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Come stimolare il linguaggio dei bambini

di Stefano Padoan - 03.01.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Lo sviluppo del linguaggio è una tappa fondamentale nella vita di ogni essere umano. Ma come favorirlo? L’esperta ci fornisce una guida su come stimolare il linguaggio dei bambini da 0 a 4 anni

Come stimolare il linguaggio dei bambini

Uno dei momenti più emozionanti nella vita di un genitore è quello in cui sente il figlio pronunciare le sue prime parole. Questa attesa, però, tante volte rischia di trasformarsi in una fonte di angoscia e preoccupazione: è normale che ancora non parli? E perché pronuncia male le parole? Deborah Auteri, logopedista e autrice del libro "Parla con me" (Mondadori, 2021), ci propone una guida anti-stress su come agevolare lo sviluppo del linguaggio dei bambini.

In questo articolo

Le tappe di sviluppo del linguaggio

«Occorre ricordare - esordisce l'esperta - che lo sviluppo del linguaggio non avviene nello stesso modo e con gli stessi tempi per tutti i bambini. Ecco perché fare paragoni con i figli altrui non solo è una fonte d'ansia evitabile, ma è anche poco "scientifico" perché non conoscete il contesto e gli stimoli a cui quei bambini sono sottoposti». Diverso, invece, è confrontare ciò che si osserva nel proprio figlio con le tappe standard di sviluppo tipico (di cui appunto il figlio della vicina potrebbe non essere il modello perfetto) per sapere cosa ci aspetterà.

  • Nella pancia. Dopo 24 settimane, il feto è capace di sentire e possiamo iniziare a stimolarlo con parole, letture e musica.
  • Appena nato. Il neonato nelle prime settimane di vita non comunica intenzionalmente, ma esprime i suoi bisogni con pianti e versi.
  • 3-4 mesi. Le sue capacità comunicative aumentano, sorride ed emette suoni vocalici. Non c'è ancora intenzionalità nel linguaggio, ma comincia a produrre qualcosa.
  • 6 mesi. Qui avviene il grande passo dell'intenzionalità: sa che sta comunicando e che può suscitare una reazione nelle altre persone. Le lallazioni (suoni composti da consonante e vocale) sono i mattoncini delle future parole. «Con il passare dei mesi, le combinazioni consonante-vocale iniziano a diversificarsi e non ripetono solo la stessa sillaba ("ma-ma", "pa-pa")». Usa poi molto i gesti indicando, salutando, tendendo le braccia per essere sollevato. «Anche la comunicazione gestuale (baby signs), sviluppandosi prima che imparino a parlare, supporterà la produzione delle parole: vostro figlio parlerà prima, meglio e di più».
  • 1 anno. Le prime parole vere e proprie, a cui il bambino attribuisce significato, arrivano attorno all'anno di età.
  • 13-18 mesi. Vi è una rapida espansione del vocabolario connessa alla capacità di coordinazione nel produrre correttamente sempre più suoni. A 18 mesi poi vi è l'esplosione del linguaggio.
  • 2 anni. Verso i 2 anni il bambino sa produrre circa 250 parole e, combinando insieme due parole con senso compiuto, forma delle piccole "frasi" ("mamma dammi", "papà no").
  • 3 anni e mezzo. Il linguaggio diventa sempre più intellegibile anche a chi non conosce il bambino: viene compreso al 70% da tutti. Comincia a emergere anche capacità e intenzionalità narrative.
  • 4 anni. Di solito il linguaggio di un bambino di 4 anni è simile a quello dell'adulto.
  • 5 anni. A questa età il bambino ha ormai il bagaglio completo: «Non fa errori nella produzione dei suoni e nelle parole e sa usare la grammatica. Da questo momento in poi, sviluppa il metalinguaggio, ovvero impara a giocare e manipolare la lingua. Questo gli permetterà di imparare a leggere e scriv

Sviluppo del linguaggio: quando bisogna preoccuparsi?

