Educazione

Mamma tigre? No grazie

Di Antonella Laudonia
Desiree_Qin_no_mamma_tigre
01 Febbraio 2012
Contrordine (anche se solo in parte). Se appartenete a quella schiera di mamme che si riconosce – o quanto meno ripone fiducia - nei metodi educativi rigidi e inflessibili propugnati da Amy Chua nel suo “Il ruggito della mamma tigre”, che tante polemiche aveva scatenato lo scorso anno, ora potreste fare un passo indietro. Riflettendo su un nuovo studio americano che getta ombre sulle teorie tutte obbedienza e disciplina della controversa docente di Yale
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Mamma tigre? No grazie. A gettare ombre sulla visione orientale del ruolo genitoriale, rigida e inflessibile come è stata presentata da Amy Chua nel suo “Il ruggito della mamma tigre”, è un nuovo studio condotto da Desiree Baolian Qin, docente del Dipartimento sullo sviluppo umano e della famiglia della Michigan State University, cinese come Chua.

Sulla base di un sondaggio a 500 studenti di alto profilo di un liceo prestigioso della East Coast, Qin ha infatti rilevato che gli studenti cinesi sono più depressi, ansiosi e hanno meno autostima dei compagni occidentali. Vengono spinti dai genitori a eccellere, cosa considerata normale nella nativa Cina, mentre non è data importanza invece alla loro felicità (anche perché i genitori stessi vivono ‘un gap culturale’ che può portare all’alienazione e a conflitti all’interno della famiglia).

Nello studio, Qin sostiene invece che i genitori debbano preoccuparsi molto della felicità dei figli, cosa che invece la docente di Yale negava nel suo libro (anche se ultimamente ha fatto in parte dietrofront).

“Penso fermamente che la felicità sia molto importante affinché i bambini crescano in modo sano anche dal punto di vista emozionale e che i genitori debbano prestare attenzione a questo,” ha dichiarato Qin.

Detto questo però, secondo Qin, le reazioni negative al libro della Mamma tigre sono in parte ingiustificate e su alcuni aspetti le mamme occidentali dovrebbero imparare. Per esempio, ha detto, molti genitori americani sono così preoccupati di minare l’autostima dei loro bambini che esagerano nell’altro senso.

“Sono d’accordo con Amy Chua sul fatto che un bambino sviluppi una forte autostima quando veramente riesce in qualcosa. Insomma la sua autostima si deve fondare sui suoi successi, la sua abilità piuttosto che sul nulla. Sento spesso genitori e insegnanti dire ai loro bambini frasi vuote come ‘bel lavoro’ per aver disegnato un cerchio o ‘bravissimo’ per ogni nonnulla”.

Quin sostiene che non c’è nulla di male ad avere elevate aspettative per i propri figli. Il problema spesso è come queste aspettative vengono comunicate.

Conclude: “Tra i due modi di essere genitori, all’orientale e all’occidentale, c’è una sana via di mezzo. La cosa più giusta per i bambini, indifferentemente dalla cultura, è che ci siano aspettative chiare e elevate nei loro confronti ma che queste aspettative si esprimano nell’ambito di un ambiente familiare amorevole e affettuoso”.

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