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Compiti a casa

Compiti a casa, 7 dritte per 'aiutare' il bambino a farli da solo

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23 Giugno 2015 | Aggiornato il 28 Settembre 2017
La questione dei compiti a casa si è trasformata ormai in un fenomeno sociale, al centro di accese polemiche, che divide gli animi tra favorevoli e contrari. Secondo Maria Grazia Mari, psicologa e psicoterapeuta, i compiti a casa servono a patto che i genitori aiutino i bambini a diventare via via autonomi

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Ma è possibile evitare di trasformare i compiti in un tormentone familiare? La risposta è sì, a patto che i genitori abbiano un atteggiamento positivo e aiutino il figlio a diventare più

sicuro e autonomo. A sostenerlo è Maria Grazia Mari, psicologa e psicoterapeuta, relatore su questo tema al Festival dell'Educazione. Ecco come (Leggi anche: Compito suo

 

1. Sii disponibile a dare una mano per i compiti, ma non di più

 

In genere, le mamme stanno vicino ai figli, cercano di motivarli e consolarli di fronte al compito che richiede concentrazione: tutto bene, ma è importante non esagerare.

 

“Se ogni pomeriggio il genitore non può allontanarsi un secondo affinché il figlio concluda qualcosa, c'è il rischio che questa abitudine diventi una sorta di 'sequestro di persona' che non giova a nessuno” - sostiene la psicologa Mari.

 

Inoltre l'adulto sempre 'appiccicato' alla sedia accanto al bimbo non gli trasmette fiducia nelle sue capacità di sforzarsi a trovare soluzioni in modo autonomo. In più, si crea un circolo vizioso, responsabile, poi, dello stress dell'intera famiglia.

 

“Quando il bimbo riesce a fare qualcosa da solo, prova un senso di gratificazione che è alla base dello sviluppo dell'autostima e dell'autonomia. E' importante che lui possa percepire dentro di sé che anche sbagliando, poi, è possibile superare l'ostacolo”.

 

Il genitore, per esempio, può stare nella stessa stanza e dedicarsi ad altre faccende, pronto a rispondere a eventuali richieste senza però anticiparle. In questo modo, soprattutto il primo anno, la presenza dell'adulto rassicura il bimbo e lo mette nelle condizioni di affrontare con più serenità la sfida dei compiti. (Leggi anche: Sos compiti, consigli ai genitori

 

2. Aiuta il bimbo ma non fare i compiti al posto suo

 

Spesso, il genitore tende a sostituirsi al figlio o a fare direttamente i compiti al posto suo (perfino i disegni). Questo atteggiamento è controproducente: il bimbo si attiva sempre meno e, ogni volta, si lamenta di più.

 

L'obiettivo di ogni genitore, invece, dovrebbe essere aiutare il figlio a fare da solo. Una buona strategia, per esempio, è quella di misurare il tempo dedicato ad affiancare il bimbo e diminuirlo, gradualmente, mano a mano che acquisisce più sicurezza.

 

Se le richieste di aiuto sono troppo pressanti, secondo la psicologa, per contenerle, e dare un confine, può tornare utile un semplice stratagemma. Un'idea, per esempio, è quella di dare al bimbo tre jolly, tipo tre pupazzetti, che corrispondono al numero di volte a sua disposizione per chiedere l'intervento dell'adulto.

 

“In questo modo, piano piano, il bambino impara a gestire le sue difficoltà, non chiamando al primo ostacolo. Allo stesso tempo, il genitore passa un buon messaggio educativo: 'sono disponibile, se hai bisogno, puoi contare su di me' – spiega la psicoterapeuta. 

 

3. Riconosci i suoi sforzi anche quando i risultati non sono eccezionali

 

Il passaggio dalla scuola dell'infanzia alla primaria è impegnativo: se il bimbo ha qualche difficoltà, per esempio, ad avvicinarsi alla lettura, non importa. E' invece fondamentale, secondo la psicologa, valorizzare i suoi sforzi (e gratificarlo) perché sono enormi. “Il compito in sé rappresenta un mezzo per arrivare a qualcosa d'altro, non è certo lo scopo”, dice Maria Grazia Mari.

