L'ITALIA CHE AIUTA

Come possiamo aiutare i migranti in concreto: dalle donazioni al volontariato

Di Alice Dutto
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31 luglio 2018
Ogni giorno in televisione, sui giornali e su internet si parla dei migranti. C’è chi ormai si sente anestetizzato o impotente. Ecco invece delle azioni concrete che ognuno di noi può fare per dare una mano

Di fronte al fenomeno migratorio è facile sentirsi impotenti. Invece, si può fare molto per aiutare chi è arrivato nel nostro Paese, ad esempio con una donazione di denaro, cibo, indumenti, ma soprattutto di tempo.

 

Ecco una piccola guida per chi vuole mettersi in gioco in prima persona.

 

 

 

 

1. Informatevi bene

 

Il primo modo per aiutare i migranti è quello di non cadere nella trappola delle bufale e alimentare una narrazione falsata su ciò che sta accadendo in questo nel nostro Paese e nel mondo.

Potete trovare i dati aggiornati sugli sbarchi sul sito del Ministero dell’Interno: parlano di 18.314 migranti approdati nel nostro Paese dall’1 gennaio 2018 fino al 27 luglio 2018: -79,52% rispetto al 2016 e -80,68% rispetto al 2017.

Utile sapere, poi, che in Italia solo l'8% della popolazione è straniera, che corrispondono a circa 5,5 milioni di persone.

 


E poi, come succede per le fake news, controllate sempre le fonti delle notizie e mettetele i titoli su Google per verificare se si tratta di notizie attendibili o false.
Qui trovate un documento utile della Caritas: 10 cose da sapere su migranti e immigrazione.

 

 

 

 

2. Donate in modo responsabile

 


«Chi vuole aiutare è sempre il benvenuto - dice Giuseppe De Mola, curatore del Rapporto Fuori Campo di Medici Senza Frontiere - ma è bene che lo faccia in modo consapevole. Non serve, ad esempio, dare aiuto alle associazioni che sono già sovvenzionate dallo Stato».

 

Uno dei modi più semplici per dare una mano è quello di dare un contributo economico: potete farlo attraverso lo strumento del 5x1000 o con donazioni dirette.

Il consiglio è quello di informarsi prima e «preferire le associazioni che hanno una storia di accoglienza e un nome noto nel settore per evitare brutte esperienze». Tra queste indichiamo:

 

 

Può accadere che ci sia la richiesta da parte di associazioni locali (ad esempio Croce Rossa e Caritas, a Roma la Baobab Experience) di una raccolta di abiti e cibo. «In genere, però, si tratta di iniziative territoriali temporanee e non progetti strutturati nel tempo».

 

 

3. Diventate volontari

 

Ci sono tantissimi progetti e iniziative che hanno come obiettivo quello di dare una mano ai migranti. «Anche in questo caso, informatevi bene prima di iniziare quest’avventura in modo da evitare brutte sorprese» avverte De Mola.

 

 

- Il corso della Croce Rossa

 


Entrare a far parte di "un’Italia che aiuta" è semplice, frequentando i corsi per volontari organizzati dalla Croce Rossa. «I corsi - fanno sapere dall’ufficio stampa centrale CRI - sono organizzati periodicamente dai comitati locali. Dopo aver partecipato, si entra nei progetti attivi sul proprio territorio. Dunque, è bene informarsi sulle attività svolte dai singoli comitati per capire le aree di intervento. In alcuni casi, c'è la possibilità per chi ne fa richiesta di fare assistenza nei porti o nei centri di accoglienza gestiti direttamente dalla Croce Rossa».

 

 

- Medici Senza Frontiere

 


MSF lavora con i volontari solo in Italia. «A Torino, ad esempio, ci occupiamo di alcune palazzine occupate dai migranti e forniamo loro informazioni su come accedere ai servizi sanitari. Nei casi più complicati, quando le persone sono più vulnerabili, li accompagniamo direttamente alla Asl. Un’esperienza molto positiva, di cui è molto soddisfatta anche l’Azienda Sanitaria Locale con cui abbiamo stretto un accordo».

 

 

 

 

4. Accogliete un migrante a casa

 


Ci sono sempre più persone che, in modo spontaneo, decidono di accogliere per qualche tempo i migranti a casa propria. Un’esperienza profonda, di scambio e condivisione a cui però è meglio arrivare preparati.

«Alle famiglie che hanno deciso di effettuare questo passo consigliamo di affidarsi a organizzazioni specializzate che offrono organizzano e supervisionano la convivenza, diventando un punto di riferimento per chi decide di intraprendere questo percorso».

Tra le strutture a cui rivolgersi in questo senso ci sono: Refugees Welcome, Caritas Ambrosiana e progetto Vesta di Bologna.