Scuola primaria

Scuola: le 5 caratteristiche che non possono mancare

scuola
29 Marzo 2018
L'apprendimento deve essere l'obiettivo principale, ma non possono mancare la socialità, il rapporto con adulti testimoni del sapere, l'abbondanza intesa come diversità, (perché sono le differenze che fanno crescere e non le privazioni né le omologazioni), e la gestione del conflitto come strumento di insegnamento. Ecco le cinque caratteristiche fondamentali che la scuola deve offrire. Ce ne parla Paolo Ragusa del CentroPsicoPedagogico.
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Paolo Ragusa,  counselor e formatore al CPP,  sarà uno dei relatori al convegno "La lezione frontale non serve" che si terrà a Milano il 14 aprile.

Nel suo intervento, dal titolo "Qual è la scuola che ci serve",  vuole approfondire  le cinque caratteristiche che la scuola deve avere per essere efficace. Ce le anticipa in questa intervista. 

 

1. Apprendimento

Innanzitutto partiamo dall'apprendimento che deve essere lo specifico della scuola e questo non  sempre è scontato. Capita a volte che gli insegnanti mirino  a fare belle lezioni perdendo di vista l'obiettivo principale: cioè che i bambini imparino. 

Oggi un bambino viene considerato problematico quando non permette al docente di fare lezione. Per questo è importante ribadire la parola apprendimento. L'apprendimento non deve essere subordinabile ad altro.

Senza apprendimento non c'è scuola. Ecco perché scopo dell'insegnante non è evitare che i bambini difficili disturbino in classe, ma fare in modo che quei bimbi difficili imparino. 

 

Con apprendimento non si intende la semplice trasmissione di nozioni, ma far sì che il bambino attraverso un'esperienza impari a riconoscere qualcosa che poi saprà riutilizzare. Ad esempio,un bambino fa esperienza dei numeri in modo da saperli riconoscere e riutilizzare quando serve.

 

2. Socialità

La scuola è scuola se è esperienza sociale. Deve essere il luogo dove si costruiscono i basilari dello stare insieme, stare con gli altri per imparare a stare al mondo. 

Quello che va evitato è la pratica dell'isolamento: se un bambino disturba o litiga con i compagni non va allontanato, magari mettendolo in un banco da solo vicino alla cattedra, ma va invece educato allo stare insieme e l'unico modo è metterlo in mezzo agli altri.

 

Inoltre i bambini imparano molto di più dai bambini che dagli adulti, per questo è fondamentale che in classe si svolgano attività di gruppo. 

 

3. Adulti

Nela scuola il soggetto che ha la regia è l'adulto. E per i bambini è importante che l'adulto sia una figura di riferimento.

Si è visto infatti che gli alunni che imparano di più sono quelli che provano un forte transfert verso il maestro perché per loro è un testimone. Cioè sa trasmettere messaggi molto importanti come: "imparare vale la pena", "le difficoltà si superano" "io ti dico che questo si può fare e ti dico anche come farlo"; il maestro testimone si differenzia da quello che si pone come modello perché è in grado di lasciare aperto uno spazio di imitazione, non di replica. 

 

L'insegnante modello, invece, non funziona perché i bambini sono più stimolati dalla possibilità di imitare piuttosto che replicare.

  Il modello dice "fa come me", il testimone invece  trasmettere il concetto "io faccio così, tu prendi quello che ti serve e mettici del tuo".

Un insegnante che si pone come  modello, vive la classe come un palcoscenico e pretende che gli alunni siano come dice lui;  un testimone fa le sue lezioni con passione, senza pretendere che gli scolari imparino a memoria quello che dice, ma se la sua passione è sincera attraverso le emozioni saprà trasmetterala. 

In sostanza i docenti devono essere adulti in gradi di testimoniare la loro soddisfazione, devono essere loro stessi degli appassionati di quello che insegnano, solo così saranno in grado di trasmettere il sapere in modo positivo ed efficace.

 

 

4. Abbondanza

La scuola deve essere luogo di abbondanza nel senso di differenze.

I bambini devono fare esperienza del diverso. Per fortuna non sono i genitori a scegliere insegnanti e compagni dei figli che rischierebbero così di vivere immersi in un’omogeneità culturale spesso autoreferenziale, mentre i bambini hanno bisogno di fare esperienza del diverso per crescere.

Quindi è importante che non si formino scuole di uguali (tipo le scuole di soli italiani), perché l'esclusività è un limite e una privazione, bisogna invece cercare l'abbondanza.

E' attraverso lo stare con il diverso che si imparano tante abilità, tra cui l'adattamento reciproco. 

 

5. Conflitto

La scuola deve insegnare ai ragazzi a fare buona esperienza di conflittualità, a gestire il conflitto.

Se un bambino durante la lezione si distrae, pensa ad altro e chiacchiera, l'insegnante prima di tutto deve chiedersi "che cosa sta succedendo?", e riconsiderare se forse quello che sta spiegando non va bene per quell'alunno, forse è troppo difficile, forse c'è un problema... quindi ripensare la metodologia di lavoro; poi in seconda battuta dare un indirizzo al bambino: "adesso tu devi fare questo lavoro che ti chiedo". Questo è un atto conflittuale che significa non riprendere né riproverare (e tanto meno umiliare), ma rimettere il bambino al lavoro in modo fermo e deciso.

Il conflitto deve essere usato per dare agli insegnanti delle informazioni e orientare il loro lavoro affinché gli alunni apprendano. 

 

 

Info

Convegno: "La lezione non serve. La scuola come comunità di apprendimento".

Quando: 14 aprile 2018

Dove: Milano presso il Teatro Carcano, Corso di Porta Romana, 63

Iscrizioni: cppp.it