Salute

Il mal di testa nei bambini

Di Valentina Murelli Angela Bisceglia
malditestabambina
24 Marzo 2014 | Aggiornato il 11 Giugno 2019
Anche i bambini possono soffrire di mal di testa. In età pediatrica le forme più diffuse sono l’emicrania, che ha una predisposizione genetica e familiare, e la cefalea di tipo tensivo, più legata ad aspetti emotivi. Vediamo come si possono riconoscere, come intervenire e come prevenire gli attacchi.
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Il mal di testa - o cefalea - è diventato un disturbo abbastanza comune in età scolare, probabilmente anche perché sono cambiati gli stili di vita dei bambini, sempre più ricchi di impegni e allineati agli stili di vita degli adulti.

 

Indice

 

Più comuni le cefalee primarie


Nella maggior parte dei casi, le cefalee che interessano i bambini sono le cosiddette cefalee primarie, nelle quali cioè il dolore non può essere attribuito a nessun'altra patologia sottostante. Più rare sono invece le cefalee secondarie, nelle quali il dolore alla testa è sintomo di un'altra condizione, per esempio infezioni delle vie aeree come l'influenza.

 

Le forme più frequenti di mal di testa nei bambini sono l'emicrania e la cefalea di tipo tensivo, che hanno presupposti e manifestazioni diversi. "A differenza di quanto accade nell'età adulta, però, in età pediatrica non è sempre possibile fare una diagnosi precisa e porre una distinzione netta tra le due forme" sottolinea Veronica Saletti, neuropsichiatra infantile dell'Istituto neurologico Besta di Milano. "Questo sia perché il mal di testa può presentarsi con caratteristiche miste, cioè proprie di entrambe le forme, sia perché può modificarsi nel tempo, in rapporto alla crescita e alla maturazione dei bambini”.

 

 

L'emicrania


Nei bambini, l'emicrania è caratterizzata da attacchi di dolore di solito a localizzazione monolaterale, anche se nei più piccoli può essere anche bilaterale. "Di solito si tratta di un dolore intenso e pulsante, spesso accompagnato da pallore e da nausea e talvolta da vomito intenso" precisa la neurologa Licia Grazzi, responsabile dell'ambulatorio per la cefalea giovanile del Besta.

 

 

 

Il dolore è in genere così intenso da costringere il bambino a interrompere le sue attività, di gioco o di studio, tende ad aumentare con l’attività fisica e spesso si associa a fastidio ai rumori, alla luce, a volte anche agli odori. L'emicrania può durare alcune ore, e può regredire con il sonno.

 

In alcuni casi - ma nei bambini succede di rado - l’emicrania è preceduta dalla cosiddetta aura, ossia una sintomatologia neurologica, transitoria e per lo più di breve durata, rappresentata per lo più da disturbi di tipo visivo - come flash luminosi, immagini scintillanti, linee a zig-zag o a ferro di cavallo - o, più raramente, di tipo sensitivo, quali formicolii e sensazione di addormentamento di una parte del corpo, o del linguaggio, con difficoltà ad esprimersi.

 

L'emicrania ha una componente di predisposizione genetica, sulla quale intervengono fattori scatenanti (gli esperti parlano di triggers), come stanchezza, sforzo fisico, ipoglicemia, o anche specifici alimenti, che possono favorire gli attacchi. C'è anche una componente di familiarità, per cui è più frequente tra i figli di genitori che ne soffrono. "La familiarità non va comunque sopravvalutata, come spesso accade", sottolinea Grazzi. Non è detto che il figlio di genitori che soffrono di mal di testa sia destinato a soffrire dello stesso disturbo in modo cronico, e crederlo potrebbe portare a scelte terapeutiche azzardate per i più piccoli.

 

L'emicrania nei piccolissimi


Come spiegato in una pagina informativa dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, l'emicrania può colpire anche i bimbi di pochi mesi. In questo caso, però, i sintomi tipici non includono il mal di testa, ma sintomi definiti come equivalenti emicranici, che comprendono il vomito ciclico, i dolori addominali ricorrenti (coliche gassose), il torcicollo, il mal d'auto.

 

 

La cefalea di tipo tensivo


Nella cefalea di tipo tensivo il dolore è in genere frontale bilaterale, oppure a casco su tutta la testa. È continuo, di tipo costrittivo (cioè come un “senso di peso”), di intensità lieve o media, per cui di solito non impedisce le normali attività quotidiane, anche se spesso la concentrazione risulta assai disturbata.

 

 

“A differenza che nell'emicrania, non vi sono particolari aspetti di familiarità" precisa Grazzi. "La cefalea di tipo tensivo è infatti molto più legata a fattori di tipo emotivo: una situazione di disagio emotivo come può esserci in caso di qualche problema scolastico o in famiglia o con gli amici, oppure il lutto per una persona cara sono tutti fattori che possono determinare l'esordio del mal di testa". In questo senso, può essere considerato una condizione patologica con origine psicosomatica.

 

Mal di testa e sinusite: un problema sopravvalutato


Se il mal di testa è frontale, spesso la causa viene attribuita a una sinusite, ma non è affatto detto che sia così. “Il problema della sinusite è molto sopravvalutato" spiega Licia Grazzi. Solo una piccola minoranza dei casi di cefalea è dovuta a questa condizione.

