Libri bambini

Libri AD ALTA LEGGIBILITA' per bimbi che faticano a leggere

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27 Novembre 2015
I libri ad alta leggibilità rendono la lettura più agevole (e piacevole) ai bimbi e ragazzi che hanno specifiche difficoltà (DSA) e a chi non ha un rapporto facile e sereno con la pagina scritta. Due aspetti essenziali contraddistinguono i libri nati con questo scopo: speciali accorgimenti tipografici e un delicato lavoro sulla comprensione del testo
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I libri ad alta leggibilità rendono la lettura più agevole (e piacevole) ai bimbi e ragazzi che hanno  specifiche difficoltà (DSA, disturbi specifici di apprendimento) e a chi non ha un rapporto facile e sereno con la pagina scritta.

 

Gli aspetti essenziali che contraddistinguono i libri nati con questo scopo sono due: gli speciali accorgimenti tipografici e un delicato lavoro sulla comprensione del testo.

 

Il carattere di stampa è più leggibile

Sul piano tecnico, il font (carattere di stampa) gioca un ruolo fondamentale ed è studiato apposta per risultare più 'chiaro' e riconoscibile dai dislessici rispetto a quelli comunemente usati nei libri.

 

A tal fine, il font deve rispettare dei requisiti scientifici (legati alla 'percezione' che hanno i DSA dei 'segni') e, in genere, è ideato con la collaborazione di logopedisti, psichiatri ed esperti sul tema.

 

E' questo il caso della casa editrice romana Sinnos che ha messo a punto il suo font 'leggimi!' (brevettato dal 2007 e poi acquisito da altri editori) proprio avvalendosi di un team specializzato. Un lungo lavoro che è passato (e passa ancora) anche attraverso una fase di test con i bambini nelle scuole e ha raccolto le indicazioni di insegnanti e genitori.

 

Nel 2014, poi, con l'Università di Camerino, il piccolo editore ha definito due font maiuscoli (leggimi prima e leggimi graphic), destinati, rispettivamente, alle prime letture e ai fumetti.

 

Si è mosso su binari paralleli anche il lavoro di Biancoenero Edizioni che ha disegnato il suo font, 'biancoenero', con la consulenza di una squadra di esperti.

 

Alla sua nascita (2005), Biancoenero ha condiviso con Sinnos il progetto sull'alta leggibilità continuando, poi, in modo autonomo, su questa strada e trasformandola nella sua missione.

 

La narrativa per ragazzi ad alta leggibilità in Italia

In Italia, una maggiore attenzione ai disturbi specifici di apprendimento si è diffusa soprattutto negli ultimi 10 anni, a differenza dei paesi anglosassoni dove è già forte da almeno un paio di decadi.

 

Proprio intorno al 2005, sulla scia della scoperta dell'editore scozzese Barrington Stoke - che da oltre 20 anni pubblica libri per bimbi DSA - Sinnos ha dato avvio al suo progetto. “Da questo 'incontro' e da alcune riflessioni ci si è accesa una lampadina - dice Della Passarelli, presidente e direttore editoriale di Sinnos. Così si è sviluppata l'idea di realizzare libri adatti ai dislessici e a chi ha 'paura' del libro, senza avere difficoltà specifiche di apprendimento”.

 

Al momento, pur se 'piccole' e indipendenti, Sinnos e Biancoenero Edizioni, sono tra le prime realtà che hanno creato un loro font speciale, e un buon catalogo con tutti i requisiti dell'alta leggibilità.

 

Piccola è anche la cremasca Uovonero Edizioni che pubblica la serie delle avventure di Hank Zipzer, scritti dall'attore H. Winkler ('Fonzie'), tra i casi di dislessici di successo più famosi.

 

Tra i 'big', invece, Gribaudo ha appena lanciato una collana con due titoli (usando il font di Sinnos) e ne proporrà altri 4 nel 2016. Per il resto, escono titoli 'spot', che non fanno parte di una collana o di un preciso piano editoriale. Il Battello a Vapore (Piemme), per esempio, ne ha pubblicati due (“Ti volio tanto bene” di L. Frescura e “Allora non scrivo più!” di A. Strada), entrambe storie centrate sulla dislessia.

 

Il font aiuta ma non è tutto. Servono belle storie per appassionare alla lettura

“Il font aiuta ma non è tutto, - dice Irene Scarpati, direttore editoriale di Biancoenero - anzi, per noi è importante che sia simile a quelli più comuni che poi i ragazzi dovranno affrontare”.

 

Secondo Irene Scarpati un font troppo diverso rischia di trasformarsi in un boomerang: il ragazzo faticherà a leggere qualsiasi altro testo non pensato in modo specifico per le sue difficoltà. In più, aggiunge: “Può diventare discriminante perché si vede”.

 

In ogni caso, un font speciale e una serie di misure tecniche (tipo: testo non giustificato, interlinea più alta o più spazio tra le lettere), per rendere la pagina più 'amichevole' da soli non bastano. E' fondamentale una particolare cura per la comprensibilità del testo e l'offerta di belle storie: ne sono convintissime entrambi i direttori editoriali.

 

“Noi lavoriamo con una doppia redazione di ragazzi dislessici per verificare in modo empirico la reazione verso il libro - afferma Irene Scarpati. Il lavoro sul testo ha lo scopo di offrire storie che possano appassionare tutti, senza appiattirlo, aiutando a entrare nel meccanismo della narrazione”.

 

Sulla stessa scia, Della Passarelli sostiene che un approccio più accurato al testo non significa, però, semplificare il libro. “Si tratta di piccoli interventi: per esempio 'il musicista ceco' diventa 'il musicista che viene dalla Repubblica Ceca'”.

 

Dal punto di vista del direttore di Biancoenero, quello che conta di più è accompagnare i ragazzi che hanno difficoltà verso l'autonomia necessaria per gestire da soli (e con serenità) la complessità. “Alla fine, si parla tanto di DSA ma si sorvola sul fatto che i problemi di lettura oggi sono molto diffusi tra i bambini, quindi è fondamentale aiutarli a costruire competenze”.

 

Dunque, i libri ad alta leggibilità sono davvero utili a chi ha difficoltà a leggere?

Per fugare qualsiasi dubbio, l'abbiamo chiesto a Gianluca Lo Presti, psicologo esperto in DSA che ha appena scritto un libro sul tema (“Nostro figlio è dislessico”, Erickson). “Sono nettamente favorevole ai libri ad alta leggibilità, i risultati sperimentati ci sono, nessun dubbio sul fatto che possano aiutare.

 

Consiglio a tutti i ragazzi e alle famiglie di scegliere libri che possano interessare e, quando non ci sono, è possibile sopperire con altri strumenti come la sintesi vocale”.

 

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