Scuola

Smartphone in classe: punti di vista a confronto

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20 Settembre 2017
Pochi giorni fa la ministra dell'istruzione Valeria Fedeli ha sdoganato l'utilizzo degli smartphone in classe per fini didattici. Giusto o sbagliato? Il parere di diversi esperti.
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E' di pochi giorni fa l'annuncio della ministra Valeria Fedeli sull'argomento cellulari e scuola. La Fedeli ha infatti sdoganato l'utilizzo degli smartphone in classe, con lo scopo di utilizzarli per fini didattici.

 

Il mondo sta cambiando, i ragazzini anche e la scuola dovrebbe stare al passo con i tempi. Per questo la ministra, in una lunga intervista a La Repubblica, ha spiegato la sua posizione a favore degli smartphone nelle aule italiane.

 

Smartphone in classe: perché sì

Secondo la Fedeli lo smartphone "è uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico".

 

La ministra ha anche annunciato che da venerdì ha messo al lavoro una commissione di esperti che entro 45 giorni stabilirà alcune linee guida per l'utilizzo corretto a scuola. 

 

Dispositivi elettronici in classe: il divieto nel 2007

Dunque il cellulare in classe visto come un'opportunità. Una presa di posizione che mette in discussione una circolare del 15 marzo 2007 firmata dall'allora ministro Giuseppe Fioroni, che bandiva l'utilizzo dello smartphone e di altri dispositivi elettronici nelle aule.

“L’uso del cellulare e di altri dispositivi elettronici rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente – spiegava l’allora ministro – configurando, pertanto, un’infrazione disciplinare sanzionabile attraverso provvedimenti orientati non solo a prevenire e scoraggiare tali comportamenti ma anche, secondo una logica educativa propria dell’istituzione scolastica, a stimolare nello studente la consapevolezza del disvalore dei medesimi”.

 

 

Smartphone e scuola: posizioni a confronto

La dichiarazione della ministra Fedeli ha aperto il dibattito pubblico.  Il no arriva dall’ex digital champion Riccardo Luna (nominato da Matteo Renzi), oggi direttore dell’agenzia Agi: “Il digitale deve cambiare la scuola, ma non così".

 

"Siamo prossimi alla resa del sistema educativo" commenta a il quotidiano.net lo psicoterapueta ed esperto di cyberbullismo Luca Pisano, direttore di Ifos. "La scuola tecnologica delega la funzione del pensare a un oggetto. Questa è la base per fabbricare cretini a scuola: con gli smartphone non si sviluppa l’apparato psichico. Il docente così si depotenzia: c’è già la lavagna didattica, a cosa serve il cellulare? Come farà poi il prof a controllare che gli studenti non giochino o vedano porno durante la lezione? Siamo passati dalla direttiva Fioroni del 2007 (in cui si vietava l’entrata dei cellulari nelle scuole, ndr ) alla resa di oggi: sembra che la scuola, non avendo strumenti per impedire un abuso degli smartphone in classe, legalizzi il suo uso. La capacità di mantenere costante la concentrazione è decisiva per l’apprendimento, ma con gli smartphone gli alunni avranno decine di stimoli e la classe non sarà più gestibile".

 

Contrario all'idea anche lo psicologo e psicoterapeuta Alberto Pellai, che spiega le sue motivazioni in una lettera rivolta direttamente alla ministra Fedeli sul magazine online Family Health. "Io non so che cosa le diranno i suoi esperti. Ma anch’io, che qualche esperienza nel settore ce l’ho, le vorrei dire alcune cose. Sono contrario a questa idea".

"Ho parlato con centinaia di docenti in questi anni: so quanta fatica hanno fatto a elaborare una regolamentazione intorno all’uso dei cellulari a scuola" continua lo psicoterapeuta. "La gran parte di loro ha optato per mettere regole molto restrittive. Nessuno dei mie quattro figli, per esempio, può usare il cellulare in classe. E io penso che questa regola sia sacrosanta. “Per fortuna” – mi dico spesso – “che almeno la scuola ancora fornisce ai ragazzi la consapevolezza che ci sono luoghi della vita dove è necessario stare concentrati sul volto dell’altro, mettere lo sguardo dentro lo sguardo di chi ci sta intorno, dove ascoltare e fare attenzione a chi parla non avviene in contemporanea con una serie di altre infinite funzioni (controllare le mail, facebook, i vari profili sugli altri social, le ultime news di sport e chi più ne ha più ne metta) in modalità multitasking”. Tra l’altro, come lei certamente ben sa, le neuroscienze hanno in più occasioni dimostrato che la modalità multitasking –applicata ai compiti di studio, apprendimento, attenzione e concentrazione – invalida parzialmente e riduce la qualità dei risultati che vengono raggiunti".

 

Ad opporsi alla ministra Fedeli è anche il pedagogista Daniele Novara su ilfattoquotidiano.it: “Lo smartphone in classe è l’ultimo atto della consegna della scuola italiana alle lobby digitali. Il ministero confeziona come novità la svendita della scuola agli interessi dei colossi dell’informatica. La didattica digitale non appartiene in alcun modo alla didattica progressista e innovativa”.