Approfondimento

Tecnologia e robot: come preparare i bambini al futuro?

robotbambini
30 Maggio 2018
Come si vivrà tra 10 anni? Come cambierà il mondo del lavoro? Che cosa dovrebbero studiare i bambini per garantirsi un futuro lavorativo? I robot sostituiranno le persone e ci sarà una contrazione del mercato del lavoro? Le risposte degli esperti alle domande su tecnologia robot e bambini in un convegno della scorsa settimana a Roma.
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I robot ruberanno il lavoro degli essere umani? Perché è importante saper litigare? E lavorare in gruppo? Ma anche il gioco libero dei bambini?

 

Lo scorso fine settimana a Villa Torlonia, Roma, i protagonisti sono stati i bambini e i ragazzi. La rivista Focus Junior e Technotown hanno organizzato per loro l'evento "Tecnovita. La tecnologia che nutre il talento": un ricco programma di laboratori tecnologici legati alla musica, agli effetti speciali, al giornalismo digitale, alla botanica, alla robotica e alla programmazione.

 

Per gli adulti invece, la conferenza di apertura di sabato mattina è stata l'occasione per confrontarsi con esperti del mondo della tecnologia e dell’infanzia, per cercare di rispondere ad alcune domande sul futuro dei propri figli e alunni. E come accompagnarli al meglio nel loro percorso di crescita. Obiettivo? Capire le potenzialità e l’impatto (sociale ed etico) delle tecnologie che saranno disponibili nei prossimi anni. In particolare, IA (intelligenza artificiale) e robotica. 

Come si vivrà tra 10 anni? Come cambierà il mondo del lavoro?

Ecco nove domande a cui i diversi esperti hanno dato risposta.

 

1 - I robot ruberanno il lavoro degli essere umani?

Da una parte abbiamo il rapporto McKinsey Global Institute che parla di 800 milioni di persone nel mondo che entro il 2030 potrebbero perdere il posto di lavoro, l’equivalente di circa un quinto dell’attuale forza lavoro; dall’altra c’è chi ritiene che si tratti di affermazioni spericolate e inattendibili in quanto, a fronte dei posti persi, se ne creeranno altri, diversi. Secondo alcuni studiosi, come David Autor del Mit, nel complesso i posti creati potrebbero superare quelli cancellati. 

Bisogna quindi preoccuparsi per il futuro dei propri figli?

Non è detto. Perché anche il rapporto McKinsey va letto nel modo giusto. La risposta di Alessandro De Luca, professore di robotica e automazione all'Università La Sapienza di Roma. "In questo caso si parla della perdita di posti di lavoro ripetitivi, noiosi, non qualificanti" spiega De Luca. "Per esempio pensiamo oggi alle banche: ci sono sempre meno persone allo sportello, ma queste sono state convertite in consulenti. E tutto è sempre più informatizzato. L’economia 4.0 vede il ritorno di una collaborazione tra operai e robot. Non una sostituzione. Si parla di human robot interaction, dal punto di vista cognitivo, ma anche fisico. La nostra società invecchia e si avrà sempre più bisogno sia di automazione che aiuti a casa". 

Inoltre negli ultimi anni i lavori meno qualificati hanno perso mercato e quelli più qualificati sono aumentati. Secondo il docente, una lettura di questi dati spinge a un’istruzione superiore.

 

2 - Come cambieranno i vari ambiti professionali e quali saranno i settori di maggior sviluppo?

Secondo Daniele Carnevale, ricercatore di robotica e automazione dell’Università Tor Vergata: "Parliamo di robotica e di IA, intelligenza artificiale. E’ previsto un forte sviluppo della robotica al servizio degli anziani e di una nicchia forte per la riabilitazione. Un esempio? Serviranno esoscheletri sempre più intelligenti e leggeri che consentano alle persone di camminare di nuovo.