Sviluppo del linguaggio: quando bisogna preoccuparsi?

Si possono individuare alcuni campanelli d'allarme utili a capire se abbiamo bisogno di un consulto da parte del pediatra e del logopedista: «Non sono segnali che devono suonare come sentenze o suscitare allarmismo: l'obiettivo al contrario è quello di pre-occuparsi, ovvero di occuparsene prima per dare a vostro figlio gli strumenti di cui ha bisogno, e siete ancora in tempo per farlo senza affanni. Ricordatevi però anche che non esistono bambini pigri: "non parla ancora perché non ha voglia" non è una scusa che regge».

  1. Il ciuccio. Senza demonizzarlo soprattutto nei primi mesi di vita, questo strumento sarebbe da ridurre già a partire dai 6 mesi, tenendolo ad esempio solo per l'addormentamento: «Il suo uso influisce sul modo in cui la bocca cresce e sulla deglutizione; tenere un tappo in bocca soprattutto durante il gioco è invece limitante perché, con la bocca libera, il bambino può ascoltare meglio i suoni del linguaggio e apprende di più semplicemente perché ha un senso in più a disposizione. Entro i 12 mesi ciuccio e biberon dovrebbero essere eliminati, mai oltre i 2 anni. Ricordatevi che le difficoltà, per quanto comprensibili, sono più dei genitori perché il bambino si adatta abbastanza velocemente».
  2. Lallazione. Il modo e la frequenza con cui il bambino lalla dà le prime indicazioni su come sarà il suo sviluppo. Se entro i 10 mesi non c'è lallazione, meglio approfondirne i motivi.
  3. Parole e gioco simbolico. Entro i 2 anni il bambino deve saper dire almeno 50 parole. Ma come contare le parole? «Non considerate le lallazioni, ma sì invece i suoni onomatopeici (ad esempio "brum" per dire auto). Osservate anche, a questa età, se non sta sviluppando il gioco simbolico o non compone frasi di due elementi».
  4. Farsi capire. A 3 anni e mezzo un bambino dovrebbe essere capito al 70% da tutti, anche dalle persone che non lo conoscono e non sanno interpretare i suoi eventuali difetti di pronuncia.

Come stimolare il linguaggio dei neonati

Stimolare il linguaggio è un regalo prezioso, perché attraverso di esso i bambini capiscono meglio il mondo e si relazionano meglio con oggetti, persone, situazioni. «Inoltre con il linguaggio si fa un lavoro sulle sue competenze a 360 gradi, perché tutte le competenze sono connesse. Comunicare, ad esempio, è molto più che parlare: quando avvertiremo le sue prime parole, dovremo sapere che quella è solo la punta dell'iceberg di molte altre competenze sviluppate nei mesi precedenti».

  • Parlate con loro. Tra gli 0 e i 12 mesi, quando ancora non parla, sono i genitori che devono fargli sentire un mucchio di discorsi: «Non è un consiglio banale, perché parlare con chi ancora non lo fa è difficilissimo: non c'è un vero scambio e può risultare molto frustrante. Però sforzatevi e insistete, raccontategli la vostra giornata o quello che state facendo con lui in quel momento: i bambini imparano a parlare attraverso questa relazione».
  • La comunicazione non verbale. I segni e la comunicazione non verbale gettano le basi per la parola.

Come stimolare il linguaggio nei bambini di 1 anno

Il gioco simbolico. Il "fare finta di" (cucinare, dare da mangiare, passeggiare…) è un prerequisito del linguaggio e andrebbe stimolato sia con i maschietti che con le femminucce: «È infatti una rappresentazione dell'esperienza, trasformata in simbolo e in azione mimata e riprodotta. Nel linguaggio avviene la stessa cosa, si riporta alla realtà un'esperienza che si ha in mente e si è vissuta. Oggi ricrea con il gioco così come domani ricreerà oggetti, esperienze, azioni con la parola».

