Salute e benessere

Punture di zecca: 14 cose da sapere

Di Valentina Murelli
zecca
27 Maggio 2019
Come si riconosce una zecca? Come evitare che si attacchi? Cosa fare se ce la ritroviamo addosso? E cosa, invece, non fare assolutamente? Tutto quello che bisogna sapere su questi antipatici animali e sulle malattie che possono trasmettere.
 
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1. Che cosa sono le zecche


Le zecche sono aracnidi (parenti stretti di ragni, acari e scorpioni) che per completare il loro ciclo vitale hanno bisogno di consumare alcuni pasti di sangue. Per farlo, possono attaccarsi a diverse specie: dai cani ai cervi, dagli scoiattoli all'uomo.

 

 

"In realtà l'uomo è solo un ospite occasionale" precisa Ermenegildo Francavilla, direttore dell’Unità operativa di malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Belluno. "In generale, preferiscono animali selvatici".

 

2. Cosa può trasmettere il morso di zecca


La puntura di zecca di per sé non è un problema e tende a passare inosservata perché in genere non provoca né dolore né prurito. "Spesso non ci si accorge neppure del morso, per via di alcune sostanze anestetiche iniettate dall'animale" precisa l'esperto. Inoltre, nella maggior parte dei casi, il morso non provoca conseguenze.

 

 

A volte, però, proprio tramite il morso la zecca può trasmettere all'ospite eventuali microrganismi (batteri o virus) responsabili di varie malattie. Tra le malattie più frequentemente trasmesse dalle zecche nel nostro paese troviamo:

 

  • il morbo di Lyme
  • e l'encefalite da zecche.

Altre, come la rickettsiosi o la febbre ricorrente da zecche, sono meno diffuse.

 

"Perché le zecche possano trasmettere una malattia devono essere portatrici del germe responsabile, e non tutte lo sono" spiega l'esperto. "Inoltre, nel caso della malattia di Lyme devono rimanere attaccate all'ospite per un tempo sufficiente a garantire il passaggio del batterio, cioè almeno 48 ore. Per questo, se un'eventuale zecca portatrice viene rimossa subito, il rischio di contrarre questa malattia si riduce notevolmente".

 

Malattia di Lyme ed encefalite da zecche


La malattia - o borreliosi - di Lyme è una malattia infettiva causata da un batterio che viene trasmesso attraverso il morso di zecche infette. Il primo sintomo è tipicamente cutaneo: un anello rossastro che si espande lentamente (eritema migrante).

Se non si interviene, possono comparire altri sintomi a carico di pelle, cuore, nervi, cervello, occhi, articolazioni. La malattia può comunque essere curata con apposita terapia antibiotica: prima si comincia la terapia (dunque prima si fa la diagnosi) e meglio è.

Anche l'encefalite da morso di zecca è una malattia infettiva, causata però da un virus, trasmesso sempre attraverso il morso di zecche infette. Nella maggioranza dei casi l'infezione non comporta sintomi, ma nel 30% circa dei casi dopo qualche giorno dalla puntura (e fino a un mesetto dopo) possono comparire sintomi simili a quelli dell'influenza (febbre alta, mal di testa, mal di gola, stanchezza, dolori muscolari e articolari).

In genere non ci sono altre conseguenze, ma in una minoranza di questi casi sintomatici, dopo altri 10-20 giorni possono comparire sintomi più importanti a carico del sistema nervoso, come appunto l'encefalite.

L'encefalite da morso di zecca tende a essere meno frequente e meno grave nei bambini, probabilmente per ragioni legate allo sviluppo immunitario. Può essere prevenuta con un vaccino, che può essere somministrato in qualunque fascia d'età ed è consigliato per chi vive in zone particolarmente a rischio. Per esempio, in Italia, il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, il Trentino.
foto zecca
Eritema migrante a "occhio di bue" della malattia di Lyme. | Wikimedia

 

3. Dove vivono le zecche


Esistono moltissime specie di zecche. Quelle più diffuse e più rilevanti, da un punto di vista sanitario, in Italia e in Europa sono la cosiddetta zecca dei boschi e la zecca del cane.
 

