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Il test Invalsi, consigli ai genitori

Di Daniela Ovadia
test-invalsi

03 Aprile 2013 | Aggiornato il 03 Maggio 2017
Arriva maggio e con esso anche il test Invalsi, un sistema di valutazione della prestazione delle scuole italiane che viene vissuto, da genitori, bambini e ragazzi, un po' come i vecchi esami di stato che punteggiavano, con maggiore frequenza di adesso, la vita di ogni alunno.

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Con i primi di maggio arriva per gli studenti italiani il test Invalsi, un sistema di valutazione della prestazione delle scuole italiane vissuto da tutti un po' come i vecchi esami di stato che punteggiavano, con maggiore frequenza di adesso, la vita di ogni alunno.

 

L'Invalsi, però, non è un esame o, per lo meno, non lo è a livello individuale nella scuola primaria.

Per le secondarie la faccenda è più complicata: alcune prove Invalsi sono state introdotte, nel 2008, all'interno dell'esame di Stato al termine della scuola secondaria di primo grado (l'ex esame di terza media) e di quella di secondo grado (l'ex esame di maturità). I test per la scuola primaria sono invece anonimi e a ogni bambino è associato un codice che consente agli esperti statistici di combinare la prestazione alla prova con elementi di tipo sociale (per esempio il grado di istruzione dei genitori) senza però “svelare” l'identità dello studente.

 

“L'idea di sottoporre tutti i bambini d'Italia allo stesso tipo di test, tarato sulle capacità che dovrebbero aver acquisito a un certo punto degli studi, è nata dall'esigenza di monitorare la qualità dell'insegnamento sia nelle scuole pubbliche sia in quelle private paritarie” spiega Roger Abravanel, autore del best seller “Meritocrazia” e consulente per la valutazione della qualità dell'istruzione durante i ministeri di Letizia Moratti e Mariastella Gelmini.

 

In sostanza, tutti i bambini di II e V elementare e i ragazzi di I e III media e i liceali di I, II, III e V superiore vengono sottoposti a una prova scritta comune a tutte le scuole ed effettuata in contemporanea in tutto il Paese, comprendente test a risposta multipla di italiano e matematica.

Un test a risposta multipla. Come esercitarsi

Proprio la scelta di dare risposte chiuse, cioè da scegliere all'interno di una rosa di possibilità (il che facilita la correzione automatica della prova), ha sollevato le critiche di genitori e insegnanti: si tratta di una modalità di valutazione poco usata nella scuola italiana (ma molto diffusa all'estero), che richiede talvolta abilità logiche peculiari più che uno studio di tipo nozionistico.

Ciò significa che studiare quello che è scritto sui libri non basta per passare l'Invalsi con una buona votazione: è necessario avere dimestichezza con lo strumento, per esempio esercitandosi preventivamente a scuola con i test somministrati negli anni precedenti.

Tanti siti internet pubblicano le prove degli anni precedenti, tra cui proveinvalsi.net

Esistono anche numerose pubblicazioni che raccolgono eserciziari Invalsi (basta recarsi in una qualsiasi libreria scolastica) e, almeno per coloro per i quali il test concorre a formare il voto d'esame, è opportuno dedicare un po' di tempo a familiarizzare con i “trabocchetti” dei test a scelta multipla.

Per quel che riguarda invece la scuola primaria, sono le maestre e i maestri a preparare i piccoli al meglio. In questo caso i test servono a posizionare la scuola nel suo complesso all'interno di una graduatoria nazionale che dovrebbe, in futuro, aiutare il ministero dell'istruzione a individuare le aree più deboli e a potenziarle.

“L'Invalsi è stato in parte falsato, come dimostrato da numerose ricerche, dall'intromissione di insegnanti compiacenti che aiutano i bambini e i ragazzi a rispondere” spiega Abravanel, che cita una ricerca (peraltro a sua volta molto contestata) del sociologo Luca Ricolfi, dell'Università di Torino, secondo la quale nel Centro e Sud Italia gli insegnanti aiutano gli studenti nel 20-30 per cento dei casi contro il 2-5 per cento nel Nord, con un impatto non indifferente sull'attendibilità di quanto rilevato.

