Nostrofiglio

Apprendimento

Dislessia, come intervenire

Di Simona Regina
dislessia

17 Maggio 2013 | Aggiornato il 06 Dicembre 2017
In età prescolare, un primo segnale di una futura dislessia potrebbe essere un ritardo del linguaggio o la difficoltà a esprimersi. Ma non è ancora possibile fare una diagnosi. Ne parliamo con Roberta Penge, ricercatrice all’Università La Sapienza di Roma
 

Facebook Twitter Google Plus More

 

  • Quali sono i segnali a cui i genitori dovrebbero prestare attenzione?

La dislessia è un disturbo specifico della lettura che si manifesta con una difficoltà nella decodifica del testo.

 

In età prescolare, alcuni segnali potrebbero essere un ritardo del linguaggio e la difficoltà a esprimersi. Ma è davvero troppo presto per fare una diagnosi. “Alla scuola dell’infanzia – spiega infatti la neuropsichiatra infantile Roberta Penge, ricercatrice all’Università  Sapienza di Roma - è difficile per un genitore intuire future difficoltà di apprendimento della lettura: per esempio la voglia o meno di giocare con suoni e parole, che è uno degli indicatori delle successive abilità di lettura, è difficilmente visibile per le mamme e i papà”.

 

In prima elementare, scrivere parole invertendo le lettere e fare più errori degli altri, leggere con estrema lentezza e fatica, scambiare una lettera con un’altra e un suono con un altro, sono segnali di difficoltà di apprendimento ma non per forza e unicamente di dislessia. “Non sono cioè errori esclusivi del dislessico” spiega Penge. E l’elenco potrebbe continuare. Per esempio il non voler andare a scuola, il disinteresse e il rifiuto per le attività di lettura e scrittura assegnate dagli insegnanti, il mancato miglioramento nel corso dell’anno scolastico, che può voler dire continuare a leggere ancora per sillabe e fare grande difficoltà nell’associare a una lettera un suono e viceversa "sono altri segnali di difficoltà che è importante prendere sul serio".  

 

Va ricordato però che “c’è un’enorme variabilità individuale nei tempi di acquisizione della capacità di scrittura e di lettura e che fino alla fine della seconda elementare non è possibile fare una diagnosi definitiva. Quindi prima di fare visite specialistiche meglio aspettare di accertarsi che la difficoltà non sia transitoria. Anche se questo non significa che non si possa sostenere il proprio figlio/a nell’affrontare quelle difficoltà che incontra nel familiarizzare con la lettura e la scrittura. Anzi. E la collaborazione con le insegnanti può essere fondamentale, per curare maggiormente questa area di apprendimento e poter valutare serenamente se la situazione migliora prima di una valutazione clinica”.

 

Per i bambini e le bambine che hanno una storia di difficoltà pregresse (per esempio, se hanno iniziato tardi e male a parlare e a disegnare) o hanno fratelli/sorelle con DSA la probabilità che si tratti effettivamente di un disturbo dell’apprendimento è più alta. In questi casi allora Penge suggerisce di consultarsi con il pediatra per valutare tempestivamente l’opportunità di rivolgersi a un neuropsichiatra infantile per avviare una valutazione diagnostica.

 

  • Che cosa possono fare i genitori quando temono che il figlio abbia un disturbo di apprendimento?

"Dovrebbero sostenere lo sviluppo delle abilità di lettura sia in classe sia a casa, attraverso attività che lo interessino e lo stimolino a leggere evitando eccessiva frustrazione per vedere se migliora. E se alla fine del primo anno di scuola la situazione è invariata, serve una visita da un neuropsichiatra infantile che valuti la possibilità che si tratti di una dislessia e suggerisca il pecorso valutativo e di intervento più adeguato. Anche se la diagnosi definitiva si fa alla fine della seconda elementare, quando tutti i bambini dovrebbero aver imparato a leggere e scrivere bene, prima si interviene meglio è”.

 

Insieme alle maestre allora si possono proporre una serie di giochi – tipo enigmistica – con cui si può far riflettere il bambino sulla composizione delle parole, su come sono distribuite le lettere al loro interno. E anziché insistere a far leggere più volte, con gran fatica, lunghi testi, meglio privilegiare testi diversi e brevi.  

 

Fin dalla primissima infanzia ai genitori si raccomanda di dedicare del tempo alla lettura ad alta voce perché favorisce, tra le altre cose, l’apprendimento di lettura e scrittura. “Ben venga questa bella abitudine – puntualizza la neuropsichiatra –ma quanto però questa pratica riduca la presenza di dislessia non è noto”.

In ogni caso, fatta la diagnosi, il team multidisciplinare competente provvede a dare le opportune indicazioni per la riabilitazione.

 

A chi bisogna rivolgersi per avere una diagnosi?
Come si legge sul sito dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, quando il genitore sospetta un disturbo di lettura, scrittura o calcolo, spesso anche su segnalazione degli insegnanti, è bene rivolgersi al pediatra per ricevere indicazioni sulla opportunità del percorso da intraprendere. Per ricevere una diagnosi è necessario comunque rivolgersi alla ASL di appartenenza dove un’équipe multidisciplinare formata dal neuropsichiatra infantile, dallo psicologo e dal logopedista con esperienza sui Disturbi Specifici di Apprendimento svolge la valutazione clinica che porta all'eventuale diagnosi.

