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Ragazzi su Instagram e social: istruzioni per i genitori

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09 Novembre 2017
I social fanno parte integrante della vita dei nostri figli. Ma noi genitori sappiamo davvero cosa succede in quella loro realtà virtuale? Dobbiamo lasciar fare o intervenire? E se sì, in che modo? Lo abbiamo chiesto a tre esperti autori del libro "Cyberbullismo. Guida completa per genitori, ragazzi e insegnanti". 

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Con la prima media, ma in certi casi già con la Prima Comunione, la maggior parte dei bambini riceve in regalo uno smartphone. La porta d'ingresso al mondo dei social network: Instagram, Snapchat, WhatsApp i più popolari tra i giovani. E se da un lato noi genitori di oggi siamo molto più apprensivi rispetto alle generazioni precedenti, non lasciamo i bambini in casa da soli, li accompagniamo ovunque...,  il cellulare invece lo regaliamo a cuor leggero. 

"I ragazzi hanno una manualità informatica decisamente superiore a quella dei loro genitori. E  davanti a questa sapienza gli adulti arretrano rinunciando al loro ruolo di educatori" avvisa Mauro Berti della Polizia postale, coautore insieme a Michele Facci e Serena Valorzi del volume "Cyberbullismo. Guida completa per genitori, ragazzi e insegnanti" (Reverdito).

"Invece è importantissimo che i genitori riprendano il loro ruolo di guida anche nel campo del digitale". 

Abbiamo chiesto ai tre autori quali consigli dare ai genitori per gestire questo rapporto con i social e come affrontare le problematiche legate al cyberbullismo.


1. Aggiornarsi sui social usati dai ragazzi
"La prima cosa che i genitori devono fare è tenersi aggiornati per capire come funzionano i social usati dai ragazzi. Non è ammessa ignoranza" avverte Michele Facci, psicologo e consulente tecnico presso il tribunale di Trento. Infatti, mentre la maggior parte degli adulti usa abitualmente Facebook, le nuove generazioni preferiscono Instagram, Snapchat e WhatsApp. 
"Instagram non è facilmente controllabile ed è il social meno privato perché attraverso gli hashtag più persone possono vedere l'immagine che si posta. Secondo la policy aziendale non dovrebbe essere utilizzato (come pure WhatsApp) sotto i 13 anni. Mentre Snapchat ha la caratteristica che i contenuti si distruggono anche se poi non è così: basta fare uno screenshot o fotografare lo schermo con un altro cellulare e l'immagine può continuare a vivere in rete" spiega Facci.

Un aiuto ai genitori viene anche dalla nuova normativa sul cyberbullismo, in vigore dal 18 giugno 2017 che prevede incontri di formazione per genitori e insegnanti proprio per riprendere il loro ruolo di educatori nel campo del digitale. 


2. Insegnare l'empatia digitale
L'insegnamento fondamentale da dare ai propri figli quando iniziano a usare i social è di empatia digitale: prima di scrivere qualsiasi commento o postare qualsiasi immagine devono imparare a chiedersi: "A me farebbe piacere ricevere questo commento?".
Poi è importante farli anche riflettere sul fatto che una foto o una scritta messe in rete potrebbero danneggiarli quando diventano grandi perché, ad esempio, potrebbero finire in mano al datore di lavoro o ad altre persone. "Bisogna insegnare ai ragazzi la sensibilità digitale per gestire le relazioni allargate del web: dove tutto diventa pubblico e niente (o quasi) si cancella" avverte Berti. 


3. Condividere i contenuti e dare regole chiare
Inoltre i genitori devono dare regole chiare sull'utilizzo dello smartphone e pretendere di visionare assieme quello che i figli fanno sui social. 
"Quando si regala un cellulare a un ragazzino si può dire: "dato che la scheda è a nome nostro e la paghiamo noi, condividiamo con te quello che fai sul telefono" suggerisce Facci. In questo modo i genitori hanno la possibilità di educare i figli all'uso corretto del cellulare e monitorare le risposte emotive che ci possono essere. 
E poi dare regole sull'utilizzo del telefono, ad esempio: non si dà l'amicizia a chi non si conosce; non si postano foto di altre persone senza il loro consenso, né le proprie foto in pose ammiccanti o in costume da bagno; si fa attenzione a quello che si scrive; si guarda il cellulare solo dopo aver fatto i compiti e non più di mezz'ora al giorno; non si tiene il telefono in camera la notte... Insomma i genitori devono porre le basi di un'alfabetizzazione informatica, fondamentale per difendersi dai pericoli della rete. 

 

4. Allearsi con gli altri  genitori
Ma perché queste regole funzionino dovrebbero essere applicate da tutti i genitori della classe. "Il momento migliore per discuterne potrebbe essere la prima riunione dell'anno, chiedendo anche l'aiuto degli insegnanti ed eventualmente del dirigente scolastico in modo da sancire un'alleanza educativa tra tutti gli adulti" suggerisce Facci. 


5. Attenzione alla legge
Dal 18 giugno 2017 è entrata in vigore la nuova normativa  relativa al cyberbullismo. "Il cyberbullismo non è un reato specifico, ma è una fenomenologia che al suo interno contiene differenti problematiche riconducibili a diversi reati sia civili sia penali" spiega Berti. Ad esempio, l'utilizzo dei dati personali senza il consenso è un reato penale e civile. Ma se fino ai 14 anni i ragazzi non rispondono dei reati penali, quelli civili ricadono sui genitori.

