Scuola

Basta compiti!

Di Francesca Paola Rampinelli
bambino-occhiali
08 Giugno 2012
“Basta compiti! Non è così che si impara” si intitola così il libro di Maurizio Parodi, insegnante e pedagogista secondo cui “è normale che gli insegnanti diano i compiti a casa ma non è sensato”.
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“Basta compiti! Non è così che si impara” si intitola così il libro di Maurizio Parodi, insegnante e pedagogista secondo cui “è normale che gli insegnanti diano i compiti a casa ma non è sensato”.

Il tema è tanto più attuale in questi ultimi giorni di scuola, in cui, all’entusiasmo degli studenti che vedono arrivare alla fine il conto alla rovescia cominciato già dal lontano gennaio, si unisce l’ansia per uno dei principali tormenti estivi delle famiglie: i compiti delle vacanze.

Un’ora al giorno di tortura sotto stretta sorveglianza o tre intere giornate di immersione alla vigilia dell’inizio, comunque si gestiscano, quello dei compiti, estivi ora e quotidiani durante l’anno, è uno dei piccoli-grandi problemi quotidiani dei nostri figli e quindi nostri.

“Aiutami a fare da solo”

Parodi riporta uno dei principi chiave dell’insegnamento di Maria Montessori, ma non offre consigli o soluzioni per aiutare i nostri figli a cavarsela in pratica con i compiti che, a suo dire, rappresentano un’emanazione di una scuola ingiusta che punisce l’immaginazione e punta a livellare indiscriminatamente, penalizzando dotati e meno dotati.

La scuola, spiega Parodi, “paradossalmente, non fa proprio la cosa più importante, e gli insegnanti continuano a dare compiti a casa, infliggendo agli alunni e alle loro famiglie un onere anche molto gravoso, tanto più pesante quanto più lo studente sia disagiato, bisognoso, solo; quanto più la sua famiglia sia indigente e deprivata”.

“Già, perché i ragazzi che abbiano genitori premurosi e culturalmente attrezzati possono affrontare l’impegno domestico con serenità o minor sofferenza; ma per chi non trovi nelle figure parentali sostegno e sollecitudine, e magari ne debba subire la latitanza o, peggio, l’intemperanza, l’ignoranza e l’insensibilità, le difficoltà poste dallo svolgimento degli stessi compiti assumono ben altra consistenza; la fatica spesso incomprensibile e frustrante è incomparabilmente più dolorosa”.

Mettiamoci però l’animo in pace. Maestri e professori sanno benissimo quello che succede in pratica nelle nostre case durante i lunghi mesi estivi. “Gli insegnanti fanno finta di credere che gli alunni amministrino razionalmente i compiti delle vacanze, e si affliggano con metodo, ripartendo copn rigore matematico, il lavoro complessivo nei tanti giorni a disposizione… in un edificante esercizio di quotidiana mortificazione. Ma sanno bene che così non è (salvo casi di grave disturbo della personalità).”

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