Socialità

Bambino escluso dai compagni? 8 consigli ai genitori

Di Angela Bisceglia
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5 aprile 2017 | Aggiornato il 16 marzo 2018
E’ una situazione che si verifica spesso, soprattutto a scuola: si formano gruppetti e può capitare che un bambino si senta escluso dai giochi o dalle confidenze dei compagni. Perché succede, come genitori e insegnanti possono affrontare la situazione.

In classe, al parco giochi, all’oratorio: sono tanti i contesti in cui i bambini possono trovarsi insieme e sono belle occasioni per socializzare. E sono anche contesti dove facilmente si possono creare piccoli gruppetti: è normale così, perché è normale che ognuno si crei la cerchia nella quale si trova meglio, ma può capitare che qualche bambino venga escluso dal gruppo. Sono situazioni che fanno soffrire, che portano a sentirsi diversi, sbagliati e che possono minare l’autostima del piccolo.

 


 

 

Perché succede

 

certi fenomeni sono più frequenti che nel passato

 

“La differenza è che oggi si vive in contesti, sia famigliari che scolastici, che incitano alla competitività più che alla condivisione, in cui si educa poco a mettersi nei panni degli altri e molto a cercare di primeggiare sugli altri, ed ecco che i bambini vengono su meno tolleranti, più competitivi e basta un niente che dicano ‘con te no’, specie poi se si trovano di fronte un compagno particolarmente timido e schivo” dice la psicologa e psicoterapeuta Rosanna Schiralli.

 

 

Noi genitori come possiamo affrontare la situazione?

 

Ogni caso andrebbe valutato a sé perché sono tante le componenti che possono entrare in gioco, ma in linea generale ecco quel che consiglia la psicologa.

 


 

 

1. Rispecchiarsi nelle sue emozioni

 


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2. Evitare di sostituirsi al figlio

 

il messaggio che faremmo passare a nostro figlio è che lui non è capace di risolvere la questione da solo

 


 

 

3. Incoraggiarlo a trovare una soluzione

 

che sia lui a tirar fuori possibili strategie

 


 

 

4. Non drammatizzare troppo

 

a volte esagerano

 


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5. Insegnargli che non si può avere sempre tutto…

 


 

 

6. Anche a lui può succedere di non voler stare sempre con tutti

 


 

 

7. Invitare qualche compagno a casa

 

il rapporto uno a uno favorisce la conoscenza,

 


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8. Lasciare che ci rifletta e ne tragga un insegnamento

 

potrebbe rendersi conto di certi suoi comportamenti da evitare,

 

Dalla parte dell’insegnante
I fenomeni di esclusione si verificano in modo particolare a scuola e gli insegnanti potrebbero fare molto per evitarli.
Insegnare le emozioni
Tra le varie lezioni, sarebbe opportuno che si dedicasse del tempo anche alla didattica delle emozioni. “Dobbiamo insegnare agli alunni l’empatia, cioè la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di sentire quel che l’altro sente: è un’educazione fondamentale per far crescere l’intelligenza emotiva, per evitare forme di emarginazione e prevaricazione ma anche per prevenire forme di aggressività che possono manifestarsi tra gli adolescenti e possono poi sfociare, in casi estremi, in dipendenze patologiche e fenomeni di bullismo” dice Rosanna Schiralli. Come si educa all’empatia? Ci sono corsi di didattica delle emozioni specifici per insegnanti ma molte attività e giochi si possono trovare anche in internet. Un esempio? “L’appello emotivo” prosegue la psicologa: “al mattino, quando l’insegnante fa l’appello, ogni bambino, anziché rispondere ‘presente’ risponde, in base a come si sente quel giorno, con un numero al quale si è concordato di associare una determinata emozione: il numero 1 ad esempio corrisponderà alla rabbia, il 2 alla tristezza il 3 alla gioia e così via. I risultati di questo appello vengono riportati in un registro, poi ogni 7-15 giorni ci si mette tutti in circolo e si analizza insieme con l’insegnante la panoramica di queste risposte, ragionando sulle scelte fatte da ognuno, interrogandosi sul perché un certo compagno si sente in un certo modo. E’ un momento di condivisione straordinario, in cui ci si allena a guardare dentro se stessi, a considerare i sentimenti dell’altro e riflettere sulle reazioni che certi nostri comportamenti possono avere sull’altro. Se c’è empatia, difficilmente ci sarà esclusione”.
Favorire i lavori di gruppo
Altri possibili accorgimenti dell’insegnante sono quelli di far cambiare spesso posto di banco agli alunni, facendo in modo che, nel corso dell’anno, un bambino possa capitare almeno una volta con ognuno dei compagni, oppure proporre lavori di gruppo, da fare a scuola o a casa, impedendo la formazione di gruppi ‘fissi’ e obbligando a cambiare di volta in volta i componenti, in modo da creare opportunità di conoscenza e cooperazione.