Estate

6 dritte ai genitori su come organizzare l'estate dei bambini

Di Antonella Galli
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23 Maggio 2011 | Aggiornato il 13 Maggio 2019
Campo estivo in città o dai nonni in campagna, per i più grandicelli corso intensivo di uno o più sport oppure soggiorno in fattoria: anche voi in questi giorni state pensando come organizzare l'estate ai vostri figli? Ecco alcuni consigli psicologici per aiutarvi nell'organizzazione
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Ancora poco e l'estate entra ufficialmente nei nostri calendari. E avanza a grandi passi. Almeno per i bambini. Perché per mamme e papà - o almeno per parecchi di loro - le tante sospirate vacanze sono ancora lontane. E prima di godersi una meritata pausa, finalmente tutti insieme, in buona parte delle famiglie italiane c’è un ultimo, notevole, sforzo organizzativo da affrontare. Decidere dove e come “collocare” i pargoli.

Campus in città o vacanza fuori porta, corso intensivo di tennis o laboratorio di fotografia, stage di lingua inglese o soggiorno in fattoria. Da un punto di vista pratico, arrivati a questa data sul calendario, la scelta, ormai, dovrebbe essere già stata fatta (ma i ritardatari o gli indecisi non disperino: alla fine, magicamente, un posto si trova sempre. Per tutti).

Indipendentemente dalla decisione presa, però, la gestione di questo periodo dell’anno merita di essere considerata anche da un altro punto di vista, non solo concreto, ma anche psicologico. Perché l’obiettivo da raggiungere è duplice: far sì che i propri figli vivano un’estate serena. Ed evitare di farsi prendere da eccessivi sensi di colpa al pensiero di doverli “abbandonare” a vacanze solitarie.

Come organizzare l'estate di bambini e ragazzi

 

Per affrontare con tranquillità le calde - non solo climaticamente - giornate che verranno, allora, ecco i suggerimenti di Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, medico e ricercatore dell’Università degli Studi di Milano.

LA PAROLA CHIAVE DELL’ESTATE: IL PIACERE

“Se “dovere” è la parola chiave del tempo scolastico, quella del tempo estivo dovrebbe essere “piacere”. Non solo per i bambini, ma anche per i genitori insieme a loro. E non solo nelle due/tre settimane che si trascorrono al mare o in montagna, ma anche per il periodo che si passa in città” spiega Alberto Pellai.

 

“L’idea che dovremmo fare nostra è che tutto ciò che proponiamo ai nostri figli non lo facciamo solo perché “dobbiamo”, costretti dagli impegni lavorativi, ma anche, e soprattutto, perché vogliamo. Perché desideriamo offrire loro esperienze interessanti e stimolanti, ci fa piacere che possano viverle e vogliamo condividerle con loro.

Meno un bambino si sente considerato solo come un “pacco” da smistare fra nonni e campi estivi e più, per contro, si vede al centro di un progetto educativo, e non solo di una serie di attività da svolgere per arrivare a sera, più per lui il tempo delle vacanze sarà davvero un “tempo bello”. Anche se mamma e papà non potranno essergli sempre accanto”.

PICCOLE VACANZE ANCHE IN CITTA’

Le giornate più lunghe, il cielo azzurro, il traffico meno frenetico e caotico, i parchi aperti fino a tardi. L’estate offre tanti spunti per sentirsi comunque in vacanza, anche se si è ancora in città. “Basta saper fare la differenza, rendere “speciale” anche la routine quotidiana.

 

E diventare più “accessibili” per i propri figli” riprende Pellai. “La sera, per esempio, perché non cercare di tornare un po’ prima dall’ufficio? E poi fare un giro in bicicletta con i bambini, allungare i tempi di preparazione della cena, magari preparando una pizza tutti insieme, uscire a prendere un gelato o andare a vedere un film in un’arena all’aperto. Nel week end si possono organizzare una gita al lago o un picnic in campagna.

Tante cose che, normalmente, durante i mesi invernali, quando i ritmi sono più intensi per tutti, non si possono fare; ma che, per contro, è bello concedersi in estate. Piccoli gesti che, da soli, fanno già sperimentare il vero senso della vacanza, ovvero il piacere della libertà. E che contribuiscono a rendere meravigliose le estati dei nostri bambini e a lasciare in loro ricordi unici e indimenticabili”.

FATELI FANTASTICARE PRIMA DELLA NANNA

 

Sempre approfittando dei tempi più dilatati (e di ansie sicuramente minori di quelle che, in genere, accompagnano le serate durante l’anno scolastico), la sera, prima di addormentarsi, è bello potersi ritagliare un momento di chiacchiere con i propri figli.

 

Per ascoltarli mentre parlano di ciò che hanno vissuto durante la giornata, per farsi parte delle loro nuove esperienze, ma anche per discutere delle vacanze che si faranno tutti insieme, per iniziare a immaginare la meraviglia di ciò che accadrà. Ai bambini piace molto sentire il racconto di ciò che verrà, riuscire a sognarlo a occhi aperti. I racconti creano il percorso del desiderio verso momenti speciali. E l’attesa, così, si fa ancora più magica e intensa.

