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Salute

Influenza: 13 miti da sfatare

Di Valentina Murelli
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13 Febbraio 2018
L'influenza non è solo un brutto raffreddore, e per prenderla non basta stare un po' al freddo. L'antibiotico non va preso di default dopo tre giorni di febbre e il vaccino non fa ammalare: sono solo alcuni dei falsi miti sull'influenza di stagione. Vediamo le risposte della scienza

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Falsi miti sulla malattia


1. L'influenza non è una malattia grave, è solo un brutto raffreddore
Nella grande maggioranza dei casi questo è vero: tra febbre alta, naso che cola, tosse e mal di gola, spesso l'influenza è solo un grosso fastidio. A volte, però, questa affermazione diventa completamente falsa: soprattutto in persone con un sistema immunitario compromesso o indebolito, come anziani o donne incinte, l'influenza può causare complicazioni anche molto gravi e, talvolta, mortali.

 

Secondo una stima pubblicata dall'Organizzazione mondiale della sanità nel dicembre 2017, ogni anno si verificano tra 290 mila e 650 mila decessi a causa di problemi polmonari legati all'influenza

 

2. Per prendere l'influenza basta uscire al freddo senza giacca o cappotto
Falso. L'influenza è una malattia virale e la si prende attraverso l'esposizione ai virus responsabili. Certo, la stagione influenzale è quella fredda, per cui viene spontaneo associare le condizioni ambientali con il fatto di essersi ammalati, ma quello che conta è essere stati vicini a qualcuno che aveva il virus e, attraverso colpi di tosse o starnuti (o contaminando superfici) ce lo ha trasmesso.

 

3. Se non hai sintomi, non puoi trasmettere l'influenza
Falso. Le persone infette possono trasmettere il virus ad altri a partire da un giorno prima della manifestazione dei sintomi, e per 5-7 giorni dopo la loro comparsa. Inoltre, una piccola percentuale di persone può portare - e trasmettere - il virus anche senza manifestare alcun sintomo.

 

4. Ho un buon sistema immunitario, l’influenza non la prendo
Falso. Anche chi è in buona salute e ha un sistema immunitario perfettamente funzionante è suscettibile al virus influenzale. I casi gravi di influenza, ovviamente, sono più frequenti in persone che abbiano altre malattie croniche di base, ma anche in adulti perfettamente sani possono verificarsi casi gravi di influenza.

 

Tra l'altro, il contagio è facilissimo. Come ha scritto la giornalista scientifica Debora MacKenzie in un articolo sulla rivista "New Scientist", l'influenza "si trasmette con facilità da una persona all'altra attraverso le goccioline che spargiamo starnutendo o tossendo, e si può prendere toccando una superficie contaminata. Quindi quasi tutti rischiamo il contagio".

 

Anzi: secondo uno studio scientifico pubblicato nel gennaio 2018 sulla rivista PNAS da ricercatori dell'Università del Maryland, la trasmissione dei virus influenzali sarebbe ancora più immediata. Non servono per forza colpi di tosse e starnuti, basta un semplice respiro e il gioco (del virus) è fatto.

 

5. L'influenza si può prenderla solo una volta per stagione
Falso. Ogni anno circolano ceppi differenti: nella stagione 2017/2018, per esempio, in Italia abbiamo avuto i ceppi A H3N2 e H1N1 e i ceppi B tipo Victoria e tipo Yamagata. Quindi, in teoria, ci si può ammalare più volte, infettandosi con ceppi differenti.

 

Per lo stesso motivo, aver avuto l'influenza quest'anno non ci impedisce di ammalarci di nuovo nei prossimi anni, quando circoleranno ceppi differenti. Ecco perché il vaccino contro l'influenza ha durata annuale: per essere sicuri di ottenere una buona protezione, va rifatto ogni anno.

 

 

Falsi miti sul vaccino antinfluenzale


6. Il vaccino fa venire l'influenza
Falso. I vaccini in circolazione sono basati su virus inattivati o su frammenti virali, dunque non possono trasmettere l'infezione. L'effetto collaterale più comune del vaccino influenzale è il gonfiore e arrossamento nel punto di iniezione. A volte può esserci anche un lieve rialzo di temperatura, per 1-2 giorni, ma non si tratta certo di influenza.  

 

7. Il vaccino non serve a nulla: chi si vaccina si ammala comunque
Ovviamente è falso che il vaccino non serva a nulla. Anzi, in generale rappresenta la strategia di prevenzione più efficace della malattia. Detto questo, è vero che la sua efficacia non è totale e alcune persone possono ammalarsi anche dopo aver fatto il vaccino: si stima che la copertura sia del 60%. In ogni caso, anche chi si ammala tra i vaccinati ha in genere sintomi più lievi e corre meno rischi di sviluppare complicazioni gravi.