Quindi i genitori potrebbero trovarsi a pagare una bella multa se il figlio di dieci anni posta una foto senza permesso. 

Un'altra cosa da sapere è che se si vede una propria foto pubblicata senza consenso in 48 ore è possibile segnalarla al gestore del sito perché la rimuova, dopodiché è possibile rivolgersi al Garante. "Ma questa operazione non sempre è fattibile. Infatti, esistono gestori con server all'estero dove è praticamente impossibile intervenire. Ecco perché è importante prevenire. Una foto o una scritta in rete non sempre si possono cancellare" sottolinea Berti. 

 

6. Prevenzione in casa: essere un buon modello 
"I genitori devono educare i bambini fin da piccoli. La prima educazione avviene attraverso l'esempio" Spiega Serena Valorzi, psicologa e psicotepapeuta, "se la mamma pubblica su Facebook la foto della figlia di sette anni in spiaggia in costume da bagno, poi non si deve stupire se la bambina quando avrà il cellulare posterà immagini di sé mettendo in mostra il proprio corpo".
Quindi la prima cosa da fare è evitare di esporre i bambini sui social.
E' anche importante che i nostri figli non ci vedano sempre con il cellulare in mano. E poi, quando sono piccoli, non ricorrere allo schermo per placare ogni momento di fastidio o di noia, come l'attesa al ristorante, il viaggio in macchina o per sedare un capriccio. 

 

7. Insegnare l'affettività e il rispetto del corpo
"E' fondamentale anche educare i bambini all'affettività. Infatti, alcune ricerche hanno dimostrato come i ragazzini attraverso il cellulare entrino facilmente in contatto con immagini pornografiche che danno un'idea distorta della sessualità e del rapporto uomo donna. Per questo è importante insegnargli il rispetto del proprio e dell'altrui corpo, usando le parole giuste in base all'età. Ad esempio a San Valentino si può dire che mamma e papà si fanno un regalino perché si vogliono bene, si sono innamorati quando erano più giovani, si sono corteggiati e dall'amore è nata una famiglia."

 

8. Come affrontare l'invidia
"Le foto che si vedono su Instagram, immagini felici, cool, che ritraggono una vita super (ma tutt'altro che reale) e con tantissimi "mi piace" provocano nei ragazzini il sentimento dell'invidia che può suscitare tristezza e depressione o anche un sentimento malevolo che può portare a un commento brutto, o addirittura a un vero e proprio atto di cyberbullismo" avverte la psicologa. 

 
Bisogna spiegare ai nostri figli che i social sono solo contenitori dove tutto appare fantastico, anche quello che non lo è.

Poi si può riflettere insieme sulle emozioni e domandarsi: "perché dobbiamo essere sempre tutti felici?"; e magari aggiungere: "anche gli attori famosi che in foto sono sempre sorridenti hanno i loro problemi". Insomma, spiegare che Instagram è solo una vetrina e non è il caso di darci peso. 

 

Un altro caso che succede spesso è che un ragazzino ci rimanga male perché le sue foto ottengono pochi like. Anche in questa situazione il genitore può aiutare il figlio a fare una riflessione: "forse le foto che pubblichi non sono adatte e per questo non ottengono successo" e allora è il caso di cambiare modalità;
Ma potrebbe anche trattarsi di un'esclusione volontaria da parte del gruppo di coetanei. In questo caso si tratta di cyberbullismo. Se c'è questo sospetto bisogna verificare se la stessa esclusione c'è anche in classe. 


9. Cosa fare in caso di cyberbullismo: il ruolo della scuola
Se ci si accorge che il proprio figlio è vittima di cyberbullismo bisogna subito parlarne con gli insegnanti. Prima di tutto perché la nuova normativa affida alla scuola un ruolo cruciale.

In ogni plesso ci deve essere un referente sul cyberbullismo e gli insegnati sono sollecitati ad aggiornarsi sul tema.
Quindi i docenti ben formati devono affrontare in classe la questione entrando in una dimensione di comprensione di tutte le parti senza semplificare nel binomio vittima-persecutore (può essere che un persecutore sia diventato tale in quanto vittima di precedenti commenti).

Lo strumento migliore è dare la possibilità a tutti di esprimere le proprie emozioni e fare un lavoro di gruppo per rafforzare le relazioni.

Se la situazione è particolarmente complessa si può chiedere l'intervento dello psicologo della scuola o di un esperto esterno. Ma la cosa fondamentale è che i docenti tra loro e con i genitori facciano rete per affrontare il problema. Parallelamente bisogna rafforzare la "la vittima" per incrementare le sue abilità sociali (essere meno timidi, relazionarsi con tutti...). 

 

10. Offrire delle alternative
Oggi i ragazzi passano davvero troppo tempo con lo smartphone, diverse ricerche hanno messo in luce come questo comportamento possa portare a  disturbi  come depressione. Ecco perché è importante stimolare i ragazzi a fare altre esperienze di socialità. "Paradossalmente è meglio che un ragazzo vada in discoteca piuttosto che rimanga in camera sua a chattare tutta la notte" avverte Michele Facci. "Offriamogli delle alternative: una pizza con i compagni di classe, un pomeriggio al cinema, invitare un amico a far merenda. Normalizzare e riportare i ragazzi alla vita reale per farli uscire da quel meccanismo di rincorsa ai  like. Meccanismo così pericolosamente simile a quello della dipendenza del gioco d'azzardo".