Scuola

Il grande dilemma del regalo alle maestre

Di Valentina Murelli
regalo_maestre
04 Giugno 2019
La questione del regalo all'insegnante è spinosa: farlo o non farlo, e di quale valore? Se n'è occupato perfino il Financial Times, in un articolo ironico sull'argomento. La soluzione? Parlarsi serenamente, non dare per scontato di avere ragione e cercare una mediazione
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Ogni fine anno – ma spesso accade anche a Natale – è sempre la stessa storia: la chat di classe entra in fibrillazione e ogni chiacchierata tra genitori finisce sempre sullo stesso argomento, il regalo agli insegnanti. Farlo o non farlo? E se sì: quanto raccogliere? Cosa comprare?

 

Quella del regalo di fine anno è una tradizione diffusa da tempo in Italia (e non solo) e regolamentata per legge. Come gli altri dipendenti pubblici, infatti, anche gli insegnanti non possono accettare regali, “salvo quelli d'uso di modico valore effettuati occasionalmente nell'ambito delle normali relazioni di cortesia", come stabilito da un decreto emanato nel 2013 dal Presidente della Repubblica. Questo modico valore è indicato come non superiore a 150 euro, ma – precisa il decreto – le singole amministrazioni (dunque i singoli istituti) possono anche prevedere limiti inferiori. Abbiamo chiesto ai genitori che seguono la pagina Facebook di nostrofiglio.it di dire la loro sul tema e, come prevedibile, sono arrivati tantissimi commenti.

 

Mauro non ha dubbi: “Le maestre crescono i bambini per cinque anni, insegnano a leggere e a scrivere ma anche a stare insieme, sedano liti e mitigano le antipatie, gestiscono la preadolescenza e c'è chi si mette a fare il taccagno per cinque euro alla fine dell'anno?”. Un post che scatena la divisione tra chi pensa che a crescere i bambini siano i genitori, non i maestri, che stanno solo facendo il loro lavoro (per il quale non sono dovuti regali) e chi sottolinea che però si tratta di un lavoro molto particolare. Scrive Ylenia: “Un conto è limitarsi a fare un lavoro, un altro è farlo bene: accorgersi che uno studente ha problemi e creare un percorso su misura per aiutarlo, oppure diventare un po' psicologi per sostenere un bambino con genitori che si stanno separando”. Idem Roberta: “Dopo la famiglia, gli insegnanti sono le persone che più seguono i bambini nella loro crescita, facendo più di quello per cui vengono pagati”. E per giustificare il sì al regalo, Isabella e Donata fanno leva su parole come “educazione” e “riconoscenza”.

 

Ma c'è anche chi aggiunge altri spunti di riflessione: Emperatriz e Costanza, per esempio, sottolineano che anche questa è una forma di consumismo. Mentre Ivana esprime contrarietà “perché c'è chi può dare 100 e chi può dare uno”, per cui la richiesta di soldi per il regalo potrebbe mettere in difficoltà alcune famiglie, imbarazzando anche i bambini. A questo proposito non mancano i suggerimenti: evitare in partenza di coinvolgere le famiglie in difficoltà (che però potrebbero vivere il gesto come un'umiliazione), richiedere una somma veramente simbolica, proporre regali realizzati dagli studenti.

 

Il tema infiamma anche all'estero: lo scorso dicembre un gruppo di genitori scozzese, Connect, ha lanciato un appello a pensarci due volte prima di imbarcarsi nell'acquisto di un regalo di Natale per gli insegnanti, sottolineando l'esagerato consumismo che c'è ormai dietro questa usanza e la difficoltà che può creare a famiglie indigenti. L'iniziativa è stata appoggiata dal principale sindacato di insegnanti scozzese e dal Child Poverty Action Group. E sempre nello stesso periodo è uscito sul sito del Financial Times un articolo ironico sul tema dei regali di Natale agli insegnanti della giornalista finanziaria Clear Barrett.

 

“La questione è spinosa perché non c'è un atteggiamento giusto o sbagliato a priori: ha ragione – o meglio, non ha torto – sia il genitore che vede nel regalo un gesto di buona educazione, sia quello che addirittura lo considera svilente del ruolo dell'insegnante” commenta Daniela Bulgarelli, docente di psicologia dello sviluppo e dell'educazione all'Università di Torino. “Il modo migliore per affrontarla è parlarsi serenamente (meglio se di persona), non dare per scontato di avere per forza ragione e, quando possibile, cercare una mediazione, che potrebbe essere quella di fare un regalo utile alla classe”. Una soluzione in effetti molto praticata in varie scuole, insieme alle donazioni in beneficenza.

 

(Articolo pubblicato a maggio 2019 sulla rivista per insegnanti Focus Scuola)

 

Che cosa è Focus Scuola


Focus Scuola è la rivista rivolta ai docenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado.
Disponibile solo su abbonamento, costa 69 euro (abbonamento annuale, 10 numeri) o 99 euro (abbonamento due anni, 20 numeri).