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Covid-19, quanto sono contagiosi i bambini?

di Valentina Murelli - 25.09.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ma anche: quali sono gli effetti del coronavirus sui bambini, quanto si ammalano, quanto è stata importante la chiusura delle scuole per contenere il virus? Le risposte della scienza alle principali domande su coronavirus e bambini

Continua a essere una delle grandi domande del momento: i bambini possono trasmettere il virus Sars-Cov-2 e dunque la Covid-19? E con quanta efficienza rispetto agli adulti? In poche parole: quanto sono contagiosi? E davvero possono infettare anche con le lacrime, come riportato da un caso a Pavia? Cercare di rispondere a questa domanda è anche un'occasione per fare il punto su quello che sappiamo, a oggi, su Covid-19 e bambini. Lo facciamo con l'aiuto di un post pubblicato da Stefano Prandoni, pediatra di famiglia a Valdagno (Vicenza) e amministratore della pagina Facebook L'influenza, questa sconosciuta, che si è sempre occupato in modo approfondito e competente della questione coronavirus.

In questo articolo

Effetti del coronavirus sui bambini

I dati sono concordi nel sottolineare che nella maggior parte dei casi, la Covid-19 provoca nei bambini solo sintomi lievi. Una delle possibili spiegazioni per questo fenomeno potrebbe essere il fatto che nell'epitelio nasale dei bambini sembrano esserci meno "porte d'ingresso" per il virus, come hanno mostrato i risultati di uno studio pubblicato il 20 maggio scorso sulla prestigiosa rivista medica JAMA. Parliamo del cosiddetto recettore ACE-2, che il Sars-Cov-2 usa per infettare le cellule: un gruppo di medici del Mount Sinai Health Hospital di New York ha osservato che nel naso i recettori ACE-2 sono meno numerosi nei bambini e salgono di numero con l'età.

Attenzione, però: non significa che la Covid-19 sia completamente innocua in tutti i bambini. "Per quanto rare, anche tra i bambini – soprattutto quelli molto piccoli, sotto l'anno di età – possono esserci complicazioni che possono portare al ricovero in terapia intensiva" sottolinea Prandoni. Secondo il bollettino della sorveglianza nazionale integrata sull'epidemia Covid-19 dell'Istituto Superiore di Sanità aggiornato al 15 settembre scorso, dall'inizio dell'epidemia si sono verificati nel nostro paese 4453 casi diagnosticati di Covid-19 in bambini sotto i nove anni d'età, con un totale di 4 decessi. Senza nulla togliere alla tragicità di questi eventi, l'Istituto Superiore di Sanità aveva reso noto che i decessi registrati riguardavano bambini affetti da gravi e importanti malattie. Tra i dieci e i 19 anni i casi al 20 maggio sono stati 3312, senza alcun decesso.

Sempre in rari casi, inoltre, è possibile che i bambini colpiti da Covid-19 sviluppino a seguito dell'infezione una sindrome infiammatoria acuta multisistemica con molti tratti in comune (ma anche alcune differenze) rispetto alla malattia di Kawasaki. I pazienti affetti manifestano vasculite (un'infiammazione dei vasi sanguigni)problemi cardiaciintestinali e un aumento generalizzato dello stato infiammatorio

Il rischio di infezione nei bambini

A parte rarissime eccezioni, i bambini che si ammalano di Covid-19 hanno forme decisamente leggere della malattia. Ma quanto si infettano rispetto agli adulti? Alcuni studi hanno hanno suggerito che i bambini abbiano meno probabilità rispetto agli adulti di infettarsi dopo essere stati esposti a persone già infette. Altri studi, invece, arrivano a conclusioni differenti, suggerendo che il tasso di infezione tra i bambini sia pari a quello degli adulti.