 

Le zecche vivono ovunque ci siano erba alta e cespugli, o letti di foglie secche. Dunque amano gli ambienti boschivi, i prati incolti, le zone al confine tra prato e bosco, specialmente se sono un po' umidi. Sono presenti in molte aree del territorio italiano: preferibilmente in zone collinari o di bassa montagna, ma non solo.

 

"Il rischio potenziale di contrarre la malattia di Lyme è presente in tutta Italia, perché dappertutto le zecche possono essere portatrici del batterio responsabile. Sono comunque più a rischio regioni come Liguria, Veneto, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna" spiega Francavilla. "Per quanto riguarda l'encefalite da zecche, invece, il rischio è maggiore sul territorio alpino e prealpino. Dunque deve stare particolarmente attento chi abita in montagna o la frequenta d'estate per le vacanze, in particolare escursionisti, pescatori, campeggiatori".

 

 

4. Come punge una zecca?


Per raggiungere le loro "vittime", le zecche si appostano all’estremità delle piante, aspettando il passaggio di un animale o di un uomo. Quando arriva un ospite, ci salgono sopra, cercano una zona calda, dunque ben irrorata di sangue, conficcano il rostro (apparato boccale) nella cute e cominciano a succhiare il sangue. In genere rimangono attaccate all'ospite per qualche giorno e poi si lasciano cadere da sole.

 

 

 

 

5. È vero che le zecche sono aumentate?


"Sono aumentati gli habitat dove vivono" spiega Francavilla. "Con l'abbandono delle campagne e delle zone montuose, sono aumentati i prati incolti, i boschi non puliti e anche gli animali selvatici che possono essere parassitati dalle zecche, come caprioli, cervi e cinghiali". Il risultato è che anche di zecche ce ne sono di più.

 

 

6. Quando pungono le zecche?


Le zecche sono particolarmente attive tra la primavera e il tardo autunno, all'incirca da maggio a fine ottobre.

 

 

7. Come riconoscere una zecca


Sono animali molto piccoli, da qualche millimetro a un paio di centimetri, in genere scuri, di colore rossiccio-marroncino. Il corpo è tondeggiante e la testa non si distingue dal resto del corpo.

foto zecca
Zecca | Ipa

 

8. Come prevenire le punture


Alcuni accorgimenti aiutano a evitare che le zecche ci finiscano addosso. Altri permettono di individuarle tempestivamente, per rimuoverle prima che si attacchino alla cute. Vediamoli:

 

  • Evitare le zone boscose e cespugliose, con erba alta lettiere di foglie. "Quando si cammina in montagna o in campagna conviene passare per i sentieri già battuti". Basta allontanarsi di poco dai sentieri più puliti - sedersi un attimo sul prato, inoltrarsi nel bosco un bisogno - per aumentare il rischio di contatto con le zecche.
  • Coprirsi il più possibile, con maglie a manica lunga e pantaloni lunghi, possibilmente infilati nelle calze.
  • Preferire indumenti chiari: "Siccome le zecche sono molto piccole ma scure, il fondo chiaro dei vestiti permette di individuarle più facilmente".
  • Se si hanno animali domestici, proteggerli con adeguati farmaci antizecche. "Sono disponibili anche repellenti per uso umano, in genere a base di permetrina o di DEET, da spruzzare sulla pelle o sui vestiti. Però non sono particolarmente efficaci" afferma Francavilla.
  • Una volta tornati a casa da una gita in una zona a rischio, ispezionare bene il proprio corpo - o quello dei propri bambini - concentrandosi in particolare sulle zone che erano rimaste scoperte. In questo modo si potranno individuare subito eventuali zecche, e rimuoverle tempestivamente. Nel caso dei bambini, cercare di controllare anche il cuoio capelluto.
  • Spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni.
L'attenta ispezione del corpo dopo ogni passeggiata " a rischio" è la norma regina per individuare e rimuovere tempestivamente le zecche

 

 

9. Le zecche possono attaccarsi alla testa?


"In teoria sì" afferma Francavilla. E sempre in teoria, questo vale soprattutto per i bambini, che magari si buttano a terra nei prati per giocare. "In pratica, però, è raro che una zecca si stabilisca sulla testa. Di solito preferisce altre parti del corpo, come braccia, gambe, tronco". Per fortuna, perché individuare una zecca sulla testa può rivelarsi particolarmente complicato, viste le piccole dimensioni dell'animale e la presenza dei capelli.

