Compiti

10 dritte per convincere i figli a fare i compiti da soli

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05 Aprile 2017
E’ il dramma di ogni pomeriggio e soprattutto di ogni weekend: compiti a non finire, richiami da ogni stanza (in base al numero di figli) al suon di: “mammaaa, mi aiutiii, non lo so fareee!” e noi mamme – talvolta con la partecipazione straordinaria dei papà - che passiamo da un figlio all’altro a cerchiare verbi o risolvere una divisione con la prova del 9 (ammesso che ci ricordiamo come si fa!). Come scamparla? Facile sentenziare: “I compiti si fanno da soli!” “Quando eravamo piccoli noi, mica i genitori ci aiutavano?”, il problema è convincerli.
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"Il fatto è che noi siamo una generazione di genitori di proletariato borghese" dice Enrica Tesio, blogger e scrittrice. "Se una volta i proletari avevano solo figli da mandare a lavorare, adesso i figli sono il nostro maggiore investimento e la maggiore fonte di preoccupazione. Vorremmo che venissero su perfetti e pare che tutto dipenda dalla nostra educazione. E in quest’ansia di perfezione ci sta pure che i figli debbano andare a scuola col compito finito o svolto benissimo. Ci sforziamo di trovare la formula magica per farglieli eseguire da soli, ma alla fine cediamo tutti al baratto del 'se fai bene i compiti ti compro le figurine, se non li finisci ti tolgo i cartoni'. Sarà efficace nell’immediato, ma non lo condivido: fare i compiti non può essere merce di scambio". E allora come comportarsi? 

 

Ecco alcune strategie consigliate dalle mamme della pagina Facebook di Nostrofiglio.it:


1.    Circoscrivere il tempo: i compiti si fanno da quest’ora a quest’ora del pomeriggio o, nel caso del weekend, il sabato, altrimenti la domenica dopocena rischiamo di doverlo aiutare per forza a colorare il disegno o studiare quella pagina emersa all’ultimo minuto sul gruppo whatsapp. 

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2.    Aiutarlo ad organizzarsi: leggiamo insieme i compiti sul diario, calcoliamo quante ore ha a disposizione e vediamo come suddividere le varie materie (prima quelle più difficili), facendo in modo che dopo resti tempo per andare al parco o far venire a casa l’amichetto. Il fatto di avere uno schema da seguire e una prospettiva allettante, lo invoglia ad impegnarsi. 


3.    Vietato sedersi accanto a lui: sarebbe come firmare la nostra condanna, perché capirebbe che siamo a sua disposizione al 100% (e non ci molla più). 


4.    Stare nei paraggi, ma a debita distanza: carichiamo la lavastoviglie, rispondiamo ad una mail; se ci chiede un chiarimento, controlliamo - in piedi - che abbia capito la consegna (che a volte, ammettiamolo, non è proprio di immediata comprensione!), diamogli  qualche ‘dritta’ per rimetterlo sul binario giusto, dopodiché torniamo alle nostre faccende.


5.    Il ‘mordi e fuggi’. Ci chiama di continuo per chiedere aiuto? Andiamo, rispondiamo al suo dubbio, poi diciamogli che ci siamo ricordate di un’altra cosa più o meno urgente (i panni da stendere, una telefonata di lavoro), suggerendogli di provare nel frattempo a fare da solo. Al nostro ritorno molto probabilmente avrà già completato il compito. 


6.    Sì al rinforzo positivo. Diciamogli ‘bravo’ quando fa bene e ‘guarda meglio’ se sta sbagliando, ma senza correggere la frase o risolvere l’operazione al posto suo. 


7.    Sgombrare il ‘campo di battaglia’. Spegnere la tv, far sparire il videogioco e liberare la scrivania da tutto ciò che non serve. Sono distrazioni che mettono a rischio la concentrazione. E la capacità di fare da solo.


8.    Alla larga dal fratellino! Se in casa c’è un fratellino, durante i compiti teniamolo occupato in un’altra faccenda, se no va a finire che il piccolo gli stropiccia i quaderni o impara la poesia a memoria prima di lui. E giù lagne, distrazioni e perdite di tempo ulteriori!


9.    Non dilungarsi in discorsi inutili. Si lamenta perché le maestre danno troppi compiti, non ha tempo per giocare, non ha voglia e via di seguito? Meglio tagliar corto: comprendiamo il suo stato d’animo, però se le maestre hanno assegnato quei compiti vuol dire che è in grado di farli da solo. E se un concetto non è chiaro, la maestra è lì apposta per rispiegarglielo.


10.    Se sbaglia, pazienza. A volte i figli ci chiedono aiuto perché percepiscono la nostra ansia che il compito sia impeccabile. Lasciamo alla scuola la sua parte di insegnamento della disciplina: non ha completato il compito? Se la vedrà domani con la maestra! D’altronde, non abbiamo detto che lo volevamo più autonomo? 

 

Gli studenti italiani: tra i più sommersi di compiti
Nove ore alla settimana: è questo il tempo che, secondo dati Ocse, i nostri figli quindicenni dedicano ai compiti. Circa due ore al giorno, oltre a quelle trascorse in classe. Tante, se si considera che la media dei Paesi membri Ocse è di 4,9 ore e che ai coetanei finlandesi bastano solo tre ore alla settimana. E tante, se si considera che a questo carico di lavoro non corrisponde un rendimento superiore o un livello più alto di competenze scolastiche.