Scuola superiore

Scuole superiori: 7 dritte per agevolare lo studio ai ragazzi (e ottenere voti migliori)

studenti
26 Agosto 2016 | Aggiornato il 26 Agosto 2016
Fare un planning settimanale di studio, non criticare gli insegnanti e i loro metodi davanti ai ragazzi, non distrarsi durante le lezioni: sono alcuni dei punti irrinunciabili che facilitano lo studio ai ragazzi che frequentano le scuole superiori. l professori Lorenzo Sanna e Marcello Bramati lo hanno chiamato «il metodo BS» dove BS sta per «basta studiare». 
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Le pagelle del primo trimestre appena consegnate hanno creato malumori e arrabbiature in famiglia? Avete un figlio alle superiori e i suoi compiti sono il vostro incubo? Due prof. di liceo quarantenni hanno ideato un metodo per ottenere voti migliori, liberarsi dalla schiavitù dei ripassi “in notturna” o dei week-end blindati da esercizi e discussioni.

 

l professori Lorenzo Sanna e Marcello Bramati lo hanno chiamato «il metodo BS» dove BS sta per «basta studiare». Condensati nel libro «Basta studiare!» (Sperling & Kupfer, dal 26 gennaio in libreria) – e anticipati qui di seguito dagli stessi autori, in esclusiva per il nostro sito – ecco i sette punti irrinunciabili del metodo nato da anni di esperienza in classe, colloqui con i genitori e con gli studenti.

 

 

1. Genitori: seguite i ragazzi

 

 

I 14/15enni non possono navigare da soli nelle acque delle scuole superiori. L’ «ormai è grande» non funziona subito: è un punto di arrivo, non di partenza.

 

 

2. Genitori: statevene al giusto posto

 

 

La mamma che corregge l’insegnante di latino o il papà che sbuffa perché il figlio fa poche materie ‘pratiche’ a scuola non aiutano. Questionare su programmi e metodi serve poco, così come le giustificazioni quando il proprio figlio non ha studiato.

 

Il ruolo dei genitori non è quello di fare di nascosto i compiti del figlio in difficoltà, attaccare il prof “troppo severo” o punire il figlio che non ha studiato. I genitori devono vestire i panni dei mediatori: a loro il compito di stimolare – anche con l’esempio nel lavoro e in casa – la responsabilità e l’impegno dei figli.

 

 

3. Ragazzi: fate il planning

 

 

E’ la parte centrale del metodo, che si basa su “isole di studio” a seconda delle materie e degli impegni dei ragazzi durante la settimana o nel week-end. Si crea un calendario a griglie con i giorni della settimana, compreso il week-end, suddividendo il pomeriggio in tasselli di 60 o 90 minuti. Tassativo il sabato pomeriggio libero: i ragazzi devono “staccare” dalla scuola.

 

Se non ci sono particolari compiti in classe nei primi giorni della settimana, anche la domenica pomeriggio è libera. Il trucco è trovare, tutti i pomeriggi, almeno un’ora di “studio pulito”, da dedicare di volta in volta alla materia ‘più urgente’, quella in cui si ha più difficoltà.

 

Sono 60/90 minuti in cui bisogna staccarsi dallo smartphone, o metterlo silenzioso, staccarsi anche da Internet se bisogna studiare o fare esercizio e concentrarsi in una stanza il più possibile silenziosa, seduti alla scrivania ( non vale lo studio sul divano o per terra). L’ora di "studio pulito" dovrebbe possibilmente avvenire tra le 16 e le 18.

 

I ragazzi hanno pomeriggi occupati da attività sportive e “social” (Snapchat, WhatsApp, Facebook, Instagram) che aiutano il relax e la socializzazione dopo la scuola ma - se diventano invadenti - disperdono energie mentali: il pomeriggio scorre improduttivo e si deve correre ai ripari la sera.

 

Risultato? Il momento della cena è vissuto di fretta, quasi con fastidio, perché bisogna “finire (o magari iniziare) i compiti” con conseguente studio e lavoro notturno che limita le ore di sonno.

 

Se, specie per i più dotati, lo studio serale può anche avere risultati positivi nell’immediato (“ho fatto nottata e ho preso 7 in fisica”) a lungo andare - parola di prof. – rende i ragazzi nervosi, stanchi e poco produttivi. Deve essere l'eccezione, non la regola.

 

 

4. Genitori: create l'ambiente di studio adatto

 

 

Nel primo biennio superiore spetta ancora ai genitori creare a casa un ambiente di studio adeguato, la possibilità di accesso a una stanza o a uno spazio meno rumoroso, favorire lo studio anche con altri coetanei.

 

Mamma e papà lavorano entrambi full time?

Meglio organizzare le attività pomeridiane dei fratellini minori di modo da creare a casa “isole di studio” tranquille per i più grandi.

 

 

5. Ragazzi, i nemici da temere sono due: disorganizzazione e distrazione

 

 

In classe i ragazzi imparano il metodo di studio da applicare a casa e il planning aiuta la suddivisione nel lavoro. Nel primo biennio è importante seguirlo in maniera precisa: specie se ci sono materie da recuperare, l’ora di ‘studio pulito’ è fondamentale tutti i giorni.

 

La distrazione in classe è l’altro nemico da temere perché mina la possibilità di ricordare bene le lezioni una volta a casa. Educare i ragazzi all’attenzione in casa (niente smartphone a tavola, dialogo genitori-figli sulla giornata passata, ecc.) è un utile allenamento.

 

 

6. Ragazzi: ecco gli alleati preziosi

 

 

Tre gli alleati per vincere la battaglia contro un brutto voto: le indicazioni dei docenti (richiedere sempre un colloquio singolo, extraorario, specie in queste settimane dopo le pagelle, per capire cosa migliorare nel metodo di studio o, e questo va ammesso con onestà prima di tutto verso se stessi, nel numero di ore dedicate all’apprendimento pomeridiano), il quaderno degli appunti (secondo i prof contiene il 70% delle nozioni: è una risorsa preziosa di cui deve avere cura ogni studente) e il diario dei compiti e degli impegni (il planning di cui si diceva).

 

 

7. Genitori: trovate voi per primi la motivazione

 

 

Niente paura di risposte a monosillabi o alzate di occhi al cielo: continuate a chiedere ai vostri figli come sono andate le cose a scuola, dettagli e curiosità sulle lezioni e sui compagni. Confidare loro parti della vostra vita lavorativa può favorire la complicità e il confronto: fatelo spesso. L’esempio è il più grande motivatore.

 

Avete comprato il nuovo telefonino e ne capite poco? Cercate informazioni, aprite il manuale, studiate davanti a vostro figlio: svilupperete in casa un sano approccio “di studio” verso le novità. E se la consegna delle pagelle è stata davvero un disastro, l’atteggiamento giusto da tenere in casa è quello costruttivo: spiegare che sbagliare si può, ma che si può imparare a "sbagliare meno o meglio".