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Psicologia

Ansia da prestazione: 7 consigli pratici

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31 Luglio 2013 | Aggiornato il 08 Gennaio 2018
Spesso bambini e ragazzi sono oggetto di aspettative esagerate, anche da parte dei genitori. Ed ecco che nasce l'ansia da prestazione. Come comportarsi? Quando è negativa e quando è positiva? 7 consigli pratici per prevenirla.

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Voler primeggiare a tutti i costi, riuscire bene in qualunque campo: un assillo che può riguardare i bambini e i ragazzi, spesso oggetto di aspettative esagerate, anche da parte dei genitori: questa l’ansia da prestazione. “E’ legittimo ed auspicabile che un genitore sproni il figlio ad imparare e migliorarsi, ma è fondamentale non caricarlo di troppe attese, che possono generare stress e frustrazione ” è il parere di Edvige Veneselli, direttore U.O. e Cattedra di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Gaslini, Università di Genova.

C’è un’ansia da prestazione positiva… “Si può dire che, nella giusta misura, l’impegno ad ottenere prestazioni sempre più elevate sia il volano che fa muovere il mondo” prosegue la prof.ssa Veneselli. “Tra gli adulti, è quel che stimola, nell’attività lavorativa e sociale, a migliorare le proprie capacità e a promuovere la crescita della società. Nei bambini dà il giusto sprint per aumentare le proprie competenze in ambito scolastico innanzitutto, ma anche in tutte le altre attività nelle quali sono coinvolti, per ottenere risultati positivi. È normale ed è giusto che il bambino abbia una sana ambizione, che faccia di tutto per ottenere un bel voto a scuola o per vincere una gara, così come è normale per i genitori desiderare sempre il meglio per i propri figli, l’importante è non esagerare e non viverlo – e farlo vivere - come fonte di stress.”

… e un’ansia da prestazione negativa. A volte infatti i bambini possono venir ‘caricati’ eccessivamente dai genitori, che li vorrebbero sempre al top delle prestazioni e che tendono sono proiettare su di loro le proprie aspettative o vedere nel successo/insuccesso dei figli un successo/insuccesso propri. Altre volte invece, è il bambino stesso a pretendere il massimo, a porsi target sempre più elevati, a non accettare di ‘retrocedere’ occasionalmente o di scendere dal piedistallo di primo della classe o di campioncino nello sport. “In entrambi i casi il bambino vive con stress i vari impegni che si trova ad affrontare e, anche se è capace e competente, rischia di non dare il meglio di sé, anche a prescindere dalla difficoltà oggettiva dell’attività da svolgere” sottolinea Edvige Veneselli. “Se invece è sereno e non si sente ‘pressato’, riesce ad affrontare difficoltà anche importanti con un atteggiamento positivo, perché si sente sicuro di se stesso e fiducioso di poter raggiungere l’obiettivo proposto”.

Leggi anche: bimbi disattenti, i consigli per i genitori

7 consigli pratici sull'ansia da prestazione

1 - Dare un valore all’impegno richiesto.

È importante accompagnare con una motivazione positiva l’impegno che viene richiesto a scuola e negli ambienti extrascolastici: è necessario studiare, imparare, impegnarsi in ogni attività che si compie, ma non per diventare i primi, bensì per apprendere cose che non si conoscono o non si sanno fare, divenire più competenti, effettuare un bel percorso di crescita personale. Ed è bene seguire i successi del bambino, verificandolo e gratificandolo: costituisce un bel rinforzo alle sue ‘fatiche’. Leggi: Attività extrascolastiche senza stress

2 - Porsi obiettivi realistici.

Occorre anche considerare che è difficile essere bravissimi in tutto ciò che si fa: c’è chi è più portato per lo studio, chi per lo sport, chi per una certa materia scolastica, chi per un’altra. “Il bambino con una difficoltà settoriale sovente ‘generalizza’ la sua difficoltà e può pertanto avere una bassa autostima” sottolinea la neuropsichiatra. “Nell’età evolutiva, le difficoltà spesso si modificano nel tempo e possono essere superate, perché alcune funzioni possono richiedere tempi differenti di maturazione rispetto alla media dei soggetti. Cerchiamo di capire realisticamente dove il bambino riesce meglio da solo e dove invece ha bisogno di un po’ di supporto, spronandolo a migliorarsi senza però pretendere più di quel che oggettivamente può dare. Parliamo con lui delle sue effettive doti e ‘delimitiamo’ le sue difficoltà, per sviluppargli una adeguata autostima, necessaria per affrontare le tappe di acquisizione degli apprendimenti e delle abilità”. Leggi: Autostima nei bambini, come coltivarla

3 - Lasciamogli scegliere quel che più gli piace.

È bene dare la possibilità al bambino di scegliere le attività extrascolastiche che vuole seguire, senza pretendere che studi ad esempio il pianoforte solo perché piace a noi: si riesce meglio se alla base c’è una passione. E’ positivo anche che vari le preferenze nel tempo: se inizia a conoscere più strumenti o più sport, potrà poi valutare quale è per lui di maggiore interesse o è più consono. Gli resterà comunque un’esperienza fatta che lo ha portato ad una nuova conoscenza. Leggi: bambini e sport

4 - W il gioco libero e la solidarietà!

Oggigiorno i bambini sono sovente coinvolti in tante/troppe attività, ‘vivono di corsa’, con molti stimoli, senza pause e senza riflessioni. Occorre perciò organizzare anche spazi liberi, di relax, di gioco libero, di momenti trascorsi a casa. Senza dimenticare lo spazio per la solidarietà, per gli altri (ormai generalmente si pensa tanto a noi stessi). E’ un grande messaggio umano, che il bimbo farà suo per la vita!

5 - Insegnare al bambino ad accettare anche un insuccesso:

Quando è il bambino stesso che si pone obiettivi elevati e soprattutto quando non accetta un insuccesso, occorre dialogare con lui, per esempio alla sera, per fargli maturare il concetto che è normale che non si abbiano risultati eccelsi con costanza, perché un calo di rendimento può essere occasionale, contingente per una condizione fisica non ottimale come per circostanze esterne sfavorevoli. Talvolta è di aiuto portare ad esempio esperienze personali o anche di amici o di persone note. Insomma, andrà meglio la prossima volta e non è il caso di farne un dramma!

6 - Dare il buon esempio.

Alla gara sportiva è giusto che il genitore tifi per il figlio, ma non bisogna lasciarsi coinvolgere in eccessi: talvolta si vedono adulti che urlano o incitano a comportamenti non adeguati, o fanno commenti negativi all’indirizzo della squadra avversaria o dell’arbitro. È un comportamento scorretto ed un cattivo esempio anche per il figlio, al quale invece bisogna insegnare il rispetto per l’avversario, per le regole, anche quando non vanno a proprio favore.

7 - Quando sbaglia, sbaglia.

Non difendere ad oltranza il figlio anche quando ci si rende conto che ha sbagliato. A volte l’attaccamento per il proprio bimbo induce un calo di obiettività nel valutare gli eventi e cercare ‘colpevoli’ altrove. Il genitore deve invece riconoscere e far riconoscere al bambino l’errore. “E’ inoltre molto importante che siamo solidali con gli insegnanti, che condividono con noi il percorso di crescita del nostro piccolo nell’educazione personale e negli apprendimenti” conclude la prof. Veneselli. “Da un rapporto di collaborazione otterremo un clima sereno e proficuo per la sua trasformazione in un ragazzino davvero ‘in gamba’.” Leggi: decalogo semiserio per bimbi felici

 

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