Vaccinazioni

Morbillo: perché non riguarda solo i bambini

Di Valentina Murelli
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10 Maggio 2018 | Aggiornato il 12 Novembre 2018
Dove la copertura vaccinale non è ottimale, come in Italia, la malattia tende a colpire anche molti giovani e adulti. Il consiglio dell’esperto: farsi vaccinare se non si è fatta la malattia o un ciclo di vaccinazioni completo (due dosi)
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In Italia continua a essere "allarme morbillo".

Gli ultimi dati del Sistema di sorveglianza integrata del morbillo e della rosolia, dicono che da gennaio a settembre 2018 si sono verificati nel nostro paese 2295 casi di morbillo. Circa il 70% dei casi si è verificato in persone sopra i 15 anni, cioè adolescenti, giovani, adulti e in qualche caso anche anziani. E il 91% delle persone colpite per le quali era noto lo stato vaccinale risultava non vaccinato (o vaccinato con una sola dose).

 

“E’ chiaro che oggi, in questa situazione, il morbillo non è solo ‘cosa’ da bambini ed è fondamentale che anche ragazzi, giovani e adulti verifichino se sono protetti o meno contro questa malattia e, se non lo sono, che corrano ai ripari, sia per proteggere loro stessi sia per contribuire a bloccare la circolazione del virus”. Parola di Pier Luigi Lopalco, professore di igiene all’Università di Pisa, già coordinatore delle strategie vaccinali per il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

 

Malattia da bambini… o no?


Siamo abituati a pensare al morbillo come a una malattia tipica dell’infanzia, ma è davvero così? “Di sicuro lo è in popolazioni completamente scoperte rispetto alle vaccinazioni” spiega Lopalco. “In queste situazioni il virus – che è estremamente contagioso - ha una probabilità altissima di colpire nei primi anni di vita. Magari non lo prendi a 3 anni, ma è molto probabile che a 4, a 5 o poco più in là tu finisca con l’ammalarti”.

 

Quando arrivano le vaccinazioni le cose cambiano: “Se la copertura è altissima il virus cessa di circolare e nessuno si ammala più, ma se la copertura è subottimale, come accade appunto in Italia, chi non è stato vaccinato rischia ancora di ammalarsi”.

 

Il problema è per chi oggi si trova in quella terra di mezzo rappresentata dal fatto di essere troppo “vecchio” per essere stato vaccinato da bambino (in Italia il vaccino contro morbillo-parotite e rosolia ha registrato coperture accettabili solo a partire dalla fine degli anni Novanta) e troppo “giovane” per aver vissuto l’infanzia quando il morbillo circolava ancora liberamente: in pratica, chi ha tra i 15 e i 30-40-50 anni. Esattamente la fascia d’età più colpita dall’epidemia ancora in corso.

 

Non c’entra aver paura dei vaccini o essere addirittura contrari: c’entra semplicemente il fatto di non essere stati vaccinati perché fino a pochissimi decenni fa non si faceva, o di esserlo stato una volta sola, perché in un primo momento si faceva così: solo dopo si è capito che la copertura ottimale la si ottiene con due dosi di vaccino. Che in effetti il calendario vaccinale attuale propone intorno all’anno di vita e intorno ai 5-6 anni.

 

I rischi del morbillo

Anche se la percezione è che si tratti di una malattia senza gravi conseguenze - e per fortuna nella maggior parte dei casi è così - il morbillo può portare con sè complicazioni potenzialmente pericolose. La cronaca, purtroppo, ce lo ricorda: è dei giorni scorsi, per esempio, la notizia di un caso di encefalite da morbillo in una giovane donna di Lecce.

 

L'encefalite - infiammazione del cervello - è una delle complicazioni più temibili del morbillo, insieme a superinfezioni batteriche come polmoniti, che possono causare grave insufficienza respiratoria. Altre complicazioni possibili sono otite, laringite e trombocitopenia, cioè la riduzione delle piastrine nel sangue.

 

I dati dell'Istituto superiore di sanità dicono che ben il 48% delle persone che hanno contratto il morbillo nel 2018 ha sviluppato almeno una complicanza, e il 60% è stato ricoverato. Quattro persone, inoltre sono morte.