 

Altre ragioni per cui ci si può ammalare "comunque" sono:

  • l'esposizione al virus dell'influenza prima che il vaccino abbia avuto modo di preparare il sistema immunitario a combattere l'infezione: ci vogliono circa due settimane perché il vaccino faccia effetto;
  • l'esposizione a virus simili a quelli influenzali, che danno sintomi simili - si parla infatti di sindromi para-influenzali - ma non una vera influenza. Il vaccino protegge solo contro la vera influenza, non da altre malattie;
  • l'esposizione a ceppi virali di influenza non contenuti nel vaccino che si è fatto. Esistono vari ceppi influenzali, e il vaccino non protegge da tutti, ma solo da alcuni (anno per anno, quelli che si pensa saranno i più diffusi). Se però comincia a circolare un ceppo non presente nel vaccino, ammalarsi diventa più probabile. È quello che è successo con l'influenza di quest'anno: la maggioranza dei casi è dovuta a virus influenzali di ceppo B e, in particolare, al tipo Yamagata, presente solo nel vaccino quadrivalente e non trivalente.
Anche se la copertura non è completa, la vaccinazione riduce in modo significativo il rischio di ammalarsi, e di farlo gravemente

 

8. Sono in perfetta salute, il vaccino per me è inutile
Falso. Come abbiamo visto al punto 4, anche chi gode di ottima salute può contrarre l'influenza. E anche se il rischio di complicazioni gravi è ridotto, significa comunque giorni di malessere e di assenza da scuola (per i bambini) o dal lavoro.

Il Servizio sanitario nazionale prevede l'offerta gratuita della vaccinazione contro l'influenza alle persone che ricadono in particolari categorie di rischio, per esempio chi ha più di 65 anni, i bambini (sopra i sei mesi) e gli adulti che soffrono di malattie croniche, le donne nel secondo e terzo trimestre di gravidanza.

 

Questo però non significa che per le persone al di fuori di queste categorie la vaccinazione sia inutile: per esempio, ci sono paesi, come gli Stati Uniti, il Canada e la Gran Bretagna in cui viene effettuata a tappeto a tutti i bambini, anche quelli non a rischio. E anche da noi Ministero della salute, Istituto superiore di sanità e Regioni stanno ragionando sul'opportunità di questa misura.

 

9. Prima non mi ammalavo mai, da quando faccio il vaccino mi ammalo sempre
Falso. Il vaccino non fa ammalare di più: affermazioni di questo tipo sono generalmente legate a false percezioni. Magari l’anno in cui ci si vaccina si fa più attenzione al fatto di ammalarsi o meno di influenza. Oppure si decide di vaccinarsi proprio quando, per qualche motivo - per esempio l'età - si è più suscettibili all'infezione. Come abbiamo visto, l'efficacia del vaccino non è altissima, e comunque non sono coperte le forme similinfluenzali.

 

10. Ci imbrogliano: se è vero che il virus muta, come fanno a dire che il vaccino protegge contro il virus?
Nessun imbroglio. Proprio perché il virus muta in continuazione, la composizione del vaccino varia ogni anno. La scelta della composizione viene fatta dall’Organizzazione mondiale della sanità sulla scorta delle informazioni che sono raccolte in ciascun emisfero in ogni stagione influenzale. Così, i vaccini che noi usiamo a partire da ottobre/novembre contiene i ceppi virali che sono stati raccomandati dall'Oms a fine febbraio/inizio marzo in base a quanto osservato a livello globale.

 

Falsi miti sulla terapia


11. Se ho la febbre alta, aspetto tre giorni e poi prendo l’antibiotico
Falso. La scelta di prendere l’antibiotico deve essere sempre valutata attentamente da un medico e  nella stragrande maggioranza dei casi per una infezione delle vie respiratorie, anche in presenza di tosse e febbre per più di tre giorni, l’antibiotico non serve. La cosa giusta da fare dopo tre giorni di febbre, invece, è rivolgersi al medico. Che, appunto, valuterà se l'antibiotico serva o meno.

 

12. Un buon brodo di pollo aiuta a rimettersi in sesto prima
Falso. Alcuni studi sembrano indicare che il brodo caldo di pollo abbia un effetto benefico contro i sintomi da raffreddamento, anche se non c'è un giudizio definitivo sulla questione. In ogni caso, quello che può fare è alleviare un po' i sintomi, non accorciare i tempi della malattia.

 

13. Le spremute d'arancia aiutano a prevenire e a combattere l'influenza
Dunque: di sicuro durante l'influenza è importante mantenersi ben idratati, e le spremute possono dare una mano in questo senso. Per di più, sono ricche di vitamina C, che è effettivamente utile per rinforzare il sistema immunitario. Detto questo, il Centro per la medicina complementare e integrativa dei National Institues of Health americani sottolinea chiaramente che non ci sono prove che la vitamina C possa prevenire o alleviare i sintomi dell'influenza.

 

Fonti per questo articolo: Pagina informativa sull'influenza dei Centri per il controllo delle malattie di Atlanta; Materiale informativo dei National Institues of Health americani; Articolo sui falsi miti dell'influenza di Harvard Health Publishing; consulenza di Pier Luigi Lopalco, professore ordinario di igiene all'Università di Pisa; consulenza di Adima Lamborghini, pediatra di famiglia a Silvi (Te) e membro del Centro studi della Federazione italiana medici pediatri