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Mia figlia mi ha chiesto di comprarle il cellulare: i dubbi di una mamma

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20 Novembre 2017
Ci scrive una mamma, manifestando i tuoi timori di fronte alla richiesta della figlia preadolescente di avere un cellulare tutto suo. Risponde Federico Tonioni, psichiatra, ricercatore universitario e responsabile, al Policlinico Gemelli di Roma, del primo ambulatorio italiano che si occupa di dipendenza da internet e fenomeni di cyber bullismo

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 “Mia figlia ha 11 anni, ha appena iniziato le scuole medie e mi ha chiesto di comprarle il cellulare. Finora ho sempre risposto di no, anche se smanetta da tempo con il mio, ma a quanto pare tutte le sue amiche ce l’hanno e lei si sente da meno. Il mio timore è che, una volta ottenuto, se ne lasci ‘catturare’, si distragga nei compiti o si perda dietro i vari gruppi. E che, visto che si trova in un’età di grande fragilità, si lasci irretire da commenti, critiche, ansia di piacere. Come posso da mamma tentare di prevenire tutto ciò? Rimandare l’acquisto del cellulare può essere una soluzione? O comprarglielo ma fare in modo che ne faccia un utilizzo più consapevole?” (Loredana)

 

L’importante non è a che età comprare il cellulare ma quanta fiducia abbiamo nel ragazzo
“Al centro della questione non c’è l’età giusta in cui comprare il cellulare - che, come dice la stessa mamma nella lettera, la ragazza usa già da tempo - quanto piuttosto l’ansia del genitore legata all’uso del cellulare da parte di suo figlio e la fiducia che ha in lui, che coinvolge tutti gli aspetti della loro relazione” esordisce Federico Tonioni. “Quando ad esempio un figlio esce con gli amici, noi genitori possiamo immaginare che si sta divertendo o che corre dei rischi, che saprà come comportarsi o no. Lo stesso vale quando usa il cellulare: se il genitore è propenso a fidarsi di suo figlio, si fiderà a prescindere dal fatto che abbia o no un telefonino tra le mani”. 

A far paura a noi genitori però sono soprattutto i social o ‘certi siti’
“Anche in questo caso, alla base ci sono sempre le nostre ansie di genitori” prosegue lo psichiatra. “È vero che di gente ‘pericolosa’ ce n’è su internet, ma se ci riflettiamo sono molti di più i casi di violenza tra le mura domestiche che i casi di minori adescati su internet da malintenzionati. E che sono molto più violente e diseducative le immagini che capita di vedere in tv, tra telegiornali e reality show. Che dovremmo evitare di sottoporre ai bambini facendo una selezione più attenta di quel che, noi genitori per primi, guardiamo. Infine, se anche capitano su ‘certi siti’, a quell’età non comprendono neanche di che cosa si tratti e non hanno nessuna curiosità di ritornarci. Specie se, nella vita reale, hanno alternative molto più divertenti. Infine, consideriamo che, nel momento in cui ricevono il cellulare, l’approccio a internet avviene in modo graduale: all’inizio si accontentano di creare un profilo personale per scambiarsi messaggi con il gruppo della classe o della squadra sportiva, poi un po’ per volta cominciano a conoscere i social con profilo pubblico. Ma a quel punto sanno già come destreggiarsi. Anche meglio di noi”.

Impariamo a divertirci con i figli, anche con lo smartphone. E loro impareranno a divertirsi.  Senza pericoli
Anziché chiederci se è giusto o no comprare il cellulare ai nostri figli, dovremmo fare in modo, ancor prima che ne abbiano uno ‘di proprietà’, di insegnare loro come divertirsi in modo sano. Innanzitutto insieme a noi. “Assai spesso noi genitori ci facciamo sostituire da certi strumenti senza mai partecipare” commenta Tonioni. “Al posto di mollare il bambino tutto il giorno davanti ad uno schermo (magari criticandolo perché non riesce a fare altro o bollando come sciocchi certi giochi), giochiamo insieme a lui con cellulare o tablet e divertiamoci sinceramente nel farlo, senza fare finta di giocare mentre guardiamo il tg o controlliamo l’Ansa sul nostro cellulare! Stare insieme ci consente di conoscerlo meglio, di costruire un rapporto realmente basato sulla fiducia, scoprire come sono fatti i social o certi siti internet, quali i comportamenti giusti e quelli che è meglio evitare. E quando avrà un cellulare tutto suo, nostro figlio saprà  cogliere i frutti di quel che abbiamo insegnato loro”.