"Le classiche malattie respiratorie - scrive Prandoni sul suo blog - hanno la caratteristica di correre sulle gambe dei bambini. La ragione è che i bambini sono immunologicamente più suscettibili e hanno legami sociali più stretti e prolungati rispetto agli adulti, oltre a essere meno osservanti delle regole igieniche. Lo stesso comportamento era lecito attendersi dal nuovo coronavirus, ma le prime informazioni che sono giunte dalla Cina erano di tutt'altra natura. I bambini risultavano ammalarsi non solo meno gravemente ma anche con percentuali decisamente più basse rispetto a quelle a cui siamo abituati con gli altri virus respiratori. Inoltre diversi studi riportavano che quasi mai erano i bambini ad ammalarsi per primi almeno in ambito famigliare e che erano solitamente gli adulti a trasmettere loro la malattia. Un limite di questi primi studi, però, è il fatto che hanno riguardato bambini sottratti alle normali abitudini sociali dai severi limiti imposti dal lockdown (per esempio la chiusura delle scuole)".

L'unico paese a non aver chiuso a tappeto asili e scuole è stata la Svezia, che con studi adatti avrebbe potuto rispondere in modo definitivo alla domanda sull'infettività e la contagiosità dei bambini nelle scuole. Ma come ha sottolineato un articolo pubblicato sul sito della rivista Science, proprio la Svezia ha perso questa rarissima opportunità di studiare il comportamento del coronavirus nelle scuole, non avendo raccolto dati di qualità sulle infezioni tra i bambini.

La capacità di trasmissione del virus da parte dei bambini

Quanto sono contagiosi i bambini?

"Dal punto di vista anatomico e della fisiologia respiratoria - scrive sempre Prandoni - i bambini sono adulti in miniatura, per cui non c'è motivo di credere che un bambino positivo non sia in grado di diffondere il virus, anche se il volume d'aria espirato è inferiore a quello dell'adulto. Quello che appare certo è che i bambini hanno quadri più sfumati che rendono difficile la diagnosi, spesso sono del tutto asintomatici, così da avere maggiori probabilità di passare inosservati con o senza sintomi e continuare con le loro attività abituali, contribuendo alla circolazione virale all'interno della loro comunità".

Prandoni sottolinea che a fare maggiore chiarezza su questi aspetti sono arrivati i risultati di due studi apparsi nelle ultime settimane. Uno, ancora in fase di revisione scientifica, stima sulla base di 1178 individui e 15648 loro contatti che la percentuale di trasmissione presintomatica siapari al 62,5% e che la probabilità di trasmettere il virus non differisca tra soggetti adulti (15-64 anni) e bambini (0-14 anni) anche se la suscettibilità dei secondi ad ammalarsi risulta più bassa. L'altro ribadisce che i bambini infettati sono potenzialmente in grado di trasmettere il virus anche in presenza di forme lievi o asintomatiche. 

Il ruolo delle scuole nella diffusione del contagio

Dopo i lunghi mesi di lockdown, in Italia come del resto in quasi tutto il resto del mondo, nessuno ha più dubbi sul fatto che le scuole debbano riaprire e ritrovare una loro normalità a causa degli effetti della pandemia sull'apprendimento dei bambini. Altrimenti i danni a carico di un'intera generazione potrebbero essere veramente pesanti, in termini di preparazione, competenze sociali, benessere psicologico, salute fisica. 

Che cosa accada esattamente alla diffusione del virus in caso di scuole aperte, tuttavia, non è ancora noto. Scrive sempre Prandoni: "Pochi studi hanno indagato che cosa succede con le scuole aperte. In Australia un'indagine epidemiologica ha riguardato 735 studenti e 128 membri dello staff che erano stati in stretto contatto con 18 casi iniziali (9 pediatrici). Nessun insegnante o membro del personale ha contratto il COVID -19. Solo un bambino di una scuola elementare e un bambino di una scuola superiore potrebbero aver contratto il COVID-19 dai casi iniziali nelle loro scuole". L'indagine ha comunque vari limiti, analoghi a quelli di uno studio tedesco  relativo alla riapertura delle scuole a maggio nella regione del Baden-Wurttemberg, giunto a conclusioni simili a quelle dello studio australiano.

In generale, i dati disponibili sembrano suggerire che i bambini di età scolare abbiano "un ruolo secondario rispetto agli adulti nella propagazione dell'epidemia in ambito comunitario". Va detto però che se l'epidemia raggiunge livelli elevati sul territorio, i bambini di sicuro contribuiscono al suo allargamento. Ecco perché ogni ragionamento sull'apertura o chiusura delle scuole dovrebbe tenere conto della situazione epidemiologica sul territorio

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