Questo settore sarà in forte sviluppo e richiederà persone con nuove competenze. Verranno richiesti nuovi ingegneri, fisici e matematici.

Oppure un altro settore di interesse futuro è quello dell’agricoltura. Ed è già una realtà. Un obiettivo dell'agricoltura del futuro è di minimizzare l’uso dell’acqua o creare micro-robot che possano aspirare gli insetti e ridurre l'utilizzo di pesticidi". Come aggiunge il professore De Luca: "Ci saranno sempre più lavori tecnici. Ma mancano ingegneri. E sono in gran parte uomini.  Bisogna iniziare a cambiare le cose già dalla primaria perché poche bambine vengono indirizzate alla scienza e alla matematica. La percentuale femminile è bassissima in alcuni settori".

"E' una questione culturale - specifica Fiorella Operto, presidente della Scuola di robotica di Genova - non una questione di capacità cognitive. Dal punto di vista cognitivo, bambini e bambine sono assolutamente uguali, ognuno con la propria predisposizione naturale. Il problema è sociale. Culturalmente per una donna è difficile affrontare queste carriere, effettivamente complesse. La riproduzione umana è sempre quella, a carico della donna, e quindi una donna è effettivamente impegnata in qualcosa di cui la società oggi non tiene conto". E non viene sostenuta come dovrebbe.

 

3 - I giovani sono pronti per affrontare quello che sta succedendo? Sono preparati ad affrontare questa rivoluzione tecnologica?

Da uno studio condotto dalla società di ricerca Malise per Focus Junior è emerso il rischio di una deriva tecnologia. Con un mondo in continua evoluzione, il timore è che si arrivi nell’immediato futuro ad avere una generazione di giovani adulti che ha poca fiducia in se stessa e senza mezzi per affrontare lo stress. Perché tutto ciò che desiderano possono averlo subito all’istante, tranne le gratificazioni, che fanno invece parte di processi lenti e complessi, per i quali non esiste un’app. 
A livello emotivo, come reagiscono i pre-adolescenti a un mondo in costante evoluzione e trasformazione? Risponde Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta.
"Durante la primaria e le medie i ragazzi sono molto interessati alla tecnologia. Vogliono capire subito come funziona. Hanno una mente concreta, vivace. E' facile però che ne vengano risucchiati. E pensino che si possa ottenere tutto e subito.

Genitori e insegnanti devono quindi stare attenti a sviluppare l’intelligenza sociale dei bambini. Servono momenti di gioco libero e spontaneo per stare con i coetanei.  Servono spazi di incontro, dove i bimbi possono giocare non guidati. Le nostre città non sono più a misura di bambino. Oltre alla tecnologia, i bambini hanno infatti anche altre esigenze: hanno la necessità di muoversi. Hanno un corpo che ha bisogno di correre e arrampicarsi sugli alberi". 

Attenzione anche a non demonizzare troppo il "gioco spontaneo". Perché sarà anche spontaneo, ma in realtà è complesso e ha le sue logiche. "Non è vero che il gioco spontaneo non è intelligente. Soprattutto quando possono giocare liberamente all'aperto tra di loro i bambini mettono sul terreno vari tipi di intelligenza diversa, come per esempio l'intelligenza sociale. Un altro bambino (almeno per ora) sarà sempre più complesso di un robot.

In questo tipo di gioco, entra poi in campo anche l'intelligenza logica e motoria. Non dimentichiamoci di quanto la motricità sia importantissima. Non stiamo parlando dei piccoli movimenti che si possono fare in casa o con un tablet, ma di grandi movimenti. Questi movimenti e giochi fanno entrare in circolazione nel nostro organismo delle sostanze che sono droghe naturali. Che danno benessere al bambino. Lo gratificano.

Inoltre se li chiudiamo troppo presto in un laboratorio e non facciamo fare loro le giuste esperienze nei parchi, nei cortili o nei giardini mineremo la loro sicurezza e autonomia". 