Non farsi prendere dal’ansia di controllare il suo cellulare
Una volta comprato l’agognato cellulare, non facciamoci prendere dalla fissazione di voler controllare tutte le sue attività, “sia perché è inutile illudersi di poter controllare tutto, sia perché è un tradimento nei confronti del figlio” dice l’esperto. “Ricordiamoci che non sono solo i figli a dover essere attendibili e rispettosi nei nostri confronti, ma anche noi dobbiamo esserlo con loro. Questo non significa abbandonarli, ma riconoscere i nostri limiti di azione e imparare a fidarci di loro. E, ancora una volta, di quel che abbiamo insegnato loro”.

… O di imporre regole ‘dall’alto’ sul suo utilizzo
‘Adesso spegni il cellulare!’ ‘Mentre fai i compiti non chattare con gli amici!’ Quante volte l’abbiamo detto? Del cellulare non si può fare un uso illimitato e siamo d’accordo che, se sta continuamente a chattare, non finirà mai i compiti. “Dare una regola ad un figlio serve per aiutarlo ad acquisire consapevolezza dei propri limiti” spiega Tonioni. “Ma se viene imposta dall’alto, nasconde solo l’assenza genitoriale (che non riesce a farsi ascoltare in alcun altro modo),  genera rabbia nel figlio (perché viene ridotto all’obbedienza senza la possibilità di replica) e soprattutto non sortisce alcun risultato effettivo. Le regole vanno date per innescare una trattativa, soprattutto con gli adolescenti. E la trattativa si conclude quando si arriva ad un compromesso dove ognuno dei due ottiene qualcosa e rinuncia a qualcosa. Chiediamogli allora di provare a spegnere il cellulare mentre studia e di riaccenderlo magari una volta ogni ora, mettiamogli in evidenza che anche a noi adulti il cellulare accanto al computer distrae dal lavoro. Solo con il dialogo la regola viene accettata veramente e il figlio si responsabilizza”.

Guardiamo i lati positivi dell’uso del cellulare 
Non pensiamo solo ai pericoli, reali o presunti, del cellulare. Uno studio americano dice che l’uso continuativo del cellulare rende i ragazzi più soli. “Quando un bambino sta sui social, non sta da solo” sottolinea Federico Tonioni. “Anzi ha la possibilità di comunicare con amici con i quali non riesce a vedersi spesso, inoltre all’interno dei vari gruppi ha l'opportunità di confrontarsi su problemi relativi ai compiti o, perché no, su tematiche più futili, che fanno pur sempre parte del variegato mondo dell’adolescenza”.

La paura del giudizio degli altri? Non dipende certo dal cellulare!
Altro timore della mamma è che la figlia si senta più esposta al giudizio delle compagne o si lasci prendere dall’ansia di non piacere. “Sono fenomeni che sono sempre esistiti e che non dipendono dal cellulare” commenta Tonioni. “Anche quando non c’era internet si era esclusi da alcuni compagni, non si piaceva a tutti e certi atteggiamenti facevano soffrire. Ma siamo sopravissuti lo stesso, anzi, le esperienze negative ci hanno aiutati a crescere. È vero piuttosto il contrario, cioè che a volte i social danno la possibilità di sfogarsi, di ricevere incoraggiamento, conforto e affetto da parte degli amici, di mettersi in relazione, scoprire nuovi punti di vista. Per il resto, se un ragazzo è ‘attrezzato’ bene, crede in se stesso, non si lascerà scalfire da un commento meno positivo. Ma questa attrezzatura gliela dobbiamo dare noi genitori. E stargli vicino quando percepiamo che qualcosa non va”.    

Attenzione al ritiro sociale
“Se un ragazzino sta tanto sui social ma al tempo stesso esce, frequenta gli amici, pratica sport, ha una ragazza (o un ragazzo), va tutto bene” sottolinea lo psichiatra. “Quel che deve metterci all’erta è se notiamo che sta costantemente davanti al cellulare o al computer e non esce mai, non sente mai il desiderio di incontrare realmente gli amici e divertirsi di persona con loro”.