Verso l'adolescenza

Le bambine (e i bambini) diventano grandi

Di Francesca Paola Rampinelli
bambine-prato
26 Maggio 2009
Dagli otto-nove anni inizia un periodo molto intenso di cambiamenti fisici e intellettuali per i nostri figli. Che cosa succede al corpo e alla mente? Lo spiega l'adolescentologo Marco Pandolfi.
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L’adolescenza non rappresenta solo una fase di cambiamenti fisici (sviluppo puberale ed accrescimento), ma è anche un periodo di intensi cambiamenti intellettuali: ci sono adolescenti che non hanno ancora il corpo completamente sviluppato ma che hanno invece già sviluppato il pensiero ipotetico deduttivo classico dell’adulto.

Lo spiega Marco Pandolfi, pediatra presso l’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano e specializzazione in medicina e psicologia dell'adolescenza.

L’adolescenza è quel periodo in cui cominciano le domande essenziali sull’esistenza, ma, per quanto riguarda le prime evoluzioni del fisico, che sgomentano tanto i nostri “non più bambini” e noi genitori, si tratta fondamentalmente dell’accrescimento staturale e del raggiungimento del completo sviluppo puberale che porta all’acquisizione della capacità riproduttiva. Questa fase, in pratica, è caratterizzato clinicamente dalla comparsa dei caratteri sessuali secondari (i peli corporei e la loro distribuzione, la barba, i baffi, la muscolatura, la nuova distribuzione del grasso, il timbro della voce, le mammelle, etc).

Mamma, che cosa sono le mestruazioni?

Sarà stata una pubblicità incomprensibile o l’incontro con un pacchetto di assorbenti nel carrello della spesa ma ad un certo punto scatta la fatidica domanda: “Mamma perché le signore usano i pannolini?”. Questa è solitamente la formula più soft per affrontare la questione e viene usata, per lo più dalla bambine verso i 7,8 anni per affrontare lo spinoso problema che prima o poi coinvolgerà anche loro direttamente.

La domanda non va mai anticipata, spiegano gli esperti, deve sorgere spontanea e la strada migliore è naturalmente quella di spiegare che si tratta del segnale, comune a tutte le donne della terra (anche la regina di Inghilterra ha le mestruazioni), che una signora può diventare mamma.

A un primo approccio circa la questione deve seguire qualche nota pratica sulle modalità di svolgimento della noiosa procedura con la rassicurazione però che le mestruazioni non impediscono nessun tipo di attività quotidiana (sport, piscina ecc.) e che una fanciulla durante il ciclo non fa impazzire la maionese come credevano una volta le nonne.

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Il processo di assestamento è molto lento e si svolge circa a partire dagli otto anni, cioè dal momento in cui scatta nel cervello quella sveglia fisiologica che è l’ipofisi e che da il via a tutta una serie di processi. L’ipofisi e l’ipotalamo infatti sono due strutture a livello cerebrale che vanno ad agire stimolando tutta una serie di sostanze (gonadotropine) che a loro volta attivano le gonadi maschile (testicolo) e femminile (ovaie) con i processi conseguenti. Comunemente per le bambine la sveglia suona un po' prima, e può cominciare ad attivarsi appunto verso gli otto-nove anni, ma, trattandosi di una sveglia genetica, la sua tempistica varia assolutamente da individuo a individuo.

In pratica, lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari consiste, nei maschi, nello sviluppo dei testicoli e del pene, con la comparsa della peluria e con una serie di altre variazioni come il cambiamento della voce, il cambiamento del tipo di sudorazione e la comparsa della barba, baffi, muscolatura ecc.

Nelle femmine invece la fase adolescenziale, dal punto di vista fisico, comincia con il primo sviluppo del seno e la comparsa dei peli pubici e culmina con il raggiungimento del menarca (la prima mestruazione), mentre l’ovulazione avviene più tardivamente e giustifica l’elevata percentuale di cicli mestruali irregolari nei primi 2-4 anni dopo il menarca.

Il primo bacio non si scorda mai ...

Umidiccio e appiccicoso. Un pò schifosetto in sintesi, e non si sentono affatto cinguettii di uccellini e campanelle argentine anzi la concentrazione è abbastanza scarsa e per lo più la mente vaga passando dalle scarpe slacciate allo spinoso problema di dove appoggiare la mano per non sembrare del tutto idioti.

Quasi tutti ci ricordiamo quanto è stato deludente il tanto agognato, temuto e sospirato, primo bacio (per fortuna, poi, con un pò di pratica e meno nervosismo la situazione migliora nettamente) e quindi, cercando di lavorare con la memoria, possiamo immedesimarci senza troppe difficoltà con i nostri figlioli che, ben più giovani di noi allora (così ci sembra sempre) si accingono a questo passo.

Con un filo di romanticismo, che ci ostiniamo a voler far sopravvivere in un contesto che offre sempre più insistentemente il modello del sesso come funzione “obbligatoria” e da consumarsi a prescindere da qualsiasi implicazione sentimentale anche per i più giovani, è bello continuare a coltivare anche nei nostri “forse non più proprio bambini” l’idea che il primo bacio, pur se inevitabilmente deludente (e umidiccio appunto) non si scorda mai ...