 

 

10. Come togliere una zecca

come togliere una zecca
Con la pinzetta va afferrato il più possibile vicino alla superficie della pelle e rimosso tirando dolcemente | shutterstock

Per togliere una zecca serve una pinzetta: in commercio ce ne sono di apposite, ma vanno benissimo anche quelli comuni da sopracciglia, a punte sottili. L'animale va afferrato il più possibile vicino alla superficie della pelle, e rimosso tirando dolcemente ma con decisione e cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione verso sinistra.

 

Attenzione a non schiacciare il corpo della zecca durante questa operazione, per evitare il rischio di rigurgito, che potrebbe favorire la trasmissione di eventuali germi patogeni.

 

Una volta rimossa la zecca, si può pulire la pelle con un disinfettante non colorato.

La zecca, che non va mai schiacciata a mani nude, va poi distrutta (per esempio bruciandola) o gettata via.

 

11. Cosa fare se rimane qualche resto nella pelle?


Quello che può rimanere conficcato nella pelle è il rostro, o apparato boccale, che potrebbe dare un'irritazione o infiammazione da corpo estraneo ma comunque, da solo, non è in grado di trasmettere malattie. In questo caso, basta toglierlo con un ago disinfettato, come si farebbe con una spina o una scheggia di legno. "In ogni caso l'organismo stesso tenderà ad espellerlo nel giro di qualche giorno" precisa francavilla.

 

 

Serve andare al pronto soccorso per togliere la zecca?


"Non necessariamente" risponde Francavilla, raccontando che soprattutto nelle zone in cui sono più diffuse è molto difficile che si ricorra al pronto soccorso: ci si abitua invece a fare da soli.

"La procedura non è difficile: basta afferrare la zecca con le pinzette e imprimere un leggero movimento di trazione e rotazione verso sinistra. Basta poco, e l'animale si stacca. Certo, se proprio uno non se la sente di farlo da solo può andare al pronto soccorso, ma in generale non serve affatto uno specialista per togliere una zecca!".

 

 

12. Cose da fare dopo aver tolto la zecca

 

  • Controllare se si è coperti dall'antitetanica e, in caso negativo, contattare l'Asl per effettuare questa vaccinazione.
  • Tenere sotto controllo per circa 30-40 giorni l'area colpita. Se c'è stata trasmissione della malattia di Lyme, nell'area interessata dalla puntura comparirà un eritema caratteristico, detto eritema migrante. Si tratta di un anello rosso tondeggiante che si allarga sempre più. Se compare, bisogna rivolgersi subito al medico.
  • Contattare il medico se compaiono febbre, mal di testa, malessere generale, ingrossamento delle ghiandole, dolori articolari, spiegandogli di essere stati punti da una zecca.
L'osservazione attenta per 30-40 giorni dopo la puntura permette di cogliere tempestivamente eventuali segni della malattia di Lyme. Si può così intervenire molto precocemente, riducendo il rischio di complicazioni

 

 

13. Cose da non fare assolutamente


La zecca si rimuove con le pinzette e basta. Non vanno mai utilizzate sostanze come alcol, benzina, acetone, trielina, petrolio, ammoniaca, olio, né oggetti arroventati, che possono addirittura essere controproducenti. "Potrebbero infatti sollecitare un rigurgito da parte dell'animale, con passaggio di materiale potenzialmente infetto e dunque aumento del rischio di contrarre eventuali malattie" sottolinea Francavilla.

 

 

14. Dopo una puntura è possibile prevenire la malattia di Lyme prendendo degli antibiotici?


No: l'assunzione di antibiotici nei 30-40 giorni di osservazione è sconsigliato, perché potrebbe mascherare eventuali sintomi della malattia, rendendo più complicata - e dunque più tardiva - la diagnosi. Dopo la puntura di una zecca non ci sono farmaci particolari da prendere. Se per forza, e per altri motivi, in questo periodo occorre prendere un antibiotico, bisogna avvisare il medico di essere stati punti da una zecca, così potrà valutare il da farsi.

 

Fonti per questo articolo: consulenza di Ermenegildo Francavilla, direttore dell’Unità operativa di malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Belluno; approfondimento sul sito di Epicentro (Istituto superiore di sanità); Approfondimento sul sito dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù; Materiale informativo Usl di Parma.