Scuola

L'Ocse promuove la scuola italiana: riduce il divario tra ricchi e poveri

Di Niccolò De Rosa
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30 Marzo 2017
Dal confronto Ocse sulle prestazioni di lettura e abilità matematiche, la scuola italiana risulta funzionare meglio di quella di altri paesi, soprattutto per quanto riguarda l'inclusione dei ragazzi delle scuole superiori provenienti da ceti poco abbienti
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Strutture fatiscenti, carenza di insegnanti e programmi confusionari, eppure la scuola italiana funziona eccome!

 

A dirlo è l'autorevole Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) la quale ha pubblicato gli esiti di uno studio dal titolo eloquente: Come si comportano alcune coorti di studenti dell'indagine Pisa ("Programme for International Student Assessment", N.d.R) nell'indagine successiva sulle competenze degli adulti Piaac ("Programme for the International Assessment of Adult Competencies" N.d.R )?

 

In base a ciò che nè è emerso, la scuola italiana è risultata essere una delle più inclusive tra la ventina di Paesi analizzati, con differenze sociali pressoché annullate all'interno del mondo scolastico che dunque, contrariamente al comun sentire, non favorirebbe l'apprendimento e la crescita solo delle classi più abbienti.

Certo, la forbice di diseguaglianza torna ad allargarsi una volta terminato il percorso di studi, ma almeno in questo il Bel Paese rientra perfettamente nelle medie internazionali.

 

La raccolta dei dati

La ricerca ha coinvolto un campione di quindicenni (dunque ancora immersi nell'universo-scuola) e di ventiseienni e ne ha analizzato le differenze di performance sulla base di competenze di Lettura e Matematica.

Si è scoperto così che la scuola italiana sta riuscendo ad attenuare le differenze socio-economiche di partenza degli studenti, piazzando il nostro Paese all'interno della media di altre nazioni come Germani e Stati Uniti, ma con un trend leggermente più positivo.

 

«L'indice che descrive la sperequazione in termini di preparazione tra soggetti più e meno fortunati, riguardo alle competenze linguistiche dei quindicenni - riporta Repubblica - vale per l'Italia 0,45 mentre a livello Osce sale a 0,48. Per la Danimarca è pari a 0,64 e per la Germania sfiora il valore di 0,49».

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