Alimentazione e diete

Mia figlia si vede grassa

dieta
13 Ottobre 2017
Si è messa a dieta perché, dice, vuole dimagrire. È normale che durante l’adolescenza le ragazze stiano attente alla linea, ma il timore di noi genitori è che quella di diventare magra diventi una fissazione. Come comportarsi? Far finta di niente o intervenire? Ecco i consigli della psicologa e psicoterapeuta Rosanna Schiralli
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Comincia a lamentarsi dei jeans troppo stretti, tiene sempre d’occhio la bilancia, riduce drasticamente pasta e condimenti: in una parola, si è messa in testa che vuole dimagrire. E lì cominciano i timori di noi mamme: non la starà prendendo troppo sul serio?

 

“Giunte alla preadolescenza, tutte le ragazzine cominciano a guardarsi con occhio critico allo specchio, a confrontarsi con le amiche, pronte a cogliere ogni difetto sul loro corpo” dice la psicologa. “Durante le scuole medie, in particolare, il fisico cambia a ritmi veloci e facilmente si instaura un conflitto tra il sentirsi ancora bambine e il ritrovarsi un corpo che sta assumendo le proporzioni di una ragazza. È l’età in cui aumenta il desiderio di sentirsi gradevoli, accolte dagli altri. E soprattutto ‘dall’altro’, visto che in questo periodo cominciano le prime infatuazioni. E’ tutto normale (ci siamo forse dimenticate le ore che noi trascorrevamo allo specchio ad analizzare nei minimi dettagli pregi e difetti?) e di per sì non c’è nulla di male, ma a noi genitori il compito di vigilare che un atteggiamento simile rimanga nei limiti del fisiologico.

 

Ecco come comportarsi.

  1. Niente prediche


    Di fronte a una figlia che conta i fusilli e sta lontana dall’oliera, la tentazione del 'dai, mangia, così non va, sei bellissima come sei' è grande, ma dobbiamo resistere. “Con il pistolotto si ottiene l’effetto contrario, perché la ragazza sente di non essere capita (della serie: ‘ogni scarrafone è bello…’) Quindi non crede a quel che diciamo e non si sente creduta: in questo modo si crea una distanza ancora maggiore. E la nostra predica non arriva da nessuna parte” dice la Schiralli.
  2. Non arrabbiarsi a tavola


    Soprattutto a tavola, non ci avventuriamo in sterili bracci di ferro. Il momento del pasto deve essere vissuto con la maggior serenità possibile: non le diamo la sensazione di avere i nostri occhi puntati addosso, non ci arrabbiamo se non mangia un certo cibo, non insistiamo perché finisca tutto quel che le abbiamo messo nel piatto, evitiamo i musi lunghi. Il rischio è che, pur di evitare una tensione del genere, la ragazza se ne vada a  mangiare in un’altra stanza. E perderemmo completamente il controllo della situazione, oltre a creare un clima di ostilità. 
  3. Non medicalizzare a tutti i costi


    A meno che non sia obiettivamente obesa, non cediamo alla tentazione di portarla dal dietologo, neanche se è lei a chiedercelo. “Assecondare una richiesta che non ha fondamento non fa altro che amplificare la sua convinzione di essere realmente bisognosa di dieta” osserva la psicologa. “Prendiamo tempo con un ’Aspetta, vediamo come va’: se da una parte si potrebbe irritare del non essere esaudita, dall’altra si sente sollevata perché il genitore ‘d’ufficio’ ha deciso che, per qualche chilo in più, non c’è bisogno andare dallo specialista o di seguire regimi dietetici rigidi”. 
  4. Rispecchiare la sua preoccupazione


    Come per tutti gli ambiti dell’educazione, la prima regola per una comunicazione efficace è il rispecchiamento. “Anche se secondo noi sta benissimo così e non ha bisogno di perdere neanche un etto, mostriamo di comprendere la sua preoccupazione, la sua paura di non piacere” consiglia Rosanna Schiralli. “Meglio ancora se aggiungiamo esempi di quando noi avevamo la sua età, perché creiamo empatia e dimostriamo di essere in grado di metterci nei suoi panni.  
  5. Cerchiamo insieme le possibili soluzioni


