Scuola

Scuola: la lezione frontale non serve. Se ne parla in un convegno a Milano

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15 Marzo 2018
Non più lezioni frontali né studi nozionistici, ma attività coinvolgenti, lavori di gruppo e attenzione allo sviluppo delle potenzialità individuali. Sono i presupposti del convegno "La lezione non serve. La scuola come comunità di apprendimento" promosso dal Centro PsicoPedagogico a cui parteciperanno esperti provenienti dal mondo della ricerca, della pedagogia e della scuola. Ce ne parla Daniele Novara, pedagogista e fondatore del CPP. 
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"La lezione non serve. La scuola come comunità di apprendimento". E' questo il titolo del Convegno nazionale del CPP (Centro PsicoPedagogico) che si terrà a Milano il 14 aprile. 

Rivolto agli operatori dell'insegnamento, ma non solo, questo incontro vuole essere l'occasione di ridiscutere un modello educativo ormai considerato obsoleto e poco efficace: quello che si basa sulla lezione frontale. 

Ne abbiamo parlato con il pedagogista Daniele Novara, direttore del CPP e promotore del convegno.

 

 

Che cosa significa: "la lezione non serve"?

Dicendo 'la lezione non serve' vogliamo affermare che la lezione frontale di tipo accademico, insegnante in cattedra che parla davanti alla platea di alunni, non funziona. Non funziona perché i bambini e i ragazzi si trovano ad ascoltare passivamente il docente che, come un retore, spiega la lezione.

Invece, per un apprendimento più efficace è necessario coinvolgere gli alunni: attraverso laboratori, attività, lavori di gruppo (è stato dimostrato che i ragazzi apprendono molto di più attraverso gli scambi con i coetanei).

Questo tipo di lavoro che noi proponiamo è la metodologia maieutica (parola che deriva dal greco e significa: aiutare l’interlocutore a tirar fuori da se stesso le risposte che ha già ma non sa di avere), che propone una logica di apprendimento cooperativo ed esperienziale" spiega Daniele Novara.

 

Quali sono i vantaggi di questa metodologia?

"Sviluppa le risorse degli alunni e si focalizza sulle loro capacità. In pratica si basa sul far lavorare il più possibile gli studenti; infatti è attraverso il fare che si impara. E' anche un modo per preparare i nostri ragazzi al mondo del lavoro, dove è richiesta praticità, non solo teoria.

Per fare un esempio: per prendere la patente e guidare nel traffico cittadino non basta l'esame di teoria, ma ci vuole anche quello di guida. Ecco, adesso la scuola italiana prepara solo alla teoria e non è sufficiente per diventare 'automobilisti' del mondo".

 

Le riforme degli ultimi anni hanno apportato qualche cambiamento?

"La riforma si è concentrata sui contenuti delle materie. Invece è arrivato il momento di entrare nella metodologia. Quella attuale risale ai tempi di Gentile. E' ora di svecchiarsi e togliersi un po' di polvere.

Bisogna guardare al Nord Europa dove la lezione frontale è già stata abbandonata.

 

Un altro retaggio che ci portiamo dal passato è il binomio matematica/italiano al centro dell'insegnamento. Un concetto vecchio e sorpassato. Sappiamo che ci sono tanti tipi di intelligenze diverse e va dato spazio a tutte, puntando a sviluppare le risorse di ognuno. 

 

Per esempio, anche l'aspetto motorio è molto importante nello sviluppo cognitivo dei bambini e oggi nelle primarie è decisamente bistrattato, educazione fisica è considerata una materia di serie B e i piccoli fanno pochissimo movimento, escono poco in giardino e in alcune classi addirittura passano l'intervallo in aula, il che è gravissimo. 

 

 

Qualcosa si sta muovendo?

"Sì. Innanzitutto è positivo che le maestre escano dalla facoltà di pedagogia e non sia più sufficiente il diploma magistrale. Avere docenti preparati e consapevoli della loro missione educativa è fondamentale.

Utile in questo senso è stato anche il bonus insegnanti che permette aggiornamenti continui. 

Inoltre negli ultimi anni si è visto un importante ritorno del metodo di Maria Montessori, considerata a livello mondiale come la più grande pedagogista di tutti i tempi e per di più italiana e proprio da noi è stata dimenticata per anni (mentre in Europa e negli Stati Uniti il suo metodo è molto seguito). E' arrivato il momento di riprendere in mano le sue proposte.


Infine, in diverse scuole si stanno aprendo le prime sezioni a orientamento maieutico. Noi del CPP facciamo dei corsi annuali proprio per formare i docenti a questa metodologia". 

 

Quali sono gli obiettivi del convegno di aprile?

"Sarà un giornata in cui il CPP si confronterà con dieci relatori provenienti dal mondo della ricerca, della pedagogia e della scuola, come Francesco Dell'Oro, Silvia Vegetti Finzi,  Anna Oliverio Ferraris e Alberto Oliverio, per discutere insieme su una nuova proposta educativa.

Con l'obiettivo di contrastare la tradizionale lezione frontale che isola gli alunni fra di loro e si fonda su una valutazione nozionistica.

Vogliamo dire che la scuola non deve essere un quiz televisivo, dove chi risponde per primo vince, non può basarsi su test a crocette come gli Invalsi.

Ma deve essere una comunità d'apprendimento, dove ogni alunno si appropria delle capacità in modo progressivo, secondo i suoi tempi e le sue capacità.

 

Il Convegno vuole essere l'occasione per respirare aria nuova, scoprire il coraggio del mestiere educativo, che porta in primo piano i dispositivi pedagogici rispetto a quelli digitali (utili ma alla resa dei conti poco significativi). 

Quello che vogliamo ribadire è che ogni insegnante deve essere una risorsa preziosa per i suoi alunni".

 

 

Info

Convegno: "La lezione non serve. La scuola come comunità di apprendimento".

Quando: 14 aprile 2018

Dove: Milano presso il Teatro Carcano, Corso di Porta Romana, 63

Iscrizioni: cppp.it