DOPO LA FINE DELLA SCUOLA UN PO’ DI SANO OZIO

 

Alla fine dell’anno scolastico, anche i bambini sono stanchi. Hanno bisogno di recuperare. Compatibilmente con i propri impegni lavorativi, bisognerebbe tenerne conto. “E, se possibile, magari evitare di cominciare proprio subito a riorganizzare le loro giornate” suggerisce ancora Alberto Pellai. “Servirebbe loro almeno una settimana di “decantazione” prima di riprendere con impegni più pressanti.

Dopo mesi passati quasi sempre fuori casa, i bambini hanno necessità di un po’ di tempo destrutturato, non riempito completamente dalle decisioni degli adulti; hanno voglia di riprendere possesso del loro spazio di vita e di dilatare i tempi della quotidianità. Anche a loro - proprio come a noi adulti - piace molto svegliarsi più tardi del solito, fare colazione senza correre, godersi la propria cameretta, i propri giochi”.

Anche i bambini, insomma, hanno bisogno di un po’ di “sano” ozio. Attenzione, però: non di totale anarchia nella gestione della loro giornata. Per non correre il rischio che poi, non sapendo bene che cosa fare, finiscano per buttarsi a capofitto nelle attività più semplici da organizzare. Come guardare la tv, per esempio, o usare solo i video giochi. “Spesso, i bambini si concentrano sempre su queste cose non tanto perché le trovano divertenti, ma soprattutto perché non sanno che cos’altro fare, perché non hanno alternative cui dedicare il loro interesse” spiega Pellai.

Essere un po’ meno rigidi nell’organizzazione del tempo e delle attività, allora, non significa affatto abbandonare l’attenzione e la “supervisione” sulla loro vita quotidiana. Più i bambini sono piccoli, più bisogna osservarli e guidarli da vicino; più crescono e più si può, e si deve, lasciargli autonomia. Senza smettere mai, però, di offrire loro sempre nuove possibilità di crescita.

IN VACANZA DA SOLO: SPORT (MA NON COMPETITIVO), NATURA E AMICIZIA

 

Se durante l’estate si scelgono esperienze fuori casa, non ci si deve concentrare solo sul dove (in città, in montagna, al mare, all’estero…), sul quanto (una, due, tre settimane…), sul che cosa (sport, musica, lingue straniere…), ma anche sugli aspetti più profondi di ciò che i bambini affronteranno. Il vero valore, infatti, non sarà solo ciò che i bambini potranno fare, ma soprattutto ciò che rimarrà dentro di loro.

 

“Per questo, a mio parere, le esperienze migliori sono quelle che permettono di fare sport (senza inutili stress da allenamento, però), di vivere a contatto con la natura e, nel contempo, di scoprire e sperimentare i valori dell’amicizia, della collaborazione, dello spirito di squadra” suggerisce Alberto Pellai.

“A partire da quale età? In linea di massima, intorno ai 9/10 anni un bambino potrebbe essere pronto per vivere la sua prima vacanza da solo. Anche qui, però, possono esserci le eccezioni. Per un bimbo molto timido, per esempio, potrebbe essere necessario aspettare ancora un po’ prima di affrontare un’esperienza così forte. Meglio non forzare troppo la mano, allora. E, se possibile, trovare sempre, comunque, un amico che parta con nostro figlio. In due, il coraggio aumenta notevolmente”.

IL CONSIGLIO FINALE: SENTIRSI LIBERI LI RENDERA’ FELICI

E chi, invece, può contare sull’aiuto dei nonni o di una tata? Poter vivere il periodo estivo in casa, in famiglia, è un’ottima opportunità. Richiede anch’essa, però, un po’ di attenzione. Per evitare che le giornate appaiano lunghe e interminabili; ma anche senza che, per contro, sembrino eccessivamente piene di cose da fare.

 

“L’ideale è costruire una sorta di schema organizzativo della giornata, che preveda momenti di gioco e di riposo, di movimento e di socializzazione. Proporre idee e attività e poi, ovviamente a seconda dell’età, lasciare che siano il più possibile i bambini a scegliere il momento in cui svolgerle. Sentirsi liberi li renderà felici. E ancora più disponibili a seguire i “suggerimenti” di mamma e papà” conclude Alberto Pellai.

Soprattutto se quest’ultimi appariranno loro sorprendentemente inaspettati. Come la possibilità di avere a propria disposizione un angolo per la pittura, per esempio, con tanto di colori, fogli bianchi e grembiulini, dove dipingere i quadri per una “mostra di fine estate”.

O di sperimentare un laboratorio di cucina, dove cimentarsi con la preparazione di una cena per mamma e papà. O ancora, di “scandagliare” il mare con maschera e boccaglio in una piccola piscina piena di colorati pesci di plastica, piuttosto che di allenarsi con la bici al parco per battere papà al “giro d’Italia”…

In fondo, non ci vuole poi molto perché per un bambino l’estate diventi davvero indimenticabile.