Pratiche rituali

Circoncisione non terapeutica: facciamo chiarezza sulla questione

Di Valentina Murelli
circoncisionebambino
05 Aprile 2019
La circoncisione maschile è l'intervento che si fa per correggere le fimosi che non si risolvono da sole, ma oltre che per ragioni mediche può essere eseguita anche per ragioni religiose o culturali, con qualche complicazione in più sul piano della pratica. Vediamo come stanno esattamente le cose

 
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Perché può essere un problema, i casi di cronaca

L'ultimo, tragico caso, è quello di Zion, un bimbo di origine nigeriana morto nella sua casa di Genova a poco meno di un mese di vita, nella notte tra martedì e mercoledì. Ma una settimana prima a morire era stato un bimbo di cinque mesi di origine ghanese, residente a Scandiano (Reggio Emilia), e lo scorso dicembre la stessa, terribile, sorte era toccata a un altro piccolo di famiglia nigeriana, di due anni, mentre suo fratello gemello era stato ricoverato in gravi condizioni (in questo caso i bambini vivevano a Monterotondo, vicino a Roma).

 

In comune, per tutti, c'era stato un intervento di circoncisione fatto in casa da persone non qualificate (per Zion la stampa ha parlato di un “santone”) ed evidentemente finito male.

 

Di fronte a episodi di tanta gravità si sono subito mosse le principali organizzazioni mediche italiane, che d'altra parte ragionano da tempo sulla questione della sicurezza della circoncisione rituale o culturale. La Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) e l'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) hanno chiesto l'inserimento della circoncisione rituale nei Lea, i livelli essenziali di assistenza, o comunque l'approvazione di una legge ad hoc affinché questa pratica sia resa accessibile a prezzi calmierati nell'ambito di strutture pubbliche, anche per bambini di pochi mesi di vita. Secondo Foad Aodi, fondatore e presidente dell'Amsi, un ticket ragionevole dovrebbe essere intorno ai 200-250 euro.

 

E su Redattore sociale la responsabile del gruppo di lavoro per il bambino migrante della Società italiana di pediatria (Sip), Simona La Placa, ha affermato che “servono percorsi realmente accessibili”, da affiancare a una maggiore sensibilizzazione sull'argomento, per informare sull'importanza di eseguire la pratica in sicurezza.

 

Circoncisione, che cos'è e perché viene fatta


La circoncisione consiste nella rimozione totale o parziale di quel lembo di pelle chiamato prepuzio, che riveste il glande. È dunque un intervento che riguarda solo i maschi e non va assolutamente confusa con pratiche di mutilazione genitale femminile, he pure talvolta sono erroneamente definite come “circoncisione femminile”.

 

Ci sono tre possibili ragioni che portano a effettuare questo intervento, per cui si distinguono tre diversi tipi di circoncisione:

 

TERAPEUTICA: è quella che viene svolta per per correggere o curare anomalie o complicazioni. L'esempio più noto e frequente è quello della fimosi, un restringimento del prepuzio (il cosiddetto “pisellino chiuso”), considerato fisiologico fino a quattro-cinque anni di vita. Se non si risolve con l'età o con l'applicazione di pomate specifiche, si interviene appunto con la circoncisione.

 

RELIGIOSA: “È quella prevista per ragioni rituali nell'ambito della religione ebraica e musulmana” spiega Antonio Angelucci, docente di diritto ecclesiastico europeo all'Università del Piemonte orientale e di diritto islamico alla facoltà di teologia di Lugano.

 

“In particolare, per la religione ebraica la circoncisione è considerata obbligatoria, un rito di iniziazione attraverso il quale il bambino entra a far parte del Popolo eletto. In ambito islamico, invece, la circoncisione è considerata obbligatoria da due delle quattro scuole giuridiche dell'Islam, mentre per le altre due è consigliata ma non obbligatoria”. E ancora: “L'ebraismo prevede che la circoncisione avvenga entro l'ottavo giorno di vita del bambino, mentre per i musulmani si puà fare anche più avanti, entro l'età prepuberale, cioè i 13-14 anni”.

 

Secondo il presidente Amsi Aodi, però, la grande maggioranza dei musulmani italiani non richiederebbe la circoncisione per motivi strettamente religiosi, ma più per motivi culturali e igienici e la richiederebbe prima, nei primi mesi di vita del bambino.

 

CULTURALE: è la circoncisione fatta per consuetudini e tradizioni locali, magari ispirate all'idea che possa avere funzioni igieniche, di prevenzione da malattie. “In questo senso è una pratica diffusa soprattutto in popolazioni di area subsahariana (Ghana, Nigeria), anche di religione cristiana (cattolica, protestante o altro)” precisa Angelucci. Sottolineando che si può inserire in questa categoria anche la circoncisione comunemente praticata negli Stati Uniti, dove si stima sia circonciso il 70% della popolazione maschile e dove la ragione principale alla base dalla pratica è appunto di tipo igienico. In effetti alcuni studi ne hanno mostrato un effetto protettivo rispetto a infezioni urinarie, malattie a trasmissione sessuale, tumori provocati dal papillomavirus (HPV).

 

(Va comunque sottolineato che la prevenzione di queste condizioni passa anchee soprattutto attraverso buone pratiche igieniche, l'uso di profilattici durante i rapporti sessuali e la vaccinazione contro l'HPV, anche nei maschi).

 

Circoncisione non terapeutica, i numeri



Ma quanti sono, esattamente, i bambini che ogni anno vengono sottoposto a circoncisione per ragioni diverse da quelle terapeutiche? Numeri precisi e definitivi non ce ne sono. "Per esempio, non ci sono numeri precisi per quanto riguarda la comunità ebraica" afferma Angelucci, che è anche autore del libro Dietro la circoncisione (Giappichelli, 2018).

