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Malattie infantili: la parotite (o orecchioni)

Di Valentina Murelli
parotite_orecchioni

17 Ottobre 2016
È una malattia infettiva virale contagiosa e tendenzialmente innocua, anche se può comportare complicanze anche gravi, specie se contratta da adulti. Nelle prime settimane di gravidanza è associata a un aumento del rischio di aborto spontaneo. Può essere prevenuta con un vaccino.

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Che cos'è la parotite
La parotite è una malattia infettiva causata da un virus appartenente al gruppo dei Paramyxovirus. È conosciuta anche con il nome comune di "orecchioni" perché il suo sintomo caratteristico è proprio il gonfiore della zona posta sotto un orecchio (o entrambi).

 

A gonfiarsi sono in realtà le ghiandole parotidi, le più grandi tra le ghiandole salivari.

 

La malattia è tipica dei bambini tra i 5 e i 10 anni, mentre è molto rara in quelli con meno di due anni. L'introduzione del vaccino ha ridotto in modo significativo la frequenza della malattia tra i bambini. Se però le coperture vaccinali si abbassano - come si sta verificando nel nostro paese - la parotite tende a diventare più frequente negli adulti, dove è anche più facile che si manifestino le complicanze.   

 

La malattia si diffonde soprattutto nel tardo inverno e all'inizio della primavera.

 

I sintomi della malattia
In genere i primi sintomi sono poco specifici e possono essere confusi con quelli di una classica influenza: febbre, mal di testa, dolori alle articolazioni, malessere generale, mancanza di appetito. Già il giorno dopo (o al massimo pochissimi giorni dopo), però, compare anche il sintomo più tipico, cioè il rigonfiamento della zona posta sotto un orecchio, o entrambi, all'incirca dietro l’angolo della mandibola. Al gonfiore si associa dolore durante la masticazione e la deglutizione.

 

Dolore e gonfiore sono dovuti all'infiammazione delle ghiandole parotidi, le più grandi tra le ghiandole salivari. Di solito è colpita prima una parotide e dopo un paio di giorni anche l’altra, ma non è raro che venga colpita un solo lato.

 

In alcune persone, l'infezione da parte del virus della parotite non comporta sintomi, mentre in altre si verificano solo quelli aspecifici e non c'è gonfiore delle parotidi.

 

Dovresti sentire il medico non appena sospetti che il tuo bambino possa avere gli orecchioni: ti consiglierà cosa fare e come evitare la diffusione dell'infezione ad altri ed escluderà altre infezioni che all'inizio potrebbero avere sintomi simili, come la tonsillite.

Come si fa la diagnosi
La diagnosi è essenzialmente clinica, cioè si basa sui sintomi. In casi dubbi, il medico può richiedere un esame del sangue per confermare o meno la presenza di anticorpi contro il virus (se ci sono, significa che la malattia è in atto). Ancora più raramente, può essere effettuata la ricerca del virus direttamente nella saliva.

 

Come si trasmette
Come quelli di influenza e raffreddore, anche il virus della parotite si trasmette attraverso goccioline infette di saliva o di muco nasale, dunque principalmente attraverso colpi di tosse e starnuti, oppure per contatto diretto con superfici contaminate. La malattia è contagiosa per alcuni giorni prima e dopo la comparsa dei sintomi.

 

Se tuo figlio ha gli orecchioni, dovresti cercare di limitare la diffusione della malattia tenendolo a casa da scuola per almeno 5 giorni dopo la comparsa dei sintomi.

L'infezione garantisce immunità permanente: significa che non ci si può ammalare una seconda volta.

 

Come si cura
Non esiste una terapia specifica per il morbillo, perciò il trattamento riguarda soltanto i sintomi. In particolare, si possono utilizzare paracetamolo oppure ibuprofene per abbassare la febbre e antidolorifici (di nuovo, paracetamolo) per attenuare il dolore causato dall'infiammazione. Una dieta semiliquida e l'applicazione di caldo o di freddo possono essere ulteriormente d'aiuto in questo senso.

 

Per tutta la durata della malattia, è bene tenere il bambino a riposo e ben idratato.

 

Le possibili complicanze
Nei bambini, gli orecchioni passano in alcuni giorni senza alcuna conseguenza nella grande maggioranza dei casi. Tuttavia possono esserci - raramente - delle complicazioni, tra le quali encefalite con conseguenze anche a lungo termine, meningite, pancreatite e danni all'udito: in circa 5 casi ogni 100 mila di malattia si verifica la perdita dell'udito.

 

Negli adulti le complicazioni sono più frequenti e nei maschi comprendono anche l'orchite, cioè un'infiammazione dei testicoli che può portare ad atrofia testicolare e, in alcuni casi, anche a sterilità. L'orchite interessa circa 5 maschi su 10 colpiti, da adulti, da parotite. L'infiammazione delle ovaie, nelle donne, è possibile ma meno frequente (circa il 5% dei casi).

 

Rischi in gravidanza
Il contagio nelle prime 12 settimane di gravidanza è associato a un aumento del rischio di aborto spontaneo, che arriva al 25% (una gravidanza su quattro viene persa). Non c'è però un aumento del rischio di malformazioni fetali.

 

Come si previene
Oltre al rispetto delle buone norme igieniche (fondamentale lavarsi bene e spesso le mani, e ricordare ai propri figli di farlo!) l’arma migliore contro la malattia è la vaccinazione.

 

In Italia tipicamente il vaccino contro la parotite è combinato con quelli contro morbillo e rosolia (MPR) e viene somministrato ai bambini in due dosi: tra i 12 e i 15 mesi e intorno a 5-6 anni. La vaccinazione può comunque essere effettuata a qualunque età.

 

Poiché si tratta di un vaccino cosiddetto attenuato - cioè contenente virus vivi, per quanto resi il più possibile innocui - il vaccino è sconsigliato a persone che hanno carenze del sistema immunitario e alle donne in gravidanza.

 

Un'enorme massa di studi condotti negli ultimi 15 anni ha mostrato che non esiste alcuna correlazione tra la somministrazione di questo vaccino e il rischio di autismo.   


Fonti per questo articolo: Sito web VaccinarSì; Sito web Epicentro; Pagina di approfondimento del Servizio Sanitario inglese; Sito WebMD.