Sport

Rugby e bambini: le risposte alle domande più comuni delle mamme

Di Irma D'Aria
rugbybambini
18 Aprile 2017 | Aggiornato il 19 Settembre 2018
Chi può giocare e rugby? Da che età si può iniziare e come si svolgono gli allenamenti? E' uno sport "sicuro" nonostante il contatto fisico? Il rugby è uno sport tra i più completi in assoluto. Adatto tanto ai bambini quanto alle bambine. Leggi le risposte alle domande più comuni delle mamme
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Il rugby. Piace sempre di più, e proprio in questi giorni la palla ovale esce dai campi sportivi per approdare nei giardini di alcune città italiane con Rugby nei parchi 2017 (rugbyneiparchi.com), manifestazione aperta sia agli under 13 che già praticano questo sport sia ai bambini che vogliono provarlo per la prima volta. Così come è accaduto a migliaia di studenti dal 2010 a oggi, cioè da quando il rugby viene proposto nelle scuole italiane con questi punti di forza.

Ma chi può praticare questo sport? Quali sono i benefici? E' uno sport "sicuro" anche se è previsto il contatto? Ecco le risposte alle domande più comuni delle mamme. 

 

 

Chi può giocare a rugby?

 

Per giocare a rugby non sono richieste particolari doti fisiche: «Possono praticarlo sia i bambini sia le bambine, che diventano ogni anno più numerose. Non importa la loro struttura fisica», spiega Pablo Perata, responsabile under 16 del Cus Milano Rubgy e direttore tecnico dell’associazione RunBabyRun. «Inoltre, fino a 12 anni non è prevista l’attività agonistica e questo permette ai piccoli giocatori di concentrarsi più sulla partecipazione e l’apprendimento delle tecniche che su risultati e prestazioni in campo».

 

 

Da che età si può fare e come funzionano gli allenamenti?

 

La Federazione italiana rugby (Fir) accetta bambini dai 5 anni in su. In genere i corsi prevedono tre allenamenti di 90 minuti alla settimana, più la partita durante il weekend (ma i campionati partono dai 12 anni).

 

«Il training inizia con una prima fase di riscaldamento che prevede esercizi di atletica, coordinazione e forza, per attivare al meglio i muscoli delle gambe e stimolare propriocezione, equilibrio e postura. Poi si spiegano e si eseguono le varie tecniche come il placcaggio, quindi l’ultima mezz’ora è dedicata al gioco, che serve a mettere in Prima la teoria pratica il tutto», spiega l’allenatore Pablo Perata.

 

I costi, in media, sono di 400 € all’anno. Per trovare le scuole di rugby affiliate, vai su federugby.it nella sezione Società.

 

 

Quali sono i benefici del rugby? Bimbi più coordinati e sicuri di sé

 

 «Il rugby è fra gli sport più completi in assoluto. Impegna sia le braccia sia le gambe, in modo indipendente ma allo stesso tempo coordinato, migliorando le capacità di movimento», spiega Davide Susta, specialista in Medicina dello sport all’Università di Dublino (Irlanda).

Ma i benefici sono anche mentali: «Sviluppa la capacità di lavorare insieme agli altri, perché definisce in modo sempre più preciso i ruoli in campo e insegna a mettere le tue qualità al servizio del team», continua Susta. Inoltre, è indicato per tutti i caratteri: «Ai più timidi e timorosi insegna ad avere più confidenza con sé e gli altri, mentre chi è più aggressivo impara a contenere la propria esuberanza», spiega Pablo Perata. [Leggi anche: tutti i benefici del rugby]

 

 

Ma è uno sport "sicuro"?

 

Sotto i 12 anni niente mischie. «Il rugby è uno sport di contatto: si cade a terra, si placca, si spinge, ma in realtà fino a 12 anni non esistono mischie e gli educatori insegnano i movimenti per eseguire questi gesti senza farli davvero», rassicura l’allenatore Pablo Perata. «Piuttosto, prepariamo i bambini a essere predisposti al contatto, in modo che negli anni il loro corpo si prepari agli impatti, riducendo il rischio di farsi male».

 

Per approfondire: rugby, 10 motivi per scegliere questo sport