Per quanto riguarda i cittadini di origine straniera che vivono in Italia, secondo i dati elaborati dall’Amsi in collaborazione con l’Ordine dei Medici di Roma, sarebbero circa 11mila le circoncisioni rituali fatte effettuare in un anno: di queste, 5000 nel nostro paese, le restanti nei paesi d’origine. Delle 5000 eseguite in Italia, il 35% sarebbero praticate incircuiti "clandestini", in casa o comunque in ambienti non protetti, e non da medici.

 

Dove può essere fatta la circoncisione non terapeutica


Sulla circoncisione terapeutica, eseguita su precise indicazioni mediche, non ci sono dubbi: viene eseguita in ospedale, da chirurghi pediatrici. Ma che dire di quelle eseguite per ragioni religiosi o culturali? Si sente spesso parlare di interventi fatti in casa: è davvero possibile farlo?

 

“Per la legge italiana la circoncisione religiosa (e anche quella culturale) è sempre lecita, in quanto esercizio di libertà religiosa” spiega Angelucci. “Serve però che siano soddisfatte due condizioni: il consenso dei genitori e l'esecuzione in ambito ospedaliero, dove sono garantite adeguate norme di igiene e sicurezza”. D'altra parte, per quanto si tratti di un intervento semplice (soprattutto se eseguito su neonati), sono sempre possibili complicanze. “Tra queste emorragie ed infezioni, che possono portare a lungo andare a difficoltà croniche a urinare o ad avere erezioni” afferma Aodi.

 

Quindi la famiglia che per ragioni religiose, rituali, tradizionali o altro voglia far circoncidere un bambino dovrebbe rivolgersi a una struttura ospedaliera. Fanno eccezione i membri della comunità ebraica, perché in questo caso la circoncisione rituale è regolamentata da un accordo speciale tra lo Stato e l'Unione delle comunità ebraiche, che riconosce la possibilità di effettuare la circoncisione nell'ambito della comunità stessa. Va detto che in questo caso la circoncisione è effettuata da un “circoncisore rituale autorizzato” chiamato mohal (plurale mohalim), che per diventare tale deve seguire un corso di formazione dedicato sia agli aspetti religiosi della pratica, sia alle fondamentali norme igieniche e di sicurezza. Esiste anche un albo nazionale dei mohalim, per l'iscrizione al quale essere medico è considerato titolo preferenziale (ma non necessario).

 

Per altro, già nel 1998 alcuni membri del Comitato nazionale di bioetica, in un parere sulla circoncisione, ritenevano che nel caso dei neonati, considerata l'elementarierà dell'intervento, questo possa essere effettuato da “ministri a ciò preposti, purché dotati di adeguata e riconosciuta competenza”.

 

Prima di eseguire la circoncisione, il mohal si impegna a ottenere il consenso informato da parte dei genitori e a informare il pediatra del bambino del fatto che questa verrà eseguita a breve, per “verificare insieme le condizioni di salute permettenti l'intervento”. È tenuto inoltre all'attuazione di tutte le norme e precauzioni necessarie per garantire la sicurezza dei neonati, all'utilizzo di strumenti sterili o monouso, a seguire il neonato fino a cicatrizzazione completa e a tenere un registro di tutte le circoncisioni effettuate e di eventuali complicanze.

 

La circoncisione terapeutica in ospedale: a quali condizioni?


Al di fuori della comunità ebraica, dunque, l'indicazione di legge è quella di rivolgersi a strutture sanitarie. Il problema è che si parla, in genere, di interventi che si devono fare privatamente, e perciò costano: “Da 500 a 2000 euro, ma abbiamo avuto notizia di circoncisioni costate fino a 4000 euro” afferma Aodi. Tanto, e probabilmente troppo per molte famiglie interessate alla questione. Che anche per questo magari finiscono con il rivolgersi a personale non qualificato, o scelgono di far circoncidere il bambino nel paese di origine, nel quale tornano periodicamente a trovare la famiglia.

 

Al momento, infatti, la circoncisione per motivi religiosi o culturali non è inserita nei Lea, livelli essenziali di assistenza ("e del resto sarebbe difficile giustificarne un inserimento, almeno allo stato attuale della giurisprudenza, visto che non si tratta di una pratica utile per salvaguardare la salute delle persone" commenta Angelucci). Il che tuttavia non significa che non si possano trovare soluzioni in grado di mettere d'accordo tutte le esigenze in campo, dalla salvaguardia dei principi di laicità dello Stato a quella della salute dei bambini.

 

Alcune regioni si sono attivate autonomamente con progetti che permettono l'esecuzione di circoncisione religiosa o culturale in ospedali pubblici . “Accade per esempio al Policlinico Umberto I di Roma, dove è stato avviato un protocollo che prevede questo tipo di circoncisione al di fuori dell'orario di lavoro, a un costo di 400 euro. Oppure presso l'Ospedale Regina Margherita di Torino, dove invece la circoncisione viene fatta in orario di lavoro, dietro pagamento di un ticket pari a 280 euro, che l'ospedale ha ritenuto sufficiente a copertura dei costi”.

 

È in pratica la direzione verso la quale spinge, con un appello al Ministero della Salute, anche l'Associazione dei medici di origine straniera in Italia: circoncisione rituale o culturale in ospedale, con un ticket di circa 250 euro, in modo da non gravare sulle casse dello stato, garantendo allo stesso tempo la massima sicurezza possibile per i piccoli ai quali viene effettuato l'intervento.