Sport e bambini

Ferrara: la scuola di calcio giusta è quella dove ci si diverte

ciro-ferrara
14 Maggio 2009
Come iniziare i bambini al calcio? Lo abbiamo chiesto a uno dei campioni del calcio più simpatici e popolari degli ultimi anni, l'ex difensore della Juventus, ora responsabile del settore giovanile della 'Vecchia Signora'.
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La squadra è quella “più amata dagli italiani”, il volto è quello di uno dei campioni del calcio più simpatici e popolari degli ultimi anni. Stiamo parlando della Juventus e di Ciro Ferrara.

La Vecchia Signora ha creato uno strepitoso settore giovanile, efficace nei risultati sportivi e nella produzione di nuovi talenti come nell’educazione di centinaia di ragazzi coinvolti in un progetto nel quale il pallone ha lo stesso valore della scuola. Non di più.

L’anima, il Gran Mogol di questa scuola calcio è l’ex difensore, pilastro in tempi ancora recenti non solo della Juventus, ma anche della nazionale. A lui nostrofiglio.it ha chiesto i consigli giusti per far iniziare a un bimbo, per stargli vicino durante l’attività, per consigliarlo nella giusta maniera e per “salvarlo” da mani sbagliate se si rivela un campione.

Signor Ferrara, quali sono le caratteristiche per riconoscere una predisposizione nel bambino per il calcio?

È difficile indicare con certezza quali sono le caratteristiche giuste. Fortunatamente si tratta di uno sport che, almeno all’inizio, non richiede particolari attitudini se non la coordinazione nei movimenti, la voglia di giocare e di divertirsi. Diciamo che se il talento si può vedere a occhio nudo e può essere distinguibile da tutti, è solo con l’allenamento che si potranno valutare le vere qualità di ogni bimbo.

Che cosa bisogna guardare con più attenzione per scegliere la scuola calcio giusta?

Credo che sia fondamentale cercare un ambiente sano che faccia vivere i “primi passi” nel mondo del calcio in assoluta serenità eliminando pressioni e aspettative eccessive che possono solo esasperare il comportamento di piccoli atleti che crescono (verrebbe da aggiungere anche quello dei genitori che a volte si attendono troppo dal bambino, ndc).

Quali sono a suo avviso le qualità che devono avere gli allenatori-educatori della scuola calcio ideale?

Devono essere sì tecnicamente preparati ma anche, e aggiungo soprattutto, degli operatori bravi a far crescere i giovani armonicamente in due ambiti: sportivo e umano. L’aspetto tecnico è infatti fondamentale – come in qualsiasi disciplina – ma lo è anche l’educazione che viene impartita ai giovani: rispetto delle regole, dei compagni e degli avversari e la capacità di affrontare, metabolizzare e superare le sconfitte. È proprio per questo che la Juventus ha dato il via al Progetto Formativo Integrato che ha lo scopo di accompagnare il bambino, e la sua famiglia, nella propria crescita come sportivo e come uomo.

L'intervista prosegue nella pagina seguente

 

 

 

Come fa un genitore a osservare l'efficacia degli insegnamenti della scuola calcio nel bambino?

 

Una buona scuola calcio fa sì che il bambino si diverta e inizi a relazionarsi con gli altri in totale e assoluta serenità spronandolo a fare sempre del proprio meglio per il bene proprio e del collettivo.

Come bisogna parlare al bambino per fargli "imparare" la sconfitta?

In maniera assolutamente pacata e serena. I giovani devono imparare il valore educativo della sconfitta perché è il primo passo per poter divenire degli sportivi veri.

Che cosa bisogna dirgli per fare in modo che rispetti sempre e con correttezza l'autorità dell'allenatore e dell'arbitro?

Più che dire qualcosa è necessario educare con il buon esempio al rispetto e alla correttezza nei confronti delle altre persone, sia che essi siano arbitri, allenatori, compagni o avversari (spesso il cattivo esempio arriva proprio dai genitori troppo presenti o accaniti nel sostenere il proprio figlio a dispetto degli altri suoi compagni o, peggio ancora, degli avversari, ndc).

Se il proprio figliolo fa vedere di essere un campione cosa bisogna fare per "preservarlo"?

Bisogna stargli vicino accompagnandolo in ogni fase della sua crescita facendogli capire che la strada è molto lunga e che in pochi riescono ad arrivare. Così facendo credo si evita di illudere il bambino e si possa continuare invece a proporgli il concetto di gioco e di divertimento.

Come bisogna comportarsi con eventuali procuratori che si avvicinano per parlare del figliolo anche in tenera età?

Bisogna fare attenzione e utilizzare il buon senso. Come sempre. A volte all’interno delle scuole calcio compaiono persone che si dimostrano particolarmente interessate alle doti tecniche di alcuni bambini e millantano risultati che sono ancora molto distanti dalla realtà illudendo . Mi ripeto: bisogna essere accorti e far vivere al bambino la dimensione di gioco senza creare speranze o convinzioni che potrebbero un domani essere disattese.

Come bisogna parlare al bambino dei suoi idoli, quei calciatori delle grandi squadre che in alcuni casi non sono propriamente dei modelli di comportamento?

Bisogna stigmatizzare i comportamenti negativi di chiunque. Calciatori compresi. Altresì è indispensabile fare in modo di sottolineare i comportamenti positivi in campo e fuori e ricordare sempre che per diventare dei veri professionisti è indispensabile la costanza e la disponibilità ai molti sacrifici che la vita dello sportivo richiede.

(En.Si.)