E' poi importante spiegare ai bambini i principi scientifici che si nascondono dietro alla tecnologia. I robot non sono prodotti magici che nascono dal nulla. E' necessario che prima e dopo un docente, ma anche un genitore, spieghi al bambino che cosa ha consentito di arrivare a questo risultato, ad avere un determinato prodotto. Perché dietro alla tecnologia c'è un gran lavoro. "Ci sono per esempio gli scienziati dell’antichità, Newton, Galileo - continua la psicoterapeuta -. Soprattutto a scuola bisognerebbe fare un percorso a ritroso e spiegare il lavoro che c’è dietro, il percorso che ha fatto nascere una tecnologia. Perché anche dietro ai videogiochi c’è sapere, conoscenza. Bisognerebbe esplicitarlo. Per ora  non viene messo in evidenza abbastanza ed è per questo che i ragazzi pensano che sia tutto facile". 

 

4 - Tecnologia: esistono tratti distintivi tra maschi e femmine?


"Sì, il fattore culturale pesa" spiega sempre la psicologa Anna Oliverio Ferraris. Che racconta anche un esperimento della Lego fatto negli anni ’80: "Alcuni bambini sono stati messi in uno spazio con giochi di tutti i tipi. Non c’erano praticamente differenze. Tutti giocavano con tutto. Tornati a casa, i bimbi tornavano ad avere i giochi da maschio e quelli da femmina". E hanno ricominciato a giocare con quelli. "Noi genitori, parenti e amici mandiamo dei messaggi: a te che sei un maschio va bene la macchinina, a te che sei femmina i trucchi. Perché limitarli e indirizzarli? Un maschio che gioca con i trucchi, in realtà si sta solo travestendo.

Attenti genitori: regaliamo più giochi neutri, più costruzioni, più libri. E non esageriamo a vestire le bambine da principesse".

 

5 - Giocare con i robot è una moda o è davvero utile?

Come risponde Fiorella Operto, presidente della Scuola di robotica di Genova: "Lasciate giocare i bambini, stanno imparando il linguaggio di programmazione. In questo modo sviluppano anche il pensiero logico e computazionale. Già ora le applicazioni sono tante e saranno sempre di più. In un futuro saranno sempre più tra di noi e anche le casalinghe a casa ne avranno a che fare. Ci sono professioni che cambieranno radicalmente, per esempio quella del medico e dell’infermiere".

 

Per quanto riguarda i cellulari invece? Quale deve essere il ruolo dei genitori e anche degli insegnanti? "Siamo Davide contro Golia - risponde Operto - . I cellulari sono affascinanti, mentre noi siamo noiosi. Non dobbiamo mollare però". 

Un consiglio per tutti i genitori: "I genitori devono farsi aiutare e aggiornarsi di continuo, farà bene anche a loro. Li renderà più giovani. Studiare l’inglese, imparare il coding, rimettersi in gioco". Aiuterà non solo a capire che cosa fanno i proprio figli, ma li renderà più flessibili e pronti al futuro.

 

6 - Evoluzione delle tecnologie e questioni etiche: a che punto siamo?

E' del mese scorso la notizia di una macchina a guida automatica che ha ucciso una donna. Etica e tecnologie, a che punto siamo? "La tecnologia non è esente da rischi - chiarisce Operto -. Pensiamo a un coltello: può essere utilizzato per tagliare il formaggio, ma anche per uccidere. Tutto sta all'utilizzo. Ovviamente più le tecnologie sono complesse più la faccenda si fa complicata. 

Nel 2004 lanciammo con tanti robotici questo concetto di roboetica. Sono stati fatti tanti passi avanti e senz'altro ci sono dei rischi, non si può negare. La cosa migliore che consiglio è che i nostri ragazzi imparino a lavorare sui robot, in modo da capirne i rischi e la potenzialità. Metteremo mai un'auto a guida automatica nel traffico di Roma e di Napoli? Forse no, ma forse verranno creati dei circuiti apposta per loro, per lasciarle circolare senza pericoli". Un po' come quando è successo quando dai carri siamo passati alle macchine. Non abbiamo forse creato strade asfaltate e autostrade, più adatte per farle circolare? 