"In ogni caso - ricorda la neurologa - il dolore da sinusite si presenta in modo diverso rispetto a quello da cefalea. Per esempio, esistono punti precisi, che nel primo caso, diventano molto dolenti se posti sotto digitopressione. Ed esistono altri segni che uno specialista otorino potrà individuare facilmente per fare una diagnosi precisa di sinusite o, al contrario, escluderla se non è presente".

 

 

Il bambino ha il mal di testa: cosa fare


"Se il bambino lamenta mal di testa, in particolare se in modo ricorrente, il primo passo da fare è consultare il pediatra" consiglia Veronica Saletti. "Dopo aver raccolto informazioni dettagliate sia dal bambino sia dai suoi genitori sul tipo di dolore e su eventuali altri disturbi associati, il pediatra valuterà lo stato di salute generale del bambino e si informerà sui ritmi di vita, sull’alimentazione, su eventuali disagi in famiglia o a scuola, sulla presenza di familiari con lo stesso disturbo. Solo a questo punto stabilità il da farsi, che potrebbe prevedere un consulto con uno specialista". Più raro, invece, che in età pediatrica siano necessari approfondimenti con esami strumentali o di laboratorio.

 

 

Lo specialista potrebbe essere il neurologo o neuropsichiatra infantile, ma anche l'oculista. "In caso di mal di testa la visita oculistica può essere molto utile per vari motivi" spiega Grazzi. "Tanto per cominciare, l'esame del fondo oculare permette di stabilire con precisione la diagnosi di cefalea primaria, perché consente di escludere malattie importanti del sistema nervoso". Inoltre, va ricordato che cefalee di tipo tensivo durante l'infanzia o la pubertà possono essere legate anche a disturbi visivi. “A volte - precisa l'esperta - i piccoli pazienti possono riferire una difficoltà a mettere a fuoco o, per esempio, a vedere la lavagna. Questo può tradursi in una eccessiva contrattura muscolare e originare una cefalea che ha caratteristiche di tipo tensivo e che può regredire una volta corretto il disturbo visivo”.

 

 

Il diario della cefalea


Uno strumento molto utile per inquadrare bene il tipo di cefalea è il cosiddetto diario della cefalea,  nel quale il bambino stesso - o i genitori - annoteranno non solo le caratteristiche del mal di testa (durata, localizzazione, tipo) e gli eventuali sintomi associati, ma anche quali fattori sembrino scatenare l'attacco e la riposta al riposo o all'eventuale terapia farmacologica prescritta dal medico.

 

 

Come si cura il mal di testa


Per calmare un attacco di mal di testa, il più delle volte è sufficiente lasciare riposare un po’ il bambino, in un luogo tranquillo e poco luminoso. Se però il dolore è particolarmente intenso è opportuno ricorrere a farmaci antidolorifici, come l’ibuprofene (il farmaco di prima scelta) o il paracetamolo. Ma attenzione: è sempre consigliabile evitare il fai da te, anche quando si tratta di farmaci considerati sicuri in età pediatrica, e concordare con il pediatra dosi e modalità di somministrazione.

 

 

 

Strategie di prevenzione


Spesso - anche se non sempre - i bambini che soffrono di mal di testa sono bambini pieni di impegni scolastici ed extrascolastici, che hanno pochi momenti di puro svago e tempi ‘vuoti’. Oppure sono bimbi che vanno a letto tardi e dormono poco, hanno un'alimentazione irregolare, o trascorrono molto tempo davanti a tv, tablet o videgiochi. In questi casi, per prevenire gli attacchi spesso basta "correggere" lo stile di vita del bambino: diradare gli impegni e rallentare i ritmi, curare l'igiene del sonno e l'alimentazione - molto importante non saltare i pasti, a partire dalla prima colazione, che evita  drastici cali di zuccheri durante la mattina - inserire la pratica di una regolare attività sportiva, anche per limitare il tempo passato davanti agli schermi.

 

 

Se tutto questo non basta e, nonostante i vari accorgimenti, il mal di testa diventa compagno abituale del bambino, il medico potrà valutare l’opportunità di ulteriori trattamenti preventivi: trattamenti che potrebbero essere non farmacologici - come tecniche di rilassamento e strategie di gestione dello stress - oppure farmacologici, che vanno comunque lasciati come ultima opzione considerando effetti collaterali e controindicazioni.

 

Mal di testa nei bambini, quando preoccuparsi


Quando si parla di mal di testa, specie se intenso, mamme e papà pensano subito a qualcosa di preoccupante. In realtà, come abbiamo visto, nella stragrande maggioranza dei casi dietro un mal di testa non ci sono malattie cerebrali. "In ogni caso, qualche campanello d'allarme che dovrebbe indurre a ulteriori accertamenti per escludere altre patologie c'è" sottolinea Saletti. "Per esempio: attacchi a esordio recente che peggiorano progressivamente in frequenza e/o intensità, cefalea mattutina con vomito non preceduto da nausea, cefalea notturna capace di causare il risveglio, cefalea a localizzazione occipitale (nella parte posteriore della testa) che insorge dopo uno sforzo fisico”.