Talento

Come valorizzare i talenti di ogni bambino

Di Simona Regina
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13 marzo 2017
Ogni bambino ha delle attitudini e delle potenzialità. Per scoprirle deve sperimentare. Perché facendo esperienze diverse può conoscere i propri punti di forza e le proprie passioni.  Ai genitori il compito di incoraggiarlo. Occhio però a non sovraccaricarlo di impegni.

Ogni bambino, ogni bambina ha delle attitudini e delle potenzialità, che vanno coltivate. Ma come scoprire e valorizzare i “talenti” dei nostri figli? Lo abbiamo chiesto alla psicologa Anna Maria Roncoroni.

 

 

Diamo spazio all’ascolto

 

C’è chi ama giocare con i numeri, chi leggere un libro dopo l’altro, chi il calcio e chi il disegno, chi sogna di diventare una rock star e chi si sente felice stando all’aria aperta, a contatto con la natura. Secondo la presidente dell’Associazione italiana per lo sviluppo del talento e della plusdotazione (Aistap), è fondamentale partire dall’ascolto, lasciando liberi i bambini e le bambine di esprimersi e di sperimentare, per conoscersi e per mettersi alla prova e scoprire che cosa amano effettivamente di più fare e in cosa riescono meglio. «Solo vivendo esperienze diverse possono infatti conoscere i propri punti di forza e le proprie passioni».

 

 

A ognuno le sue passioni

 

«La passione - afferma Roncoroni - è la chiave di tutto, è la molla che ti fa star bene, ti rende felice e ti motiva a fare». Attenzione dunque a non imbrigliare i figli in attività che noi genitori vorremmo che facessero, ma non rispecchiano i loro interessi: «insomma, la passione di mamma e papà non deve necessariamente essere la loro».

 

Così come è fondamentale non spegnere eventuali interessi e sottovalutare doti che esulino dalla scuola. Anche perché, in caso per esempio di talento musicale, «coltivarlo può essere utile anche sui banchi di scuola, considerando il rigore, l’organizzazione, la concentrazione e l’attenzione che la musica richiede». In ogni caso, in ogni ambito secondo la psicologa, il compito dei genitori è spronare i figli a dare il meglio, qualunque sia questo meglio e al di là della performance: che sia un voto a scuola, una gara di sci, o il saggio di danza.

 

 

Creiamo un ambiente stimolante

 

Un ambiente stimolante è la cornice ideale per far sì che le potenzialità dei bambini possano pienamente realizzarsi. Quindi viaggi, letture, mostre, musei, diverse esperienze sportive e di gioco.

 

A chi, per esempio, manifesta particolare interesse per la musica si può proporre qualche laboratorio musicale e andare insieme a vedere qualche musical o qualche concerto. Chi ama lo sport, un anno può provare con il nuoto e l’anno successivo con il basket, senza dimenticare l’importanza del gioco libero all’aperto. Per assecondare invece la passione per il disegno, più o meno ovunque in Italia c’è la possibilità ormai di scegliere tra diversi laboratori, dalle tecniche base al fumetto, e una scatola super assortita di colori e altro materiale utile per sperimentare potrebbe essere un’ottima idea regalo. Mentre per valorizzare la passione per la matematica, si può accompagnare il bambino o la bambina alla scoperta della matematica nel mondo che ci circonda - perché di fatto la matematica non è fatta solo di numeri scritti sul quaderno o sulla lavagna - e visitare insieme musei e mostre dedicate alla scienza.

 

 

Non intasiamo la settimana di corsi

 

Attenzione però a non riempire la settimana di corsi su corsi, come spesso accade soprattutto quando frequentano la scuola primaria. «Per aiutare i figli a potenziare le proprie passioni, è importante offrire stimoli adeguati, provando caso mai di anno in anno a fare attività diverse. La misura è dettata dai bambini stessi, dai loro ritmi e dalla curiosità che manifestano. Non dobbiamo togliere ai bambini la possibilità di vivere anche del tempo libero, non strutturato, da trascorrere con se stessi e in cui escogitare soluzioni creative» conclude Roncoroni.

 

Non chiamiamoli geni

«Etichettare in questo modo i bambini e le bambine è prematuro e dannoso» raccomanda Anna Maria Roncoroni. Ci illudiamo di valorizzarne il talento, ma in realtà alimentiamo delle aspettative eccessive, col rischio che finiranno col pretendere sempre di più da se stessi e non sapranno gestire difficoltà o errori che inevitabilmente accompagnano il percorso di crescita.

«In sostanza, dunque – sottolinea la psicologa – non bisogna creare e alimentare un’idea di onnipotenza, ma valorizzare l’impegno. Ciascuno deve dare il meglio di sé e noi come genitori apprezzarlo».
 

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