separazione e di individuazione: un processo che permette di abbozzare una propria identità separata da quella materna. Tale fase si protrae fin verso i tre anni, età in cui non a caso i bambini sono pronti entrare alla scuola d’infanzia.

“Durante questo processo, il bambino incontra inevitabilmente delle difficoltà, che può manifestare in modi diversi, anche opposti” fa notare Rosanna Martin: “c’è chi diventa introverso, timido e apertamente preferisce la protezione della figura genitoriale, chi, al contrario, tenta di auto affermarsi eccedendo in comportamenti da ‘duro’, quasi a volersi auto convincere di potercela fare tranquillamente ad uscire dal guscio, controllando anche la propria emotività. Non a caso sono bambini che, all’ingresso della scuola d’infanzia, non piangono e apparentemente non sembrano in difficoltà, quando invece stanno semplicemente cercando di reagire al dolore del distacco che sentono esattamente come i loro coetanei.

Un atteggiamento ‘da duro’ per tenere tutti attaccati a sé


Ecco allora che si mostra molto sicuro di sé, non ascolta più il genitore, le maestre o altre figure adulte di riferimento ed assume un atteggiamento di superiorità nei confronti dei coetanei.

“Si può dire che il tipo ‘forte’ utilizza il meccanismo del controllo come uno strumento per calmare le sue insicurezze, come un laccio per tenere tutti attaccati a sé. Il bambino sembra sviluppare la consapevolezza che: “se tutti fanno quello che dico io, non corro i rischi di rimanere solo”, nel timore di non avere altre modalità per trattenere le persone a cui vuole bene” commenta Martin. ‘Forte’ e ‘debole’ quindi non sono altro che due facce della stessa medaglia e non caratterizzano aspetti positivi o negativi di sé ma semplicemente strategie diverse di risposta alla crescita”.

A volte prende spunto da dinamiche familiari
Anche alcune dinamiche familiari possono influire sul comportamento del bambino. Se ad esempio il padre è meno presente nella coppia e si instaura un rapporto molto stretto madre/figlio, per il bambino sarà più difficile staccarsi dalla mamma ed evolvere. Allo stesso modo, se in casa si ricorre spesso a reazioni di rabbia e aggressività, il bambino percepisce che certi atteggiamenti sono utilizzabili per affermarsi con gli altri.

Come comportarsi con un bambino dal carattere forte


Come aiutarlo a dominare le sue insicurezze e le sue manifestazioni di rabbia?


1 - Non aver timore della sua aggressività. Spesso i genitori, temendo le reazioni del figlio, evitano di contraddirlo o porre dei limiti, senza rendersi conto che in questo modo diventano succubi di un bambino che assurge al ruolo di piccolo tiranno della famiglia.

 

2 - Non accondiscendere ad ogni richiesta. È importante che il genitore abbia ben chiari i suoi obiettivi educativi e persegua con autorevolezza la strada che ha scelto, senza cedere ad ogni protesta. Se ad esempio stabilisce che il figlio vada a letto alle 21, glielo spiega con calma, accompagnandolo a dormire con modalità giocose e con i classici rituali della nanna, ma senza deroghe sull’orario.

“E’ sicuramente più faticoso essere autorevole e mantenere la propria posizione piuttosto che lasciar fare, specie quando si torna a casa stanchi dopo una giornata di lavoro e altri problemi che ci frullano per la testa, però è con la coerenza del comportamento che il bambino impara la regola. Se invece lasciamo a lui lo scettro del comando, capirà che prepotenza e insistenza sono le modalità con cui potrà avere sempre tutti a sua disposizione” spiega la psicoterapeuta.

3 - Non adottare disparità di trattamento tra fratelli
Spesso i genitori tendono ad essere più rigidi con il primogenito (‘sei grande, devi aver pazienza!’) e un po’ più larghi di manica con il secondo (‘bisogna capirlo, è ancora piccolo’) senza rendersi conto che in questo modo non fanno altro che alimentare l’egocentrismo e la prepotenza del minore.

4 - Non lasciarsi frenare dai sensi di colpa
Specie se sono stati lontani dal bambino tutto il giorno, quando rientrano a casa i genitori tendono a lasciare al figlio la gestione del suo tempo, quasi a volersi discolpare della loro assenza. Una posizione di debolezza di cui il bambino si accorge subito, approfittandone per spadroneggiare. “Mettiamo da parte sensi di colpa e poniamo un contenimento affettivo ma autorevole di fronte all’atteggiamento autoritario del bambino, facendogli capire che il genitore sa cosa va fatto ed è lui ad avere il controllo della situazione” dice Rosanna Martin.“Perché i bambini hanno bisogno delle nostre sicurezze per vincere le loro insicurezze” dice Rosanna Martin.
 

5 - Aiutarli a mettersi nei panni degli altri
Se al parco vuol sempre salire sui giochi senza rispettare il turno, se con gli amici vuol sempre decidere cosa fare, se in una lite vuole sempre uscire vincitore, ascoltiamo le sue ragioni, ma poi invitiamolo a mettersi nei panni degli altri. E magari anche a riflettere su come si sentirebbe se quel comportamento fosse lui a subirlo.


6 - Non gli diamo sempre ragione
Se ci racconta qualcosa di spiacevole accaduto con una maestra o un istruttore, non gli diamo sempre ragione, magari nel desiderio di compiacerlo e di non provocargli frustrazione: il bambino deve avere un’idea positiva delle figure adulte di riferimento. Altrimenti si crederà ‘onnipotente’ anche nei loro confronti!