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Covid-19, quanto sono contagiosi i bambini?

di Valentina Murelli - 26.05.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ma anche: quali sono gli effetti del coronavirus sui bambini, quanto si ammalano, quanto è stata importante la chiusura delle scuole per contenere il virus? Le risposte della scienza alle principali domande su coronavirus e bambini

È una delle grandi domande del momento: i bambini possono trasmettere il Sars-Cov-2? E con quanta efficienza rispetto agli adulti? In poche parole: quanto sono contagiosi? Riuscire a dare una risposta definitiva a questa domanda aiuterebbe non poco nelle decisioni sulla riapertura delle scuole e sulle condizioni con le quali realizzarla, ma al momento certezze assolute non ce ne sono.

Covid-19 è una malattia nuova e anche se negli ultimi quattro-cinque mesi sono stati condotti molti studi ed esperimenti per conoscere meglio il virus responsabile, le modalità con le quali si trasmette e i suoi punti deboli, è inevitabile che il quadro sia ancora incompleto e che per esempio rispetto ai bambini si sappia ancora così poco. "D'altra parte praticamente ovunque nel mondo le scuole sono state chiuse per cercare di contenere il contagio, ma proprio per questo non è stato possibile vedere il virus 'in azione' nelle comunità dei bambini" spiega Stefano Prandoni, pediatra di famiglia a Valdagno (Vicenza) e amministratore del gruppo Facebook L'influenza, questa sconosciuta, che ha sempre seguito da vicino l'evoluzione della pandemia e i risultati degli studi scientifici sull'argomento.

L'unico paese a non aver chiuso a tappeto asili e scuole è stata la Svezia, che con studi adatti avrebbe potuto rispondere in modo definitivo alla domanda sulla contagiosità dei bambini nelle scuole. Ma come ha sottolineato un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul sito della rivista Science, proprio la Svezia ha perso questa rarissima opportunità di studiare il comportamento del coronavirus nelle scuole, non avendo raccolto dati di qualità sulle infezioni tra i bambini.

A complicare le cose c'è il fatto che spesso i risultati delle osservazioni e degli studi sono contrastanti. A fare un punto accurato su quello che sappiamo al momento sull'argomento è stato un articolo apparso sul sito americano Business Insider. Vediamone i punti principali, con alcuni commenti relativi alla situazione italiana.

In questo articolo

Effetti del coronavirus sui bambini

I dati sono concordi nel sottolineare che nella maggior parte dei casi, la Covid-19 provoca nei bambini solo sintomi lievi. Una delle possibili spiegazioni per questo fenomeno potrebbe essere il fatto che nell'epitelio nasale dei bambini sembrano esserci meno "porte d'ingresso" per il virus, come hanno mostrato i risultati di uno studio pubblicato il 20 maggio scorso sulla prestigiosa rivista medica JAMA. Parliamo del cosiddetto recettore ACE-2, che il Sars-Cov-2 usa per infettare le cellule: un gruppo di medici del Mount Sinai Health Hospital di New York ha osservato che nel naso i recettori ACE-2 sono meno numerosi nei bambini e salgono di numero con l'età.

Attenzione, però: non significa che la Covid-19 sia completamente innocua in tutti i bambini. "Per quanto rare, anche tra i bambini – soprattutto quelli molto piccoli, sotto l'anno di età – possono esserci complicazioni che possono portare al ricovero in terapia intensiva" sottolinea Prandoni. Secondo il bollettino della sorveglianza nazionale integrata sull'epidemia Covid-19 dell'Istituto Superiore di Sanità aggiornato al 20 maggio scorso, dall'inizio dell'epidemia si sono verificati nel nostro paese 1851 casi diagnosticati di Covid-19 in bambini sotto i nove anni d'età, con un totale di 4 decessi. Senza nulla togliere alla tragicità di questi eventi, l'Istituto Superiore di Sanità ha reso noto che i tre decessi registrati al 14 maggio riguardavano bambini affetti da gravi e importanti malattie (una malattia metabolica, una cardiopatia, un tumore). Tra i dieci e i 19 anni i casi al 20 maggio sono stati 3312, senza alcun decesso.

Al momento, comunque, l'attenzione della comunità pediatrica internazionale è concentrata sul possibile collegamento tra coronavirus Sars-Cov-2 e malattia di Kawasaki o, meglio, una sindrome infiammatoria acuta multisistemica con molti tratti in comune rispetto alla malattia di Kawasaki (ma anche alcune differenze). In vari paesi tra i quali l'Italia è stato infatti osservato tra i bambini un aumento anomalo dei casi di questa sindrome infiammatoria proprio in concomitanza con il diffondersi della pandemia.

