Disturbi dell'apprendimento

Disturbi dell'apprendimento: un aumento ingiustificato. Genitori e scuola devono riprendere in mano il loro ruolo educativo

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23 Ottobre 2017
Negli ultimi quindici anni in Italia si è visto un incremento spaventoso di bambini con certificazioni di disturbi dell'apprendimento: dislessia, discalculia, disortografia... Ma a cosa è dovuto questo fenomeno?  A rispondere a questa domanda ci prova per la prima volta il pedagogista Daniele Novara: "Abbiamo sostituito la psichiatria all'educazione". Ma fermare questa deriva è possibile e necessario e per farlo genitori e insegnanti devono riprendere in mano il loro compito primario: quello educativo. 
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Dislessia, disortografia, discalculia, ADHD... Termini medici  sconosciuti fino a qualche anno fa e che ora invece sono entrati nel linguaggio comune. Soprattutto in quello della scuola dove vengono usati per etichettare i nostri figli.

 

"Negli ultimi quindici anni in Italia c'è stato un incremento spaventoso di diagnosi di disturbi dell'apprendimento" spiega il pedagogista Daniele Novara nel suo libro "Non è colpa dei bambini" (Bur).
Ma cosa è successo? A cosa è dovuto questo incremento?


Lo abbiamo chiesto direttamente a Novara. Ecco quello che ci ha raccontato e che spiega nel suo libro. 

 

I conti non tornano

Negli ultimi anni c'è stato un aumento dei disturbi legati all'apprendimento.

"Un caso esemplare è Rimini" racconta Novara "dove tra il 2012 e il 2014 i disturbi specifici dell'apprendimento nelle scuole secondarie di secondo grado sono aumentati del 330,6%". 

I conti non tornano se si va a guardare anche un altro dato riportato nel libro di Novara. Secondo l'International Academy for Research in Learning Disabilities, organizzazione che si occupa di condurre ricerche sulle difficoltà di apprendimento, solo il 2,5% della popolazione scolastica mondiale dovrebbe incontrare problemi nella cognizione numerica e solo lo 0,5% sarebbe affetto da discalculia. I dati sulle segnalazioni in Italia, invece, parlano del 20% 30% di bambini con difficoltà significative nell'apprendere le abilità di calcolo e che viene avviato a un percorso diagnostico. 


"Questi dati ci aiutano a capire come da noi si confondano problemi e difficoltà con disturbi neurologici" spiega Novara.

 

"I disturbi dell'apprendimento (DSA) consistono in specifiche compromissioni neurologiche, che sono rare e possono evolversi o compensarsi positivamente se opportunamente trattate. Invece le difficoltà, che sono quelle oggi più diffuse, consistono in compromissioni educative e che si risolvono facilmente con delle buone regole.

"Oggi si mandano bambini semplicemente molto vivaci dal neuropsichiatra. Si confonde l'immaturità evolutiva con una patologia".

 

Quello che sta succedendo è che nel dubbio tra difficoltà e disturbo, si sceglie di certificare il disturbo, per non correre rischi; perché più facile da gestire in classe un bambino con certificazione che educare un bambino che magari ha tempi più lunghi degli altri e ha bisogno di un'attenzione particolare dell'insegnante; perché i genitori si sentono tranquillizzati: finalmente pensano di capire come mai il figlio non va bene a scuola.

Genitori e insegnanti rinunciano a mettersi in gioco e il loro posto viene impropriamente preso dai medici. 

 

Questo eccesso di medicalizzazione può essere paragonato alla moda degli anni '70 di togliere le tonsille e all'abuso di antibiotici. Queste due pratiche non solo non si sono dimostrate utili, ma addirittura dannose. 


I danni da certificazione


Insegnanti e genitori potrebbero pensare che la certificazione sia una facilitazione, un aiuto. Ma non è così. L'alunno invece di attingere a tutte le sue potenzialità si adagia nella logica dell'aiuto. 

Invece delle certificazioni sarebbe più utile una didattica che rispetti i ritmi del bambino. Se un alunno fa fatica a leggere, anziché mandarlo subito dal neuropsichiatra, sarebbe il casi di aspettare, dargli tempo, rispettarlo (evitando per esempio di farlo leggere ad alta voce in classe davanti a tutti). Ma per questo non ci vuole una certificazione.

