Nostrofiglio

Metodo Montessori

La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie

Di Giulia Foschi
montessori

29 Dicembre 2017
Nel suo libro «La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie», Mario Valle spiega come questo metodo, a dispetto delle apparenze, prepari i bambini all'uso delle tecnologie, con utili consigli per i genitori.

Facebook Twitter Google Plus More

Benché sia stato ideato all’inizio del secolo scorso, il Metodo Montessori continua a offrire spunti interessanti e sempre attuali per un’educazione del bambino basata sull’indipendenza e sullo sviluppo delle inclinazioni personali. Ma è possibile applicare il Montessori all’utilizzo delle nuove tecnologie? Il professor Mario Valle, del Centro Svizzero di Calcolo Scientifico, approfondisce il tema nel libro «La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie», edito da Il Leone Verde, disegnando un quadro concettuale utile per affrontare le difficoltà e le opportunità create dalle nuove tecnologie.

 

 

Un metodo solo apparentemente lontano dal mondo tecnologico

Chi visita una scuola Montessori spesso si stupisce di non trovarvi molta tecnologia. Valle ritiene che nonostante ciò il Montessori sia il miglior modo per formare i nuovi «abitanti del futuro», perché basato su solide fondamenta scientifiche.

 

«Esiste l’idea preconcetta che il Montessori sia vecchio per una società che ormai è molto diversa da allora. Invece, molte idee di questo metodo servono proprio a preparare i ragazzi a un futuro tecnologico, anche se la tecnologia non ha un posto preminente: vi si arriva per strade diverse, ad esempio manipolando modelli o sviluppando nella mente programmi o immagini complesse, alla base della creazione di ogni tecnologia».

 

«D’altra parte, non ha molto senso insegnare ai bambini come funziona il computer: lo sanno fare da soli, fanno prima a insegnarcelo loro. Nessun ragazzo legge il libretto di istruzioni di un videogioco o di un tablet, lo prende e lo usa, e questo principio è molto vicino all’educazione Montessori, che propone di sperimentare e imparare provando».

 

 

Quali oggetti tecnologici scegliere e come usarli

«Normalmente ci riferiamo al tablet, al computer – continua Valle -. Usati insieme, possono essere utili per lo sviluppo del potenziale del bambino, ma solo dopo una certa età. Fino ai sette, otto anni si può evitare, mentre può essere interessante stimolare il gioco con un altro genere di oggetti tecnologici, di stampo robotico: piccole macchine da costruire e con le quali interagire, materiali ad alto contenuto tecnologico che stimolano l’ingegno». 

«Sul computer consiglio di usare insieme al proprio figlio programmi come Scratch, un ambiente di programmazione gratuito, con un linguaggio di tipo grafico che spazia dalla matematica alla scienza e consente la realizzazione di simulazioni, esperimenti, animazioni, musica; io l’ho usato con mio figlio, che in pochi minuti, divertendosi, ha realizzato un modellino». 

 

 

I comportamenti da evitare
 

«I figli ci osservano e apprendono dal nostro esempio. Questo significa che se nostro figlio ci vede passare tutto il giorno incollati al computer o allo smartphone lo riterrà normale: bisogna fare attenzione. L’altro elemento da considerare è il potere ipnotico degli strumenti tecnologici: allo stesso modo in cui la televisione ha costituito e continua a costituire un sostituto della baby-sitter, oggi vediamo bambini in passeggino con la faccia attaccata allo smartphone. Così non disturbano e non piangono, certo, ma si perdono tutto quello che accade attorno a loro. Inoltre, fino ai 6 anni il bambino non ha il senso dell’astrazione, tutto quello che vede e fa è la realtà, non distingue: fino a quell’età meglio dedicarsi al gioco manuale senza schermi di mezzo».