A scuola di fantasia

Disegna con il pesciolino Arcobaleno

pesciolino-arcobaleno
03 Novembre 2009
Markus Pfister, papà della serie di successo di libri per bambini con protagonista il pesciolino Arcobaleno, spiega a NostroFiglio.it come scatta l'ispirazione per una nuova storia e come insegnare a disegnare ai nostri bambini.
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“Mi è sempre piaciuto disegnare animali. Credo di avere una sorta di “predisposizione” per illustrarli. Il protagonista del mio primo libro era un gufo. Ed era così tenero e divertente che la mia editor mi suggerì di prendere spunto da quel buffo pennuto per inventare qualche altro animale.

 

Un giorno, mentre stavo disegnando il mio gufo, ho provato a immaginarlo da un’altra prospettiva. Ho girato il foglio, ho trasformato le piume in scaglie dai mille colori, ho aggiunto le pinne… E così è nato Arcobaleno, il pesciolino “più bello del mondo””.

E il più amato dai bambini. Già, perché quello che Markus Pfister - fra i maggiori illustratori e autori di narrativa per l’infanzia - non dice raccontandone la storia è che Arcobaleno, dal giorno della sua nascita, nel 1992 (“ha già 17 anni, ormai è quasi maggiorenne…”), ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo. I libri con le sue avventure, infatti, hanno venduto oltre 30 milioni di copie e sono stati tradotti in 40 lingue. Dall’Europa agli Stati Uniti, passando per il Giappone e la Corea, Arcobaleno, il pesciolino che luccica d’argento, accompagna i bambini - e i loro genitori - in due magici mondi, quello degli abissi marini e quello della lettura.

 

 

Perché Arcobaleno piace tanto ai bambini? Lo abbiamo chiesto direttamente al suo “papà”, in Italia per presentare l’ultimo libro della serie, Arcobaleno e gli abissi marini (Nord-Sud Edizioni).

 

“Credo che, all’inizio, ciò che più ha colpito i bambini sia stata la tecnica che ho usato per disegnarlo. Le sue scaglie colorate, brillanti e splendenti (rese luccicanti da un foglio di lamina argentata) non potevano non richiamare l’attenzione… Una volta acquistato il libro, però, penso che anche la storia abbia fatto la sua parte per conquistarli. Perché le avventure di Arcobaleno, seppur con un linguaggio molto semplice, affrontano temi importanti, parlano di sentimenti ed emozioni, di legami e di rapporti con gli altri. La generosità, per esempio. O ancora, l’integrazione e l’accettazione del “diverso””.

La sua fantasia da che cosa prende spunto? A far scattare l’ispirazione può essere qualsiasi cosa. Un oggetto che giace da tempo sulla mia scrivania; un’immagine che colgo passeggiando per strada… A volte, nascono prima i disegni e poi la storia; altre volte, invece, prima nasce l’idea per il racconto, poi le illustrazioni. Anche la tecnica che uso varia spesso. I colori a olio, quelli acrilici, le tempere… Ciò che amo di più del mio lavoro è la possibilità di non smettere mai di sperimentare, creare, inventare. Lo faccio sempre con gioia ed entusiasmo.

Oggi si dice spesso che i bambini non sanno più immaginarsi mondi fantastici e misteriosi dove lasciare libero spazio alle idee; che si siano un po’ “impigriti”, complici la tv, il computer, i video giochi… Non credo proprio che i bambini abbiano perso la fantasia. Sono convinto, però, che abbiano bisogno di un aiuto, da parte dei genitori, per “imparare” a dare sfogo all’immaginazione, alla creatività. È importante stare con loro, stimolarli a fare, a creare, a sperimentare. Offrirgli gli strumenti adatti e, soprattutto, spingerli a non aver paura di sbagliare.

In che senso? I bambini devono imparare a non lasciarsi spaventare dalla possibilità di usare la loro fantasia. Ai più piccoli io dico sempre che nel disegno non si può sbagliare. Certo, spesso trovarsi davanti un foglio bianco spaventa. E tracciare il primo segno è sempre un po’ difficile. Basta lasciarsi andare, però, senza timori. E così, magicamente, possono nascere animali incredibili. Come il pesce banana, per esempio, o il pesce matita o il pesce nuvola.

I genitori, invece, forse hanno un po’ troppe aspettative… Sì, temo di sì. Invece di giudicare i propri figli, però, bisognerebbe soprattutto riuscire a farli sentire sicuri delle loro capacità. Senza sottovalutare mai ciò che fanno ma, piuttosto, gratificandoli per il loro impegno. La fantasia è molto importante. Saperla usare non serve solo per disegnare o per immaginare una storia. Può servire anche per trovare la strada per risolvere un problema di matematica.

Ma a tutti i bimbi piace disegnare? Secondo me sì. All’inizio, alcuni dicono “io non lo so fare”. Bastano pochi minuti, però, perché cambino idea e si accorgano di quanto può essere divertente riempire di colori una pagina ancora pulita. Soprattutto se capiscono che ciò che importa non è che il disegno sia perfetto. Ciò che conta davvero è che lo abbiano fatto loro.

Con quali tecniche è meglio che si cimentino i bambini? I più piccoli vogliono “vedere” ciò che hanno creato. I pastelli o le matite con le punte troppo sottili non danno molta soddisfazione in questo senso. Meglio qualcosa di più “grosso”, di più evidente, che lasci un bel segno. Come i pastelli a cera, per esempio. O i colori a dito, che danno anche una sensazione tattile di ciò che si sta facendo. Anche i fogli molto grandi sono perfetti, perché c’è più spazio per disegnare senza limiti. Per la precisione, per i “confini”, ci sarà tempo dopo, da grandi.

 

Chi è Markus Pfister

Nato a Berna, in Svizzera, nel 1960, Markus Pfister ha iniziato la sua carriera come graphic designer in un’agenzia di pubblicità. Nel 1983, però, ha deciso di dedicare più tempo alla sua vera, grande passione, l’arte. Prima si è cimentato con la scultura e la fotografia; poi, nel 1986, ha scritto e illustrato il suo primo libro, Il gufo addormentato, per l’appunto. Dopo, sono arrivati la topolina Gaia, il coniglietto Fiocco, il pinguino Pit, l’ippopotamo Nilo. La serie che gli ha portato maggior fortuna, però, è quella che ha come protagonista il pesciolino Arcobaleno che, oltre ad aver conquistato il pubblico, ha ricevuto anche importanti riconoscimenti dalla critica.

 

di Antonella Galli

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