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Perché è importante conservare i denti da latte e come farlo nel modo giusto?

di Ines Delio - 13.06.2024 - Scrivici

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Conservare i denti da latte potrebbe essere molto utile perché sono una fonte preziosa di cellule staminali: ecco come farlo nel modo corretto

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Perché è importante conservare i denti da latte?

In tutto il mondo esistono leggende legate alla caduta dei primi dentini. Noi, ad esempio, conosciamo da sempre quella della fatina o del topolino che prelevano il dente riposto sotto il cuscino, lasciando al suo posto un soldino. Alcuni genitori sono andati anche oltre, decidendo di ricavare con i primi incisivi o molari dei propri bambini dei gioielli a dir poco speciali. Di recente, però, si è scoperto che conservare i denti da latte potrebbe salvare in futuro la vita dei propri figli, poiché sono una fonte preziosa di cellule staminali. È però importante farlo nel modo corretto. Scopriamo di più.

Cosa sono le cellule staminali?

La ricerca sulle cellule staminali è uno dei settori più promettenti nel campo della medicina per la cura di malattie che oggi non lasciano speranza a molte persone. Le cellule staminali sono delle cellule indifferenziate, ossia sono in grado di trasformarsi in cellule di diversi tessuti o organi. Nel corpo umano adulto, si trovano nel midollo osseo, e sono quelle che possono essere trapiantate in chi sia affetto da malattie del sangue, come la leucemia. Altre si trovano nel cervello, nello strato più profondo della pelle e nella polpa dentaria.

Il cordone ombelicale dei neonati e il liquido amniotico sono ricchissimi di staminali, e di recente è stato scoperto che anche il latte materno è una potenziale fonte di queste cellule. Tuttavia, la vera miniera di cellule staminali totipotenti, ossia in grado di diventare parte di qualunque tessuto organico, è l'embrione umano. Nel 2004 la legge 40/2004  sulla fecondazione assistita ha però vietato in Italia l'utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica.

Cellule staminali nei denti da latte: cosa dice la scienza

La scoperta delle cellule staminali della polpa dentale umana è iniziata nel 2000. Dalle ricerche è emerso negli anni che la polpa dentale dei denti decidui (da latte), che di norma iniziano a cadere dai cinque/sei anni di età del bambino - un processo chiamato 'esfoliazione' - rappresenta una fonte vantaggiosa di cellule staminali giovani.

Con la promessa di cure per patologie diverse come il cancro, l'autismo, le  malattie neurodegenerative o la sostituzione di organi danneggiati, la conservazione a lungo termine delle cellule staminali dentali è un mercato sempre più in crescita. I servizi di conservazione delle cellule staminali dentali, le cosiddette "banche dei denti", si concentrano sulla raccolta dei denti da latte del bambino, quando vengono espulsi naturalmente, e sulla conservazione delle cellule staminali all'interno della polpa per l'uso terapeutico negli anni successivi, qualora il bambino dovesse averne bisogno.

Come e dove conservare i denti da latte?

Se estratti e conservati in maniera corretta, i denti da latte potrebbero essere la soluzione ad eventuali problemi di salute dei propri figli. Proprio come per il cordone ombelicale, anche in questo caso è importante rivolgersi a dei centri specializzati. Nell'ultimo decennio sono sorte diverse 'banche dei denti' con la speranza di poter curare molte patologie ad oggi non sono risolvibili, ma i costi possono essere elevati.

In Italia, un gruppo di medici e ricercatori del Policlinico di Milano ha creato la prima banca dei denti pubblica no-profit  per conservare le staminali della polpa dei denti, in particolare i dentini da latte persi a 8 anni, con una metodica innovativa di crioconservazione. In pratica il dentino viene congelato per un periodo di vent'anni, con un costo relativamente contenuto.  Il progetto, denominato anche "Banca del Sorriso", prevede nella prima fase la raccolta, il bancaggio e lo studio delle staminali della polpa dentale. Una metodica laser innovativa, brevettata dai ricercatori del Policlinico, permette la conservazione del dente intero e una maggior conservazione delle cellule della polpa. Questa pratica preserva la staminalità delle cellule e fa sì che la polpa e le cellule staminali possano essere recuperate in una fase successiva, nel momento di un'eventuale necessità terapeutica.

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