Per ovviare a ciò bisognerebbe affidare l'esecuzione del test a un gruppo di rilevatori indipendenti, organizzati direttamente dall'Invalsi stesso, il che al momento, non avviene.

Malgrado ciò, le prestazioni delle scuole del Nord sono migliori di quelle del Centro-Sud, con alcune Regioni, come Puglia, Abruzzo e Basilicata che mostrano, nel rapporto 2012, un miglioramento rispetto agli anni precedenti. Al momento il divario a svantaggio del Centro-Sud rispetto alla media nazionale supera i 12 punti per l'italiano e i gli 11 punti per la matematica, il che corrisponde a circa ¾ di una unità di deviazione standard, cioè una differenza statisticamente molto significativa.

La graduatoria delle scuole non ha, oggi, alcuna ricaduta pratica, per esempio sui finanziamenti erogati a ciascun istituto: su questo punto la discussione è molto aspra e politicamente orientata. Secondo alcuni bisognerebbe premiare gli istituti più efficienti, che sono però anche quelli situati nelle aree più ricche del Paese e che servono una popolazione con una maggior grado di istruzione diffusa, col rischio però di creare scuole di élite e scuole di seconda scelta; secondo altri gli aiuti economici dovrebbero andare alle scuole più in difficoltà, ma ciò non incentiverebbe i migliori insegnanti (e le migliori scuole) a dare il massimo per i propri alunni.

Quello che è certo è che l'Invalsi sancisce un principio importante: non esistono cattivi studenti ma solo cattivi insegnanti. Se una scuola ha prestazioni molto basse, al netto della composizione sociale dei suoi alunni, è perché il corpo insegnanti non si dedica a loro con sufficiente entusiasmo e capacità di coinvolgimento.

E i genitori? Che cosa possono fare?

I genitori sono in genere scarsamente coinvolti nella preparazione di questi test ma possono comunque essere molto utili, innanzitutto verificando che i docenti facciano una adeguata formazione in classe, anche se la metodologia necessaria si discosta da quella che hanno scelto per il loro insegnamento frontale. Inoltre possono incentivare i figli più grandi ad acquistare i manuali di preparazione e a fare gli esercizi, che consentono di acquisire la logica sottostante alla formulazione dei quesiti. Esiste anche un archivio on line dei test degli anni passati sul sito http://www.proveinvalsi.net che comprende anche le prove speciali per studenti con disturbi dell'apprendimento (dislessie, disgrafie, discalculie e simili) o per studenti diversamente abili. Per poter accedere alle prove differenziate la famiglia dovrà provvedere per tempo a consegnare alla scuola le relative documentazioni e certificazioni.

Infine è sempre bene ricordare, specie ai più piccoli, che non si tratta di una gara ma di un esame che va affrontato con calma e maturità: secondo alcuni pedagogisti, l'abolizione degli esami periodici e, in alcune scuole, persino delle verifiche in itinere, ha contribuito a creare una generazione di bambini e ragazzi incapaci di reggere lo stress da performance, con gravi ripercussioni sul loro futuro scolastico e lavorativo, poiché gli esami, come dice un noto proverbio, non finiscono mai.

Qualche consiglio pratico per i genitori
• Sottolineate l'importanza di dare il meglio di sé durante i test e gli esami ma non date al risultato un significato eccessivo: alcuni bambini molto bravi e preparati possono essere paralizzati dall'ansia da prestazione.
• Aiutate i vostri figli a ragionare rapidamente: vanno benissimo per questo i giochi di enigmistica o di logica, ovviamente di difficoltà commisurata all'età.
• Quando conoscete la data del test (che dovrebbe, per le scuole primarie, essere sconosciuta agli allievo, anche se spesso trapela per ragioni organizzative), insistete perché il bambino dorma a sufficienza e faccia una colazione adeguata: stanchezza e ipoglicemia sono due elementi che influenzano in modo negativo le performance cognitive.
• Se la scuola di vostro figlio o figlia risulta costantemente agli ultimi posti nelle graduatorie nazionali (consultabili all'indirizzo http://www.invalsi.it/), chiedete spiegazioni alla dirigenza scolastica e, con gli altri genitori, fate pressioni perché ciò che non funziona venga corretto.