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Bambini oppositivi, 5 regole d'oro per 'gestirli' a casa

bimbooppositivo

01 Aprile 2016 | Aggiornato il 22 Settembre 2017
Quando un bimbo è oppositivo? La definizione si applica a una personalità che manifesta atteggiamenti di sfida o aggressivi, difficili da gestire per genitori e docenti. Ma come gestire un bambino così? Per esempio occorre essere gentile ma fermi allo stesso tempo o  lodarlo quando fa bene qualcosa.

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Una domenica pomeriggio, un bimbo gioca tranquillo con la playstation. Dopo la merenda, il papà lo invita a spegnerla perché deve finire i compiti. Lui reagisce con un 'no' secco: il genitore insiste con pazienza, fino a quando, stanco e frustrato, alza la voce. A quel punto, il figlio salta in piedi, corre verso di lui e gli dà un calcio alla caviglia.

In una classe della primaria, un insegnante chiede a un alunno di completare una scheda e colorarla. Lui rifiuta e alle ripetute richieste risponde urlando: 'No, non lo faccio!'. Anche l'insegnante alza il tono e il bimbo lancia il diario per terra dicendo una parolaccia.

 

Quando un bambino agisce così, come in questi due esempi, oggi si usa sempre più spesso il termine 'oppositivo' che compare anche a scuola nelle schede di valutazione del comportamento.

 

La definizione si applica a una personalità che manifesta atteggiamenti di sfida o aggressivi, difficili da gestire per genitori e docenti.

 

Attenzione, però, a non confondere (o etichettare subito) comportamenti del genere con la patologia specifica, ovvero il disturbo oppositivo-provocatorio (DOP) che necessita di una precisa diagnosi.

 

In sostanza, ogni bimbo oppositivo, incline a comportarsi male, non è per forza un 'caso clinico'.

 

A spiegarlo è Stefano Rossi, psicopedagogista, formatore, che di bimbi e ragazzi cosiddetti 'difficili' ha una lunga esperienza su campo, autore di un libro sul tema (in uscita nei prossimi mesi per le edizioni La Meridiana).

 

“A volte, questi atteggiamenti sono legati al temperamento: c'è chi non tollera le frustrazioni e mal sopporta le regole - dice Stefano Rossi.

 

L'impulsività, per esempio, fa parte del temperamento, di fatto ognuno di noi ha il suo e non si può cambiare, ma è possibile intervenire sull'aspetto educativo che fa la differenza”. 

 

Ecco 5 regole d'oro per gestire a casa bambini oppositivi

 

1. Valorizzare è meglio di punire: il rinforzo positivo è molto più potente della sanzione

Il problema principale con il bambino oppositivo è che si attiva un circolo vizioso: l'adulto dà delle regole, a casa, a scuola o nello sport, lui fatica a rispettarle, si sente 'cattivo', e si comporta male. Ecco, allora, arrivare una punizione da parte del genitore o dell'insegnante che trasforma la relazione tra i due in “una prova di forza muscolare”, come la chiama Stefano Rossi.

 

Secondo l'esperto, la sanzione rafforza l'idea del bambino che tutti ce l'abbiano con lui, e l'unico modo per difendersi sia essere sempre il più forte.

 

Per spezzare questo circolo vizioso, la strategia più efficace è cercare di valorizzare il bimbo adottando un approccio empatico, basato sull'autorevolezza.

 

“Io dico sempre che 'il più batte il meno' che non vuol dire, però, rinunciare a dare dei limiti che sono necessari per la crescita. Quello che conta è essere gentili ma fermi allo stesso tempo”, spiega Stefano Rossi.

 

2. Trascorrere tempo di qualità con lui: aiuta il bimbo oppositivo a sentire che l'adulto gli vuole bene anche se spesso si comporta male

 

Un buon modo per prevenire e 'ammorbidire' gli atteggiamenti del bimbo oppositivo è passare ogni giorno del tempo di qualità con lui. “Non è tanto importante cosa si fa, ma il fatto di condividere alcuni momenti speciali - afferma Rossi.

 

Stare bene insieme aiuta il bimbo a sentire che teniamo a lui, anche se spesso si comporta male. Questo gli permette anche di 'ripulire' un po' l'immagine negativa che ha di sé stesso”.

 

3. Lodare il bambino quando fa bene qualcosa e invitarlo a svolgere piccoli compiti migliora la sua autostima

 

Le 'parole che curano', per esempio 'è bello guardarti mentre disegni', 'sono fiero che nuoti come un pesce!' compensano i giudizi negativi che il bimbo oppositivo riceve. E' molto importante, secondo Rossi, dire frasi del genere al figlio, legandole sempre a un motivo concreto, poiché lo aiutano a riequilibrare la sua fragile autostima.

 

Un altro stratagemma per valorizzare il bimbo (alimentando la sua autostima) è invitarlo a svolgere piccole azioni a cui lui si può prestare senza rimostranze. 'Mi passeresti quel piatto, per favore?', 'Ti va di venire con me un attimo in cantina?'. “In questo modo, il bimbo scopre che è piacevole essere obbedienti nelle piccole cose, che non è debolezza ma un bel momento nella relazione che l'adulto riconosce”, spiega Rossi.

 

4. Una letterina del cuore o un piccolo oggetto sono efficaci per rafforzare ogni progresso

 

Quando il bimbo ha fatto un piccolo progresso, sottolinearlo non solo a parole, ma anche con un bigliettino scritto è una strategia semplice ed efficace. “Anche un piccolo oggetto, per esempio, una pallina magica, si può trasformare nel simbolo del cambiamento”, dice l'esperto.

 

5. L'azione educativa deve essere coerente nel tempo per 'smorzare' gli atteggiamenti oppositivi

 

I genitori dovrebbero ignorare gli atteggiamenti lievemente oppositivi del figlio e intervenire solo verso quelli più forti. “Se l'adulto si irrigidisce per ogni cosa, alimenta il meccanismo della sfida”, spiega Rossi. Per questo, è opportuno decidere quali comportamenti sono inaccettabili e cosa invece è meno grave o tollerabile.

 

Quando le trasgressioni sono lievi, per esempio, l'esperto consiglia di usare l'ironia per “spegnere il fuoco”. ('Ah, c'è fango ovunque, ma oggi vuoi proprio far lavorare tanto la mamma!').

 

Nei casi gravi, invece, è meglio mostrarsi dispiaciuti più che arrabbiati: “in questo modo, si attiva l'empatia anche nel bimbo che prova lo stesso senso di dispiacere per l'adulto”, dice Rossi. Tuttavia, anche un buon approccio non assicura risultati immediati e può essere faticoso (e talvolta frustrante) per l'adulto. “In ogni caso, per modificare i comportamenti oppositivi ci vuole tempo, è indispensabile che l'azione educativa diventi una prassi quotidiana coerente e consolidata”, conclude l'esperto.