 

Quando il neo-scolaro svolge i compiti, è giusto segnalare eventuali errori ma conta molto il modo in cui viene detto. Il rimprovero non va bene, può intimidire il bimbo e renderlo insicuro. Ogni bambino, invece, deve sentirsi libero di sbagliare perché fa parte del suo percorso a gradini, tipico di ogni forma di apprendimento. 

 

4. Fare i compiti non è gara, ogni bambino ha i suoi ritmi e tempi

 

Nel primo anno tra i banchi, non è opportuno mettere fretta al bimbo quando si dedica ai compiti poiché passerebbe il messaggio che lui è lento rispetto alla 'norma'. Ma quale? “Ognuno ha il suo periodo di rodaggio ed è inutile fare paragoni con gli altri, il bimbo deve sentirsi supportato perché sta cercando i suoi ritmi”, afferma la psicologa.

 

Nel caso in cui la lentezza sia invece una scusa evidente per non finire il lavoro assegnato, il genitore può decidere di mandare il figlio a scuola solo con una parte di compiti. Secondo la psicoterapeuta, questa esperienza può aiutarlo a crescere perché le difficoltà mettono nelle condizioni di attivarsi per trovare una soluzione.

 

E' indispensabile, però, che l'insegnante ne sia informata e condivida l'idea di provare questa strategia per stimolare il bambino.

 

5. Non parlare male delle maestre davanti al bambino

 

Se il bimbo è già svogliato e sente la mamma dire che i compiti sono troppi o difficili, lo sarà ancora di più: questo comportamento non favorisce il suo impegno poiché scredita l'insegnante.

 

“Oggi, il contrasto tra famiglia e scuola è molto evidente, il bimbo che sta in mezzo, ne esce confuso. Genitori e insegnanti, invece, dovrebbero andare nella stessa direzione cercando di collaborare e comunicare. Quando è così, lo scolaro vive tutto meglio e inizia a 'galoppare'”, dice la psicologa.

 

6. Dai il giusto valore allo studio e non metterlo all'ultimo posto tra gli impegni della famiglia

 

Il momento dei compiti, secondo la psicologa, non dovrebbe essere all'ultimo posto dopo una lunga lista di attività extrascolastiche e impegni familiari, come spesso accade.

 

Il lavoro a casa è un modo per rielaborare e riflettere su quanto svolto in classe e consente a ogni scolaro di diventare più sicuro e autonomo anche a scuola.

 

D'altro canto, se il bimbo non fa bene i compiti, l'adulto deve riconoscere il suo impegno. “Non è opportuno, per esempio, strappare il foglio se un lavoro non è perfetto. E' un atto aggressivo, tutto va tenuto e, al limite, rifatto”, dice Maria Grazia Mari. (Leggi anche: Strategie per imparare le tabelline)

 

7. Il no ai compiti, a volte, non c'entra nulla con la scuola...

 

Quando il bimbo, anche quello bravo a scuola, si oppone ai compiti a casa o dilata il tempo per farli all'infinito, potrebbe mascherare un diverso disagio. In alcuni casi, secondo la psicologa, è un modo per attirare l'attenzione di un genitore poco presente in altre situazioni e tenerlo vicino il più a lungo possibile.

 

“Un meccanismo del genere, però, non favorisce l'autonomia, al contrario genera dipendenza e diventa un braccio di ferro con il genitore per motivi che di fatto non c'entrano con la scuola.

 

Per evitare questi problemi, ogni famiglia dovrebbe seguire un progetto educativo, a grandi linee, per quel bimbo che sarà un adulto del futuro, non tamponare in base alla necessità del momento. Avere una visione globale è utile, poi, nel quotidiano per valutare cosa è più o meno importante”, conclude la psicologa. (Leggi anche: Compiti a casa, 5 concetti chiave ai genitori