Il rischio di infezione nei bambini

A parte rarissime eccezioni, i bambini che si ammalano di Covid-19 hanno forme decisamente leggere della malattia. Ma quanto si infettano rispetto agli adulti? Bambini e adolescenti sembrano rappresentare una minoranza tra i casi confermati totali di coronavirus: solo un caso su 125 appartiene alla fascia d'età 0-9 e solo 2,3 casi su 100 alla fascia d'età 0-19.

Come riporta Business Insider, una review di ricercatori dell'University College London suggerisce che i bambini abbiano il 56% di probabilità in meno rispetto a un adulto di infettarsi dopo essere stati esposti a persone già infette. Non sono state tuttavia fornite possibili spiegazioni del fenomeno. Uno studio italiano relativo invece al paese di Vo, uno dei primissimi focolai epidemici in Italia, arriva invece alla conclusione che nessuno dei bambini sotto i dieci anni presi in esame abbia contratto il virus, nonostante alcuni di loro vivessero in famiglie in cui c'erano stati casi conclamati di Covid-19.

Altri studi, invece, arrivano a conclusioni differenti, suggerendo che il tasso di infezione tra i bambini sia pari a quello degli adulti.

La capacità di trasmissione del virus da parte dei bambini

Quanto sono contagiosi i bambini?

Anche in questo caso abbiamo a disposizione dati contrastanti. Da Business Insider: secondo un documento del governo olandese, basato su una serie di dati raccolti a livello domestico, i bambini giocherebbero solo un ruolo minore nella diffusione del nuovo coronavirus, e lo stesso suggeriscono i risultati di uno studio australiano, secondo il quale sono in una minoranza di casi sono stati i bambini i primi a trasmettere il virus ai loro familiari.

Segno opposto per le conclusioni di uno studio dei Centri per il controllo delle malattie di Atlanta e di uno studio tedesco: in entrambi i casi si suggerisce che i bambini possano essere contagiosi quanto gli adulti.

Il ruolo della chiusura delle scuole nel contenimento del contagio

L'ultima incertezza riguarda il ruolo effettivo che le scuole possono rivestire nella diffusione del contagio. E' valsa – e vale – davvero la pena di tenerle chiuse così a lungo? Di nuovo, sul fronte sanitario non tutti concordano.

Secondo i dati di un'indagine condotta in 10 scuole superiori e cinque scuole primarie in Australia, dove comunque il Sars-Cov-2 ha colpito meno duramente che altrove, solo due studenti su 860 che erano stati in stretto contatto con persone infette si sono ammalati e non ci sono prove di passaggio del virus da studenti a insegnanti. Secondo il commento pubblicato su JAMA Pediatrics dai pediatri italiani Susanna Esposito e Nicola Principi, "è molto probabile che la principale ragione che ha spinto vari governi alla chiusura della scuole sia stata la considerazione che misure restrittive di questo tipo si sono rivelate molto efficaci nel ridurre la diffusione del virus in caso di epidemie locali o pandemiche di influenza". Tuttavia, per varie ragioni legate alla differente natura del virus non è affatto scontato che ci si possano aspettare gli stessi vantaggi durante la pandemia di Covid-19. "Ed è anche possibile che la chiusura delle scuole possa avere effetti negativi, portando a problemi medici, economici e sociali ancora più grandi".

Tuttavia sono molti gli esperti, in tutto il mondo, che ritengono che la chiusura delle scuole sia stato un passaggio molto importante nel contenimento del contagio e raccomandano di evitare riaperture frettolose o improvvisate per non ricadere in una ripresa della diffusione del virus. Secondo un modello matematico della diffusione del coronavirus durante l'epidemia in Cina, la chiusura delle scuole da sola non sarebbe in grado di interrompere del tutto la trasmissione del virus, ma può ridurre del 40-60% l'incidenza del picco, ritardando l'epidemia. 

A questo proposito, però, ci pare importante sottolineare che, ragionando sulle possibili riaperture e sulle modalità con le quali farle ripartire, la questione "scuole" non dovrebbe essere affrontata solo dal punto di vista sanitario, per quanto questo sia importante. L'attenzione sanitaria è ovviamente fondamentale, ma ci vorrebbe anche una profonda attenzione educativa, perché l'educazione dei bambini e delle bambine dall'asilo nido in su è uno strumento fondamentale di crescita personale e sociale e non può essere trascurata. 

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