Matematica

Ansia per la matematica? La colpa è di mamma e papà

cmwyb6
14 Settembre 2015
Se ai bambini viene l’ansia ogni volta che devono risolvere un problema o far di conto, forse dipende anche dai loro genitori. Lo sostiene uno studio Usa. Un'esperta italiana spiega qual è l'approccio giusto
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Mamme e papà, sappiate che l’angoscia per la matematica è contagiosa. “I genitori elevano al cubo le paure dei loro figli, se sono mal disposti verso la materia”, recita un recente articolo del “New York Times”. Il metodo migliore per trasmettere la propria ansia? Sedersi a fianco dei figli quando fanno i compiti a casa.

 

Gli americani, al solito bravi a trovare nomignoli sintetici per ogni comportamento, hanno coniato il termine “math-anxiousper quei bambini e ragazzi che vanno in crisi davanti a un problema, a un calcolo a mente, a un ragionamento matematico. Spesso, sono ragazzi che in altre materie non hanno grossi problemi. Come è possibile? Secondo alcuni psicologi questa insicurezza dipende dall'approccio dei genitori verso la materia.

 

Lo dimostra uno studio, appena pubblicato su “Psychological Science” e riportato dal “New York Times”, svoltosi su 438 bambini e ragazze provenienti da una trentina di scuole elementari e medie, pubbliche e private, di diversi Stati americani.

 

Il risultato è un corto-circuito: i genitori più in ansia per i compiti di matematica (secondo gli psicologi americani un buon 20% di adulti non si sente a proprio agio quando deve fare calcoli a mente e giudica la matematica una materia ostica) incidono negativamente sulla resa scolastica dei loro figli. Che diventano anch’essi math-anxious.

 

Il periodo in cui il rendimento dei bambini cala maggiormente è l’inizio della scuola e al termine dei trimestri, in vista delle pagelle. Le pur buone intenzioni di seguire i propri figli nei compiti a casa creerebbero dunque solo problemi, secondo gli studiosi americani.

 

Davvero la paura della matematica è contagiosa e davvero i genitori ansiosi devono stare alla larga dei compiti dei loro figli? Come agire allora per far amare la matematica ai nostri figli?

 

Abbiamo chiesto un parere a Rossana De Beni, docente di Psicologia Generale all’Università di Padova, autrice di diverse pubblicazioni sull’argomento tra cui “Psicologia cognitiva dell’apprendimento” (Centro Studi Erickson editore).

 

Fare i conti è come andare in bici

 

«La matematica mette ansia perché siamo poco avvezzi, quando si parla di scuola, a un approccio incrementale: vogliamo che tutto si apprenda subito e meccanicamente. Che significa? Facciamo l’esempio della bicicletta. Quando insegniamo ai nostri bambini a pedalare davvero, togliamo loro le rotelle.

 

Però teniamo prima per bene il sellino e il manubrio della loro bicicletta: li aiutiamo nei primi tentativi. Se cadono, non mettiamo via per sempre la bici: la riprendiamo e riproviamo, finché non trovano l’equilibrio e la forza di andare da soli. Questo è l’approccio incrementale che dovremmo usare anche nei confronti dello studio dei nostri figli».

 

Sbagliare non è una colpa

 

«La matematica è uno strumento straordinario per far comprendere ai bambini che “cose che ancora non si sanno si possono imparare”. La matematica aiuta a far capire che sbagliare fa parte del gioco e anche che l’intuizione, seppur utile, da sola non basta. Bisogna applicarsi, esercitarsi tanto e a volte imparare tante cose a memoria (le tabelline, ad esempio: non si scappa!). La matematica è fatica e impegno».

 

Il QI non si misura dai voti in matematica

 

«La matematica è fatta di argomenti diversi: ci sono i numeri, c’è la geometria, c’è l’algebra per i più grandicelli. Possibile che nulla incuriosisca o piaccia? Possibile che tutto generi incomprensione? Credo che l’ “ansia da matematica” – per citare la definizione degli psicologi americani – sia in realtà una preoccupazione dei genitori sulle performance intellettuali del proprio bambino, una sorta di blocco emotivo. Non capisce al volo un problema? Allora mio figlio è stupido o ha un deficit cognitivo. Quando i genitori placheranno le loro ansie cominciando ad accettare gli errori in matematica come un fatto normale e, soprattutto, superabile. Con lo studio e la pazienza».

 

Tutti sono portati per la matematica!

 

"Mio figlio non è portato in matematica”: quante volte lo abbiamo sentito dire? E’ una frase che non ha alcun senso. E’ una forma di difesa sterile, quasi una giustificazione e una resa. Insegniamo invece ai nostri figli il valore della perseveranza, fin da piccoli. Facciamo un esempio: ci sono dei ‘fatti matematici’ che devono essere per forza interiorizzati altrimenti non si può procedere con cose più complesse. Le tabelline, la definizione delle figure geometriche: sproniamo i ragazzi a imparare le tabelline a memoria, a studiare la geometria così com’è. Ci vuole solo tempo e impegno: tutti possono arrivarci».

 

La matematica è utile!

 

«La matematica è un valore imprescindibile per ogni professione futura, ma è anche molto utile nella vita pratica: insegniamo ai nostri bambini, fin da piccoli, che il mondo è tutto una misura. Ci sono i soldini del resto, i chilometri fatti in macchina o in bici, le ore che passano: dimostriamo loro che i numeri sono cose concrete, che ci servono, e tanto, nella vita di tutti i giorni. I bambini sono molto attratti dalle cose pratiche».

 

Aiutare i bambini a fare i compiti non va bene!

 

«L’aiuto nei compiti? Francamente non capisco perché i genitori debbano sedersi a fianco dei bambini per fare i compiti. A mamma e papà spetta il compito di creare un ambiente adeguato alla concentrazione: un tavolo e una sedia sicuri, con una buona luce, silenzio intorno, il materiale adatto per la scuola. Ma il bambino deve essere autonomo. Deve poter fare da solo.

 

Ci chiede aiuto perché non riesce o si lamenta perché non capisce? Sproniamolo. Il motto deve essere ‘non sai ancora farlo, presto riuscirai. Riprovaci’. Questo messaggio incoraggiante, che non penalizza l’errore ma lo rende un valore perché è sbagliando che s’impara, deve avvenire il prima possibile, fin dal primo biennio della scuola elementare. Se il bambino non capisce, lasciamo alla maestra il compito di spiegare: non sostituiamoci a lei. E’ stato dimostrato che uno scorretto approccio alla matematica genera un rigetto nella materia alle superiori e inficia persino la scelta universitaria, a svantaggio ovviamente delle discipline scientifiche».

 

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