Come stimolare il linguaggio nei bambini di 2 anni

  • Raccontate insieme la sua giornata. Si tratta di un'attività semplice, che si può inserire nella routine familiare: «Il bambino sta già cominciando a formare frasi con pochi elementi, cerchiamo di arricchire la costruzione della frase a partire dalla sua esperienza diretta, per toccare la sua area di sviluppo prossimale e spingerlo un pelo oltre le competenze che ha già acquisito».
  • Foto da descrivere. Nell'attività di racconto di sé, si può supportare il bambino attraverso delle foto. «Lo aiutano a rivedersi, a ricordare cosa ha fatto ma anche a individuare più dettagli da provare a descrivere».

Come stimolare il linguaggio nei bambini di 3 anni

  • Inventate delle storie. A 3 anni si sviluppano le competenze narrative, per cui inventare insieme delle storie è il gioco più azzeccato. Potete usare un sacchettino pieno di oggetti da pescare, a partire dai quali far lavorare la fantasia.

Giochi montessori per stimolare il linguaggio

Qualsiasi giocattolo può essere usato in chiave linguistica, ma ricordatevi: «Trattandosi solo di uno strumento, non possiamo delegare a un gioco ciò che spetta a noi genitori: il linguaggio, ma l'apprendimento in generale, si acquisisce attraverso una relazione e un'interazione con persone in carne ed ossa. Anche dunque i giocattoli elettronici che magari promettono di insegnare delle parole vanno bene solo se usati insieme».

  • Fino ai 12 mesi: dai giochi di ritmo (battere in maniera alternata un martello o passarsi una palla) a giocare con le macchinine riproducendone il rumore.
  • 12-24 mesi: giochi simbolici come la cucina, la scopa, il passeggino.
  • Oltre i 24 mesi: la casa delle bambole per sviluppare l'aspetto narrativo e il vocabolario legato a concetti topologici come "sopra, sotto, dentro, fuori".

Filastrocche per stimolare il linguaggio

Le filastrocche sono uno strumento molto utile, perché allenano l'orecchio al ritmo e all'aspetto musicale del linguaggio: «Le potete proporre dai 18 mesi: il bambino ama le rime e le ripetizioni, impara ad anticipare e prevedere ciò che sentirà oltre che a immaginare e produrre nuove parole. Anche canzoncine come "Topolino topoletto", "Stella stellina, la notte si avvicina" o "Ambarabà Ciccì Coccò", se riproposte più volte, possono diventare routine verbali».

Come leggere i libri ai bambini

Leggere insieme ai bambini è molto importante sia per creare una relazione che per stimolare il loro linguaggio.

  1. La scelta dei libri. Nella scelta dei libri da leggere con i vostri figli, state attenti a quelli adeguati non tanto all'età ma alla loro specifica competenza o gusto.
  2. Seguite il suo interesse. Il bambino probabilmente, soprattutto all'inizio, non l'ordine delle pagine ma salterà dall'una all'altra o si soffermerà su una in particolare. Assecondatelo, la loro motivazione e il loro interesse sono la spinta che serve loro per apprendere.
  3. Mettetevi di fronte al bambino. Mettersi faccia a faccia permette al piccolo di vedere la nostra bocca che pronuncia le parole, il nostro volto che esprime le emozioni e i nostri gesti.

L'intervistata

Deborah Auteri, autrice del libro "Parla con me", è logopedista pediatrica con un master in neuropsicologia dell'età evolutiva. Per 12 anni si è occupata di bambini con disturbi del linguaggio e delle loro famiglie; oggi si occupa prevalentemente di bambini a sviluppo tipico, guidando i genitori nella prevenzione e insegnando loro a potenziare le competenze dei propri piccoli. Il suo profilo di divulgazione su Instagram ha oltre 90 mila follower.

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