 

  • Dalla dislessia non si guarisce ma si può fare molto per aiutare il bambino

Le difficoltà specifiche dell'apprendimento "in parecchi casi si possono compensare con strategie mirate, tanto che molti bambini opportunamente seguiti da uno specialista e con un'adeguata terapia, riescono a essere abbastanza autonomi nello studio. È molto importante però che i genitori li sostengano nell'autostima: non facendoli sentire sbagliati o inadeguati. E li spronino a coltivare anche attività extrascolastiche dove possano esprimere liberamente sé stessi".

 

La dislessia è classificata tra i disturbi specifici dell’apprendimento. Un disturbo che si può modulare e si può imparare a gestire. “Del resto – continua Penge - le difficoltà di lettura di una bimba di terza elementare sono diverse da quelle di una studentessa universitaria: nel tempo le difficoltà si riducono grazie alla terapia e all’esposizione a lettura e scrittura che accompagna la crescita, anche se la lettura rimane un’attività che costa un po’ di fatica in più, in termini di energie mentali e cognitive. Ma questo non impedisce di imparare, comprendere, andare bene a scuola, laurearsi, ecc.”.

 

Per aiutare i bambini dislessici, a scuola è prevista l’adozione di strategie compensative e dispensative per evitare appunto che la difficoltà di lettura pregiudichi l’apprendimento in generale.

“Con gli interventi riabilitativi mirati invece si fa in modo che la lettura migliori, sia tenendo conto delle difficoltà specifiche del bambino sia rafforzando i meccanismi cognitivi e neuropsicologici sottostanti, lavorando quindi sulla memoria, la capacità di attenzione, ecc.” precisa Penge, ricordando che “i dislessici sono bambini intelligenti e devono imparare e poter esprimere le proprie potenzialità anche se fanno fatica a leggere”.

 

Una raccomandazione per i genitori: le difficoltà nell'apprendimento non vanno mai interpretate come svogliatezza, scarso impegno o pigrizia. II bambino va supportato emotivamente, sottolineando il più possibile le sue aree di forza, ed evitando di focalizzare l'attenzione sulla prestazione e sui risultati scolastici.

 

  • Che cosa si può pretendere dalla scuola e dagli insegnanti

“Che conoscano e applichino la legge 170/2010 e quindi, di fronte a una certificazione di dislessia, attivino il percorso didattico personalizzato che la legge prevede. Se tutto ciò non dovesse avvenire nei tempi previsti, i genitori possono sollecitare i dirigenti scolastici affinché si provveda. Non ricorrere agli strumenti compensativi e dispensativi significa infatti gravare sul percorso scolastico del bambino dislessico e demotivarlo con ripercussioni anche sul piano emotivo” chiarisce la neuropsichiatra infantile.  

 

Le norme ministeriali stabiliscono per esempio che i bambini abbiano più tempo per fare i compiti scritti, che possano usare il computer in classe con un correttore ortografico, che siano valutati sulla base di interrogazioni orali, che non debbano leggere a voce alta di fronte ai compagni, né copiare dalla lavagna perché per loro queste attività comportano una fatica immensa.

 

Come si legge sul sito dell’Associazione Italiana Dislessia, gli strumenti compensativi e le misure dispensative sono citati nella legge 170/2010 e hanno lo scopo di garantire l'autonomia dello studente.

Gli strumenti compensativi sono tutti i mezzi, digitali e non, di cui l’alunno dislessico può avvalersi per superare le proprie difficoltà nella scrittura, lettura... Possono comprendere:

  • mappe concettuali
  • registrazione delle lezioni;
  • testi in digitale e sintesi vocale;
  • uso della calcolatrice
Uno studente dislessico che usa gli strumenti compensativi è come un miope che utilizza gli occhiali.

 

Questa metafora serve a spiegare la natura dello strumento compensativo.

Non è una facilitazione: in quanto non rende meno oneroso lo studio della materia.

Non è un vantaggio: in quanto non pone chi lo utilizza in una posizione privilegiata rispetto a gli altri.

 

Mentre le misure dispensative permettono allo studente di svolgere con alcuni accorgimenti (o non svolgere) alcune attività che risultano particolarmente difficili a causa del proprio DSA.
Possono comprendere:

  • interrogazioni programmate;
  • verifiche orali e non scritte;
  • tempi supplementari per lo svolgimento delle prove;
  • valutazione dei contenuti, non della forma;
  • dispensa dal copiare e dal prendere appunti;
  • dispensa dall'uso del corsivo.

Ai genitori l'AID suggerisce di consegnare subito la diagnosi alla scuola, farla protocollare e richiedere il Piano didattito personalizzato.

 

Una biblioteca digitale per i bambini dislessici

Per facilitare l’apprendimento dei bambini dislessici, l’Associazione italiana dislessia gestisce una biblioteca digitale di libri scolastici: il servizio LibroAid attraverso cui i libri scolastici in formato digitale vengono erogati agli studenti con diagnosi DSA o certificazione 104/1992, grazie al protocollo siglato con l'Associazione Italiana Editori (AIE) e alla collaborazione degli editori aderenti al servizio. 

La versione digitale del testo scolastico è un importante supporto allo studio. Il libro digitale, in formato pdf aperto, può infatti essere utilizzato con:

  • programmi di sintesi vocale, che consentono ai ragazzi di «leggere con le orecchie».
  • software per creare mappe concettuali

Lo studente con DSA può in tal modo compensare le proprie difficoltà e affrontare lo studio in condizioni di maggiore autonomia.

 

 

Potrebbe interessarti anche: