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Il passaggio dalla scuola dell'infanzia alla scuola primaria

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26 Agosto 2014 | Aggiornato il 11 Settembre 2017
Il bambino debutta alla scuola primaria: è un passaggio delicato da seguire con un atteggiamento rassicurante e fiducioso, aiutandolo con dolcezza ad assumersi le sue responsabilità: rispetto degli orari e delle regole, avere cura del materiale scolastico, primi compiti.

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“L’ingresso alla scuola elementare (o primaria) coincide per il bambino con il completamento di un processo di crescita” spiega Simonetta Gentile, psicologa psicoterapeuta dell'età evolutiva presso l’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, “un processo che lo porta al passaggio da un mondo soggettivo a un mondo basato su una realtà oggettiva governata da regole condivise, in cui lui dovrà compiere uno sforzo di adattamento, adeguandosi a ciò che la nuova realtà gli richiede.

È un po' come uscire dal confine protetto della propria casa, da solo, col proprio bagaglio costruito nei precedenti 5 anni, e avventurarsi verso un mondo nuovo, verso la crescita e quindi verso la vita, con le sue sfide ed i suoi rischi”.

Fate come i Robinson e la scuola gli piacerà
 

Volete che vostro figlio abbia una vita scolastica serena? Allora comportatevi come I Robinson, la famiglia della sit-com americana di grande successo anche in Italia, unita e amorevole che si comporta come una squadra nel sostenere i membri della famiglia che ne hanno bisogno.

Lo sostiene Melissa Sturge-Apple, una psicologa dell'università Usa di Rochester, che ha studiato poco meno di 250 famiglie per capire se e quanto le relazioni familiari si ripercuotono sull'andamento scolastico.

La conclusione è stata: sì, la famiglia conta parecchio nella capacità dei bimbi di ambientarsi in classe, superare i primi ostacoli, integrarsi con i compagni.

Secondo la psicologa, i profili familiari problematici sarebbero due. Ricorrendo di nuovo a esempi televisivi e cinematografici, dice che c'è la famiglia fredda e assente come in 'Gente comune ' di Robert Redford, in cui difficilmente si esprimono le emozioni. A scuola i figli spesso sono aggressivi, hanno difficoltà a cooperare con gli altri e a rispettare le regole.

Il genitore di questo tipo familiare spesso minimizza e propone la sua visione adulta e razionale, del primo giorno di scuola ("che cosa vuoi che sia, ci siamo passati tutti!")

L'altro profilo problematico sarebbe invece quello ansiogeno-iperprotettivo, come in 'Tutti amano Raymond': in questo caso il calore umano c'è ma i rapporti sono un po' asfissianti e le intromissioni negli affari altrui all'ordine del giorno. I figli non manifestano subito problemi in classe ma poi tendono a sviluppare ansia e a isolarsi da compagni e insegnanti.

Questo modello di famiglia pare quello più comune: oggi molti genitori sono preoccupati, dicono continuamente al bimbo di stare attento e ubbidire alla maestra, lo tempestano di domande quando torna a casa, non gli lasciano spazio emotivo per metabolizzare la novità. Il risultato è che il bambino entra in classe teso, considera i compagni ostili e pensa che l'insegnante sia un giudice.

Sia nelle famiglie fredde sia in quelle iper-protettive il giudizio altrui (della scuola, dei genitori) prevale sulle sensazioni del bambino.

Il modello 'vincente', come si è detto sopra, è invece quello dei Robinson, dove invece le sensazioni del bambino sono al primo posto. I genitori rassicurano e ascoltano i figli. Intervengono se il bambino chiede aiuto ma non si intromettono e rispettano la sua intimità emotiva.

Un consiglio finale: nei primi giorni di scuola è bene ostentare tranquillità. Vedere i genitori rilassati e fiduciosi aiuta i bambini ad affrontare la scuola con più sicurezza.

Ma il bambino è pronto ad affrontare questa nuova realtà? “In generale sì” risponde Gentile, “perché intorno ai 5-6 anni raggiunge una sufficiente autonomia personale, sa controllare la sua istintualità, ha consapevolezza di se stesso e degli altri, ma soprattutto comincia a sperimentare il piacere di apprendere e di conoscere nuovi contenuti e nuove realtà.

Naturalmente, questo passaggio presuppone che il bambino abbia già acquisito negli anni passati un certo bagaglio di competenze, in termini di capacità motoria, coordinazione visuo-motoria, capacità visive ed uditive, padronanza del linguaggio, capacità di prestare e mantenere l’attenzione, capacità di associare simbolicamente.

A quest’età inoltre il bambino ha già imparato a entrare in relazione con gli altri, riconoscendo e rispettando i suoi e altrui ‘confini’ e le regole del gruppo”.

CONSIGLI PER I PRIMI GIORNI - Di solito i bambini vivono con naturalezza e con orgoglio l’ingresso alla scuola elementare, che per loro significa il passaggio nella scuola dei ‘grandi’. Ma nel momento in cui si trovano nella nuova realtà, potrebbero sentirsi un po’ ‘spaesati’ da regole e attività diverse da quelle alle quali erano abituati. In questa fase giocano un ruolo fondamentale gli insegnanti, che devono informare in modo completo gli allievi sulle novità della scuola elementare, su quel che ci si aspetta da loro, ma anche su spazi e tempi dedicati al gioco e alla ricreazione, che per loro rappresentano un rassicurante continuità col passato.

Ed è importante che anche i genitori siano coinvolti in questa fase, dando il buon esempio e aiutando il bambino a responsabilizzarsi, a rispettare gli orari e le regole, ad aver cura del materiale scolastico. Anche se così piccoli, i bambini sanno egregiamente farsi carico di regole ed impegni, purché ne siano informati in modo chiaro!

PIU' ATTENZIONE AI PRIMINI Se il bambino ha iniziato le elementari a 5 anni, vuol dire che c’è stata una valutazione positiva da parte delle insegnanti della scuola materna, che hanno verificato, nel corso dell’anno precedente, il raggiungimento di certe competenze, quindi il bambino dovrebbe essere pronto ad affrontare il passaggio alla nuova scuola senza particolari ostacoli.

“Se però si notano delle difficoltà da parte del bambino, come problemi di apprendimento, fatica a mantenere l’attenzione, disturbi del linguaggio o particolari condizioni di svantaggio fisico o psichico è bene valutare, magari con l’aiuto di uno psicologo o di un neuropsichiatra infantile, se il bambino è effettivamente pronto a frequentare la scuola elementare o se è preferibile aspettare ancora un anno per permettere una migliore maturazione, che consenta al bambino di affrontare i nuovi impegni con la dovuta serenità” fa notare l’esperta.

GENITORI ALL'ERTA - A volte, nei primi tempi, i bambini possono presentare difficoltà nell’adattarsi alla nuova realtà. “All’inizio della scuola, può capitare che compaiano fenomeni regressivi e manifestazioni di ansia, come risvegli notturni, enuresi, tic (ad esempio la chiusura ripetuta degli occhi)” sottolinea Gentile: “si tratta in genere di fenomeni transitori che non devono allarmare eccessivamente, poiché tendono a risolversi spontaneamente quando il bambino acquisisce sicurezza nella nuova situazione.

Se però tali manifestazioni diventano persistenti, potrebbero segnalare un disagio più profondo, legato spesso a difficoltà di relazione con le figure primarie: anche se a livello inconscio, i genitori, ed in particolare la madre, possono vivere l’ingresso in prima elementare come la perdita del bambino che cresce, si separa e prova piacere nell’investire le sue energie psichiche al di fuori della relazione con loro. A sua volta, il bambino percepisce tale ‘dolore’ dei genitori e può vivere l’ingresso in questo nuovo mondo con senso di colpa.

Da qui la comparsa di certi sintomi, quali il classico mal di pancia che lo rende impossibilitato ad andare a scuola o, nei casi più seri, il rifiuto diretto di andare a scuola. Inoltre bisogna ricordare che a volte eccessive richieste da parte di insegnanti e genitori rispetto alle reali risorse del bambino possono determinare un vero e proprio stato di ansia da prestazione che altera la possibilità del bambino di utilizzare al meglio le sue potenzialità, quali esse siano, provocando quasi sempre un peggioramento del rendimento scolastico”. Leggi anche Amore per lo studio

Come superare certe difficoltà? “Parlandone, sia tra i genitori che con gli insegnanti, e collaborare insieme per capire come far superare il disagio al proprio figlio” risponde la psicologa. “Si tenga presente che il bambino avverte se i genitori hanno fiducia nelle sue risorse, se lo considerano capace di affrontare eventuali difficoltà, così come se credono nelle capacità della scuola di sostenerlo, quindi un atteggiamento rassicurante e fiducioso dei genitori sarà fondamentale per aiutarlo a superare un momento critico iniziale.

Infine, non si trascuri un altro aspetto: a volte vengono scambiati per disturbi psicologici, pigrizia o cattiva volontà del bambino quelle che invece sono difficoltà oggettive, come disturbi della vista, dell’udito o dislessia, che impediscono al bambino di apprendere con facilità, provocando ansia, comportamenti ‘ribelli’ e talvolta il rifiuto stesso della scuola”.

Guarda anche il video con i consigli per l'inserimento alla scuola primaria