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Compiti delle vacanze, che cosa ne pensate?

bambina-disegna-albero
08 Giugno 2012
La scuola è finita. All’entusiasmo dei bambini si unisce l’ansia per uno dei principali tormenti estivi delle famiglie: i compiti delle vacanze. Un’ora al giorno di tortura sotto stretta sorveglianza o tre intere giornate di immersione alla vigilia dell’inizio, comunque si gestiscano, quello dei compiti, estivi ora e quotidiani durante l’anno, è uno dei piccoli-grandi problemi quotidiani dei nostri figli e quindi nostri.
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A favore dei compiti
“I compiti delle vacanze possono essere un consolidamento di quanto appreso durante l’anno ma anche un verificare e condividere con il genitore,” dice Vittoria Buratto, autrice, tra l’altro, di una delle più famose serie di “libri per i compiti delle vacanze” degli ultimi anni: la collana dedicata a “Un'estate con Mago Blu e Micio Pigro”, di Giunti Editore. E aggiunge: “Da parte dell’adulto questo spazio deve essere vissuto come partecipazione e presenza sul lavoro fatto dal bambino, come un modo per rendere questo lavoro significativo, e quindi, in ultima analisi, per mettere il figlio in condizione di pensare".

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Contro i compiti
"La scuola non fa proprio la cosa più importante", cioè insegnare l'autonomia, sostiene Maurizio Parodi, insegnante e pedagogista autore del libro "Basta compiti! Non è così che si impara, “e gli insegnanti continuano a dare compiti a casa, infliggendo agli alunni e alle loro famiglie un onere anche molto gravoso, tanto più pesante quanto più lo studente sia disagiato, bisognoso, solo; quanto più la sua famiglia sia indigente e deprivata”.

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