    Una volta che ci siamo messe sulla sua lunghezza d’onda e abbiamo ottenuto la sua fiducia, cerchiamo insieme una strategia. “Possiamo concordare ad esempio che per un periodo cerchiamo di mangiare tutti un po’ più light, accettiamo che riduca un pochino le porzioni - a patto che però non rinunci a nutrirsi in modo completo - andiamo a fare insieme la spesa, cuciniamo insieme, ma sempre con leggerezza e complicità, creando un clima di condivisione. Il messaggio che passa in tal modo è che la mamma sta andando sul suo terreno ma senza allarmi” dice la psicologa.  
  6. Valorizziamo il suo desiderio di femminilità


    Durante l’adolescenza si manifesta il desiderio di mettere in luce la propria femminilità, di sedurre ma anche di sentirsi sicure nel proprio corpo. E in questa ricerca la principale complice può essere ancora una volta la mamma. “Usciamo ogni tanto insieme per andare a comprare dei vestiti per tutte e due e approfittiamo di queste occasioni per parlare della femminilità: niente discorsi filosofici, ovvio, ma partire da una maglietta scollata o un jeans un po’ stretto per manifestare i propri timori di mettersi in mostra o di sentirsi osservate ma anche la consapevolezza di avere altri pregi, non solo fisici, su cui contare.” suggerisce Schiralli. “Può darsi che la figlia si agganci al discorso e dica la sua, così come può darsi che non risponda; in ogni caso ne trae spunto per fare riflessioni e vedere la questione sotto altri punti di vista. E ancora una volta le comunichiamo che i suoi sono sentimenti che tutte, in modo più o meno velato, provano”. 
  7. Valorizzare altri aspetti


    Quando vediamo altre ragazze o un personaggio famoso in tv, non facciamo commenti sul suo essere più o meno ‘in carne’. Puntiamo invece l’attenzione su altri aspetti: la pettinatura, il trucco, i colori del suo abbigliamento, ma soprattutto la sua simpatia, il suo modo di pensare, il senso dell’humour, la determinazione, la dolcezza, che la rendono originale e affascinante.   
  8. Coinvolgere anche il papà


    I padri hanno un ruolo importante nella costruzione della personalità della figlia. "Tutte le volte che possiamo, cerchiamo di trascorrere del tempo insieme" dice Schiralli. "Portare la figlia fuori a cena, andare a fare shopping: sono occasioni che la fanno sentire grande, perché le danno la sensazione di uscire con un uomo, anche se si tratta del papà. E poi tra un discorso e l’altro possono venir fuori i ‘segreti’ del punto di vista maschile, i ricordi di quando il papà era ragazzino e di quel che pensava di sé e dell’universo femminile".  
  9. Se il peso diventa un’ossessione, parliamole chiaro


    Se ci rendiamo conto però che il problema peso sta diventando per la ragazza un’ossessione, se sta perdendo a nostro avviso più chili del necessario, se il ciclo viene a mancare, meglio parlare chiaro. Diciamole che comprendiamo le sue paure, ma andando avanti in questo modo può entrare in una spirale di ansie che non vanno bene, che esistono disturbi del comportamento alimentare come l’anoressia che possono diventare pericolosi. Stabiliamo gli alimenti che non devono assolutamente mancare durante il giorno e le ‘porcherie’ di cui può tranquillamente fare a meno. Senza arrabbiarci, ma con fermezza e pacatezza.
  10. E se continua, meglio consultare un esperto

Se notiamo alcuni di questi comportamenti:

  •  cerca di saltare i pasti, magari accampando la scusa di aver mangiato fuori
  •  dice di sentirsi gonfia e sazia (e sappiamo che non ha mangiato quasi nulla prima)
  •  tenta di andare a mangiare in camera o comunque lontano dal controllo dei genitori  
  •  sminuzza il cibo in tanti pezzetti che mangia lentamente
  •  beve in modo esagerato a tavola per ‘ingannare’ il senso di sazietà
  •  riempie piattoni agli altri commensali e mette pochissimo cibo nel proprio piatto, quasi a volersi riempire dalla bocca degli altri
  •  e, soprattutto, butta il cibo di nascosto o si provoca il vomito

è meglio confrontarsi con un esperto psicologo. “Affrontato per tempo, anche solo con poche sedute si riesce ad invertire la rotta e corregge il rapporto della ragazza con il cibo” conclude la psicologa.