 

E anche quando in gioco non c'è la salute, il morbillo può chiedere un conto salato a chi lo contrae: basti pensare a quei giocatori della squadra nazionale di pallanuoto che l'anno scorso hanno visto sfumare il sogno di partecipare ai mondiali di Budapest: proprio alla vigilia della partenza tre di loro sono stati a casa (uno in ospedale) proprio per colpa del morbillo.


Cosa dovrebbero fare ragazzi (o i loro genitori) e adulti a rischio


“Semplice: preoccuparsi della questione” afferma Lopalco. Dunque in prima battuta verificare se si è stati vaccinati – e quante volte – o magari si è fatta la malattia (in questo caso può essere utile chiedere conferma ai genitori).

 

“Se il vaccino non è stato fatto o ne è stata fatta una dose sole, bisogna recarsi in un centro di vaccinazione e richiedere il vaccino contro il morbillo. Tutto qui”. Idem se c’è il dubbio di aver fatto la malattia o meno. “Anche se è stata fatta e non lo si ricorda più non c’è alcun problema a vaccinarsi” sottolinea l’esperto. “Le linee guida internazionali dicono proprio questo: in caso di dubbio, meglio vaccinarsi e basta”. Se proprio sussistesse qualche remora alla vaccinazione, si può richiedere un esame del sangue per valutare la presenza di anticorpi contro il morbillo (costo a carico del richiedente).

 

Quale vaccino per gli adulti?


“La scelta è tra il trivalente contro morbillo, parotite e rosolia, e il tetravalente che aggiunge anche la protezione contro la varicella” afferma Lopalco. “Se non si è fatta la varicella, è opportuno optare per il tetravalente, altrimenti ok il trivalente”.

 

Per chi avesse già fatto le altre malattie comprese nel vaccino, come parotite o rosolia, non ci sono problemi: non c’è alcuna controindicazione a effettuare comunque la vaccinazione multivalente.

 

Qualunque sia il vaccino scelto, la vaccinazione dovrebbe essere gratuita, come previsto nell’ambito dell’impegno assunto dall’Italia con l’Organizzazione mondiale della sanità per l’eradicazione del morbillo. In alcune Asl, però, non è così, e viene chiesto un pagamento per la prestazione.

 

Non dimenticare i bambini


L’invito alla vaccinazione rivolto ad adolescenti, giovani e adulti non significa che debbano essere trascurati i bambini. La vaccinazione ai piccoli – prevista dal Piano nazionale vaccini e resa obbligatoria per legge nel 2017 – è fondamentale per proteggerli e per proteggere la comunità, visto che restano quelli che rischiano più facilmente di ammalarsi e di diffondere la malattia.

 

Non solo morbillo: tutte le vaccinazioni per gli adulti


“Tradizionalmente il termine vaccinazione viene associato all’infanzia o comunque all’età pediatrica. Alle vaccinazioni, invece, bisognerebbe pensarci nel corso di tutta la vita”. Lo scrive Pier Luigi Lopalco nel suo libro Informati e vaccinati (Carocci editore 2018), una guida piccola ma completa – e accurata - su “Cosa sono, come funzionano e quanto sono sicuri i vaccini” .

Dopo un breve resoconto storico, il libro spiega come avviene lo sviluppo clinico di un vaccino, come si misura la sua efficacia, come se ne valuta la sicurezza. E, ancora, approfondisce il perché di tante resistenze sui vaccini, per chiudersi con alcune informazioni sulle scelte di salute pubblica legate alle vaccinazioni. Tra queste, appunto, un riepilogo delle vaccinazioni indicate per gli adulti, distinte in tre gruppi:

- vaccinazioni effettuate nell’infanzia ma che richiedono una serie di richiami periodici per mantenere alta la protezione nel tempo, come quelle contro difterite, tetano e pertosse;

- vaccinazioni che fino a pochi decenni fa non erano disponibili o erano poco diffusi: morbillo-parotite-rosolia; meningite meningococcica (meningococco C e B);

- vaccinazioni specifiche per gli anziani (over 65), come anti-influenzale, anti-pneumococcica e vaccino contro Herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio)

“Un capitolo a parte – conclude Lopalco – è rappresentato dalle vaccinazioni da fare quando ci si reca all’estero”, in particolare in paesi dove si potrebbero incontrare malattie pericolose assenti o poco diffuse in Italia come febbre gialla o epatite A.