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La scuola digitale, a che punto siamo?

Di Emanuela Mei
digitalschool
12 Agosto 2015
Secondo l'Agenda digitale europea, entro il 2020 tutte le classi dovranno essere connesse. L'Italia ha ancora molta strada da fare e solo investendo sulla Rete e sulla formazione degli insegnanti riuscirà a colmare il gap che la divide dagli altri Paesi della Ue. Intanto però, nonostante le difficoltà, non mancano le buone pratiche. 
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Risale al 2007 il primo Piano Nazionale Scuola Digitale redatto dal Ministero della Pubblica Istruzione con lo scopo di introdurre nelle aule l'ICT (Information Communication Technology) per un uso quotidiano, diretto e interdisciplinare. In sostanza pc, tablet, connessione ad internet e lavagne interattive multimediali (le famose LIM), sarebbero dovute diventare strumenti di aiuto didattico e di apprendimento nelle classi della scuola italiana. E in parte questo è accaduto con la diffusione di circa 70.000 Lim, 1.200 classi 2.0 e 36 Scuole 2.0 (dati MIUR). Ma il percorso per una effettiva digitalizzazione della scuola italiana è ancora molto lungo se consideriamo i dati forniti dal documento governativo La buona scuola secondo cui solo il 9% delle classi primarie e il 23% delle scuole secondarie è connesso ad internet. Una percentuale che segna un gap enorme nei confronti di tutti gli altri Stati europei, Regno Unito e Paesi del Nord Europa in particolare, e che ha destato la preoccupazione dell'Ocse che ci ha incoraggiati più volte a rimediare. (LEGGI ANCHE: Ritorno a scuola: 5 consigli anti-stress ai genitori).

 

Digitalizzazione scolastica, da dove (ri)cominciare


“Introdurre la Lim senza avere fornito alle scuole le infrastrutture idonee, è stato un errore” spiega Paolo Ferri, docente dell’Università Bicocca ed esperto del rapporto fra scuola e nuove tecnologie.

 

“Strumento ormai superato, per questioni di costi e per l'arretratezza degli hardware, la lavagna interattiva è stata accantonata nel piano di riforma della scuola prevista dal governo Renzi e si tratta di una decisione saggia perché le priorità, se vogliamo raggiungere il livello di sviluppo digitale e tecnologico degli altri Paesi, sono gli investimenti sulla Rete e sulla formazione metodologica degli insegnanti”. Parlare infatti di lezioni interattive senza avere a disposizione una semplice connessione è un po' come pensare di guidare l'auto senza metterci la benzina.

 

Tecnologia come sostegno per l'apprendimento...ma non solo


E' ormai acclarato che la rete, i dispositivi mobili e gli strumenti web 2.0 facilitano e migliorano l'apprendimento dei ragazzi, stimolando la loro curiosità e trasformando la lezione in un momento di condivisione. Il semplice accesso a Internet in classe offre la possibilità di accedere ad una quantità di contenuti on-line e di ambienti di apprendimento disciplinari che non possono che migliorare il tasso di preparazione e di motivazione degli studenti.


“Mentre prima l'accesso al sapere era ristretto a luoghi fisici (la scuola, la biblioteca) e a strumenti materiali (i libri e i manuali), oggi nelle nostre tasche c'è tutto il sapere del mondo” continua Ferri. “L'uso della tecnologia nelle scuole favorisce l'apprendimento collaborativo, interrompe le distanze spaziali e quelle temporali – pensiamo ai corsi online o alle lezioni via Skype per chi è impossibilitato a muoversi -, incide sul risparmio dei supporti cartacei, favorisce un rapporto insegnanti-studenti e insegnanti-famiglie e permette lo scambio veloce di informazioni e competenze. E questi sono solo alcuni dei motivi per cui la presenza della tecnologia nelle scuole è più che mai necessaria”.

 

Le buone pratiche di innovazione digitale in Italia


Nonostante sia mancata per anni una guida organica, sono tanti e sparsi per l'Italia i progetti, gli esperimenti interessanti e le buone pratiche relative all'innovazione digitale nelle scuole, anche se spesso sono lasciate alla buona volontà di istituti e docenti. 


Uno degli esempi più rinomati è quello dell'Istituto paritario Frejus, ski college di Bardonecchia, diventato la prima scuola “total tablet” italiana: dotata di lavagne elettroniche, tablet e lezioni in rete tramite il cloud computing, permette agli studenti/sciatori impegnati nelle gare, di seguire le lezioni a distanza.

 

Nellla lista delle scuole virtuose si inseriscono anche il Malignani di Udine, in vetta alle classifiche dei migliori istituti tecnici industriali del Paese e l'ITIS Ettore Majorana di Brindisi, una della scuole del Paese più attente in fatto di innovazione digitale sotto la guida del dirigente scolastico Salvatore Giuliano. 

 

Non mancano poi casi di insegnanti che fanno gruppo sul web (da Insegnanti 2.0 a Il tablet a scuola, a La scuola sulla nuvola) e progetti ambiziosi come quello del Centro Studi Impara Digitale che ha avviato un’ampia sperimentazione per introdurre i tablet in classe, come strumento di apprendimento trasversale, e della  “Scuola Lombardia Digitale” con più di 320 scuole, oltre 4 mila docenti e dirigenti scolastici che lavorano in Cloud per confrontarsi sulla didattica, su come strutturare le classi del futuro e su quali sono le tecnologie più utili.

 

A sperimentare non sono solo le scuole primarie e secondarie ma anche le materne. E' il caso de La Casa di DADA, asilo nido e scuola dell’infanzia non paritaria di Pecetto Torinese, primo in Italia a prevede l’inserimento dell’iPad tra gli strumenti tradizionali per esplorare le diverse aree didattiche: dalla motricità alla musica, dalla narrazione ai primi approcci coi numeri.