SCUOLA

Una nuova scuola è possibile: il movimento delle Avanguardie educative in Italia

Di Zelia Pastore
avanguardie
29 Aprile 2016
La scuola del futuro esiste già: un movimento, con tanto di Manifesto, mette a sistema nuovi approcci scolastici in atto in diversi istituti del Paese
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Lezioni nella modalità del dibattito tra gli studenti, aule dedicate alle singole materie e non più alla classe stessa, docenti fissi in un’aula e alunni che si spostano da una all’altra a seconda delle ore di lezione, materiali didattici alternativi al libro tradizionale: sono solo alcune delle proposte che potrebbero delineare la scuola del futuro e che già sono una realtà in alcune scuole d’Italia.

 

Le ha messe a sistema il movimento delle Avanguardie Educative, nato grazie all’impulso di Indire, l’Istituto Nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa, ente di ricerca del ministero dell’Istruzione. Come ogni Avanguardia che si rispetti, anche quella educativa ha un Manifesto, che è stato firmato nel 2014 da ventidue scuole, e che oggi ne raccoglie più di 400, sparse in tutta Italia: quelle che scelgono di aderire partecipano a coaching in presenza e webinar online per imparare come portare concretamente questi nuovi approcci nelle scuole.

La crisi del sistema tradizionale

 

“Si tratta di un movimento culturale – racconta il presidente di Indire, Giovanni  Biondi – che nasce per portare al sistema le esperienze di innovazione che le scuole stanno mettendo in pratica da anni. Non raccoglie le scuole 'migliori', o quelle che hanno la miglior didattica, ma quelle che portano avanti nuovi modelli di insegnamento che scardinano lo schema tradizionale, organizzato ancora sulla lezione frontale, sul libro di testo, sul semplice ascolto degli studenti senza permettere loro un vero coinvolgimento in prima persona”.

 

I grandi sistemi nati nei secoli scorsi, utili per l’alfabetizzazione di massa, ora attraversano un periodo di crisi, “evidente dai comportamenti degli studenti stessi - sottolinea Biondi - ormai insofferenti nei confronti del linguaggio della scuola, degli orari, dell’organizzazione; ma è testimoniata anche dalla disconnessione che questo tipo di scuola ha ormai in modo irreversibile nei confronti della società. Il modo di insegnare è rimasto sempre troppo uguale a se stesso. Il movimento delle avanguardie educative nasce per sostenere quelle innovazioni che cercano di superare questo modello”.

 

Le quindici idee


Le Avanguardie educative si basano su 15 “Idee”, applicate o in via di applicazione in tante scuole pubbliche in Italia.

 

Una di queste prevede le  Aule - laboratorio disciplinari: “Uno dei principali asset delle Avanguardie educative è la riorganizzazione degli spazi. Una delle nostre scuole capofila è un istituto tecnico di Perugia dove hanno ridisegnato le classi facendo girare gli studenti e non gli insegnanti: c’è un’aula della matematica, alcune aule di scienze, spazi per il lavoro di gruppo, non più, ad esempio, la prima A o la prima B. Questo ha innumerevoli vantaggi, primo tra tutti che si riescono ad avere aule più funzionali e specializzate”. 

 

Uno dei modelli più diffusi poi è quello delle scuole che hanno capovolto il modello frontale: “Le lezioni vengono ascoltate dai ragazzi in formato digitale, e gli studenti  vengono a scuola dopo averla sentita. L’innovazione non è nel fatto che la lezione sia online ma tutto il tempo libero che guadagna l’insegnante: queste ore sono a disposizione per organizzare attività con i ragazzi che non si ha ma il tempo di fare, come i colloqui, le esercitazioni dei singoli o dei gruppi, con il docente che può seguire l’attività passo dopo passo, camminando tra i banchi”.

 

Va da sé che oltre alle modifiche dell’ambiente-classe, anche gli strumenti didattici cambiano: “Per seguire in modo lineare un contenuto, il libro di testo è fondamentale, ma se si devono fare prove di realtà servono materiali diversi. In molte scuole aderenti al movimento delle Avanguardie educative c’è una riorganizzazione dei materiali didattici”. Una delle metodologie che sta sempre più prendendo piede è quella del “Debate”, che cambia radicalmente il modo di presentare gli argomenti: “La classe viene divisa in due gruppi, che affrontano un argomento da due punti di vista apparentemente contrapposti. I ragazzi prima si informano sul tema, poi dibattono, e infine si invertono: chi ha difeso la tesi A, deve poi difendere la tesi B. Alcune scuole insegnano così la filosofia e la religione, merntre alcune fanno il dibattito in inglese o in altre lingue”. Le altre idee vanno dalle Aule 3.0 (dove oltre alla cattedra e la lavagna di ardesia ci sono i device elettronici) alla bocciatura con credito (agli studenti che devono ripetere l’anno, i giudizi positivi nelle materie in cui andavano bene nell’anno della bocciatura vengono mantenuti come “crediti formativi” nel suo curriculum).

Un metodo partecipativo

 

Tutti possono proporre una nuova idea, o adottarne una. Nella procedura seguita dal Movimento, infatti, tutte le scuole possono proporre esperienze d'innovazione in corso. Le esperienze ritenute potenzialmente idonee all'inserimento vengono poi valutate in loco attraverso una visita di osservazione della durata media di 2 giorni di permanenza dei ricercatori presso la sede dell'istituto proponente. Viene steso un rapporto e la redazione riprende in mano i dati per poi fare la validazione finale.

 

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