Basterebbe un approccio didattico sensato. "Bisogna lasciare a tutti i bambini l'opportunità di compensare con il tempo e con le esperienze scolastiche adeguate quelle che sono quasi sempre solo incertezze evolutive.

I genitori, inoltrenon dovrebbero avere ansie sulle performance dei figli e smettere di essere competitivi.

Dove le cose funzionano i bambini ce la fanno; dove non funzionano si cercano palliativi medico-sanitari per riempire vuoti che non dipendono dai bambini.

 

La soluzione: educazione e non certificazione


A fronte dell'invasione delle diagnosi quello che noi adulti, genitori e insegnanti dobbiamo fare è recuperare una prospettiva pedagogica. E' con l'educazione che i bambini "guariscono".


"L'educazione crede nelle potenzialià dei piccoli e organizza strumenti e processi con l'obiettivo di stimolare e favorire l'apprendimento".

 

Quello che c'è bisogno è: da una parte una scuola di qualità che si proponga come un'opportunità di crescita e apprendimento per tutti gli alunni, una scuola che investa nelle risorse dei ragazzi e composta da docenti motivati e preparati. Pronti a farsi carico del loro ruolo pedagogico e di guida per le nuove generazioni. Aggiornati anche su un metodo didattico non solo frontale (diverse ricerche hanno dimostarto quanto funzioni meglio l'apprendimento lavorando in gruppo) e non  finalizzato solo al voto.

 

E dall'altra: genitori che sappiano fare i genitori, a cominciare dal mettere in campo un sistema che è alla base dell'educazione.

 

A partire dai cosiddetti "basilari educativi":

1. Una corretta gestione del sonno. I bambini che vanno alla primaria devono dormire circa dieci ore. La mancanza di sonno è la causa dei più comuni disturbi comportamentali come iperattività e deficit d'attenzione.
2. Sviluppare le autonomie: senza di esse l'autostima sarà bassa e di conseguenza ne risente anche l'approccio scolastico. Le autonomie fondamentali sono: dormire da soli nella cameretta, vestirsi, gestire la propria pulizia corporea. Quest'ultima è particolarmente importante perché i genitori devono mostrare autorevolezza verso i figli, difficile da mantenere quando si puliscono i bisogni dei propri figli ormai grandicelli. Se il bambino non riconosce l'autorevolezza in famiglia farà fatica a riconoscere anche quella delle maestre. 
3. Limitare la permanenza davanti agli schermi (tv, tablet, smartphone). Un abuso può causare difficoltà di linguaggio, problemi di sonno e di concentrazione. 
4. Creare un sistema di regole educative condivise da entrambi i genitori: stabilire l'ora per andare a letto, il riordino della stanza, la quantità di tempo davanti alla tv...
5. Mantenere la giusta distanza con i figli: non dormire nel lettone, non fare gli amici dei figli, non essere iperprotettivi, non andare in bagno insieme, non baciarsi sulla bocca come fidanzati, non puntare sul dialogo ma sulle regole.

La distanza emotiva permette di urlare meno e di non farsi travolgere dalla rabbia e dall'aggressività che fanno davvero male ai bambini. E di educare con rigore e senza permissivismi. 

 

Per concludere: il messaggio forte da mandare ai genitori è questo: "prima di portare un bambino da un neuropsichiatra domandatevi se in famiglia state rispettando queste basi educative. La maggior parte dei problemi dei nostri figli si può davvero curare con l'educazione. Vale la pena provarci, no?"

 

Prossimi appuntamenti della Scuola Genitori in cui si parla del libro "Non è colpa dei bambini" di Daniele Novara.
Lunedì 23 ottobre il libro di Daniele Novara "Non è colpa dei bambini" sarà presentato a Milano nell'ambito del primo incontro della Scuola Genitori di Milano. 
Sabato 18 novembre, a Milano, Daniele Novara sarà a Book City per presentare "Non è colpa dei bambini", presso il nuovo Teatro in Maciachini.
 
Altri incontri della Scuola Genitori dove verrà presentato il libro:  Casale Monferrato (AL)  il 10 novembre; Terranuova Bracciolini (AR) il 19 gennaio; Filottrano (AN) il 23 febbraio. Albino (Bg) e Lecco con date da definirsi. 
Per info: www.cppp.it
email: info@cppp.it ;