 

7 - I ritrovati della tecnologia di solito sono il risultato di un lavoro di squadra interdisciplinare e internazionale, la scuola di oggi favorisce un modello di studio dove conta la collaborazione e il lavoro di gruppo?

"La scuola ha un'impostazione ancora molto individualistica - spiega Massimo Lussignoli, pedagogista del Centro psicopedagogico per l’educazione -. Si parla di 'gruppo classe', ma spesso è solo un concetto e non si lavora davvero in gruppo. Anzi, con gli alunni si utilizza il lavoro di gruppo come premio".

Passando poi all'esperienza personale del pedagogista: "Quando metto a lavorare piccoli gruppi di studenti, mi rendo conto di quanta fatica facciano. Perché a lavorare in gruppo si impara, nessuno 'nasce imparato' ed è un'area di apprendimento che a scuola andrebbe gestita e favorita.

In classe però si pone un limite: come dare una valutazione a un gruppo se devo dare dei voti? La scuola sta facendo fatica a trovare la risposta a questa domanda. Però nel mondo del lavoro è utile gestire i conflitti e saper stare in gruppo".

 

8 - Gestione dei conflitti: che cosa fare quando due bambini litigano? Bisogna imparare a litigare

Due bambini litigano? L'intervento classico di un genitore o un docente sarebbe quello di dare una soluzione e dire chi ha ragione. Però, come sostiene Lussignoli, "non andrebbe fatto. Le cose non avvengono mai per caso, le dinamiche sociali sono complesse. Dietro a una sberla spesso c'è dietro anche chi ha istigato".

Viene spontaneo chiedere ai bambini che cosa sta succedendo, chi è stato, chi ha iniziato. Posizionarci come giudici del conflitto. Ma il consiglio del pedagogista è un altro. "Il conflitto è una grande fonte di apprendimento. Bisogna solo imparare a litigare bene. Significa tenere conto del punto di vista dell'altro, autoregolarsi (cosa che non si impara a fare se interviene sempre un adulto), inoltre sviluppare la capacità di decentramento empatico. Trovare un accordo".

 

Non bisogna quindi dire ai bambini di non litigare. Non è verosimile, rischieremmo solo di rendere nascosti i conflitti. Ma non devono neppure andare per forza d'accordo. 

"Il consiglio è di trovare un accordo su quel problema.  

Non si tratta di andare d'accordo, ma di trovare una soluzione comune". Un approccio che aiuta ad accogliere il punto di vista dell'altro e a raggiungere un equilibrio. 

 

9 - Che tipo di studenti vorreste avere tra le vostre matricole?

Secondo il Professor De Luca: "C'è bisogno di molto senso critico. Vorrei vedere dei ragazzi che si fanno delle domande, che non credono alla prima cosa che viene detta loro e che sono propositivi. Quello che dobbiamo fare è dare gli strumenti per poter capire, non per semplificare le cose.

In loro vorrei avere questo tipo di competenze.

L'altro aspetto importante è l'aspetto etico. Ma anche la creatività che nasce dall'interesse di persone non convenzionali. Se devo dirla tutta e in base alla mia esperienza, gli studenti di ingegneria più bravi da noi, vengono dal liceo classico". 

Di pari passo la risposta del Professor Carnevale: "Mi piacerebbe avere alunni curiosi, appassionati, collaborativi che hanno voglia di trovare soluzioni innovative. Le capacità tecniche si imparano e si insegnano. Certo gli smanettoni sono agevolati in questo campo, ma non è essenziale che lo siano. E' importante invece essere elastici, curiosi e problem solver, con capacità di lavorare in gruppo".