Malattie croniche

Il diabete nei bambini

Di Valentina Murelli
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13 novembre 2019 | Aggiornato il 14 novembre 2019
Il 14 novembre si celebra la giornata mondiale del diabete, una data scelta per ricordare la nascita di uno degli scopritori di questa malattia. Facciamo il punto su questa malattia in età pediatrica

 

In questo articolo scopriremo:

 

  • che cos'è il diabete;
  • qual è il diabete tipico dei bambini (diabete di tipo 1);
  • quanto è frequente;
  • quali sono i primi sintomi;
  • come si fa la diagnosi;
  • come si cura;
  • i consigli per un'alimentazione corretta;
  • le conseguenze;
  • le nuove prospettive terapeutiche;
  • che cos'è l'educazione terapeutica

 

 

Che cos'è il diabete

 

“Il diabete – o diabete mellito – è una malattia cronica caratterizzata da elevati livelli di glucosio (zucchero) nel sangue: una condizione chiamata iperglicemia”, spiega Paolo Fiorina, responsabile del reparto di malattie endocrine e diabetologia dell'Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano e del Centro di riferimento internazionale sul diabete di tipo 1 dell'Ospedale Sacco.

 

L'iperglicemia è dovuta all’incapacità da parte dell’organismo di utilizzare la sua principale fonte di energia, cioè il glucosio stesso, e a sua volta questa incapacità dipende da una carenza (assoluta o relativa) di insulina, un ormone prodotto dal pancreas che, legandosi in posti precisi sulla superficie delle cellule permette al glucosio di passare dal sangue all’interno della cellula.

 

Esistono due forme principali di diabete” chiarisce l'esperto. “Il diabete di tipo 1, tipico dei bambini e caratterizzato da processi autoimmunitari, e il diabete di tipo 2, tipico soprattutto degli adulti e più legato allo stile di vita, in quanto associato a condizioni come obesità e sedentarietà”. Negli ultimi anni, nel nostro paese come nel resto del mondo si è assistito alla comparsa di diabete di tipo 2 anche nei bambini, che ne sono sempre stati esenti: un dato che va di pari passo con l'elevata incidenza di sovrappeso e obesità nei nostri bambini.

 

Molto più raro è il cosiddetto diabete neonatale: “Si tratta di una forma genetica causata da mutazioni che comportano disfunzioni nella secrezione di insulina o mancato sviluppo delle cellule che producono l'ormone, presente in una piccolissima percentuale di bambini affetti”.

 

 

Diabete di tipo 1: il diabete tipico dei bambini

 

Nella grande maggioranza dei casi, i bambini con diabete presentano il tipo 1 della malattia, caratterizzata da processi autoimmunitari. “In pratica – spiega Fiorina – alcune cellule del sistema immunitario (linfociti) iniziano ad aggredire le cellule del pancreas responsabili della produzione di insulina, fino a distruggerle del tutto. Questo porta a una lenta ma inesorabile riduzione della produzione di insulina e, di conseguenza, a un eccesso di glucosio nel sangue e nelle urine (glicosuria)”.

 

Perché questo accada non è ancora del tutto chiaro: “Sicuramente entra in campo una componente genetica, che spiega perché il diabete di tipo 1 è più frequente nei figli di persone che hanno la stessa malattia. Allo stesso tempo, però, sono noti casi di gemelli omozigoti in cui uno soltanto ha il diabete, a indicare che quella genetica è solo una predisposizione, alla quale si deve sommare qualcos'altro e in particolare fattori ambientali che ancora non conosciamo bene. È possibile che siano coinvolte anche infezioni virali o batteriche ma al momento non ne sappiamo molto di più”.

 

 

 

 

Quanto è frequente

 

Secondo i dati del Registro italiano per il diabete di tipo 1 riportati dalla Società italiana di pediatria, in Italia vivono circa 20 mila bambini ed adolescenti con diabete mellito. Tra 1 e 14 anni, l'incidenza è di circa 8-15 nuovi casi all'anno ogni 100 mila bambini e adolescenti: questo a eccezione della Sardegna, dove invece si sale a 33 nuovi casi ogni 100 mila bambini e adolescenti.

 

“Nel mondo ci sono due picchi d'età in cui si manifesta più facilmente il diabete di tipo 1: a 2-4 anni e a 12-14 anni”, afferma Fiorina, sottolineando che in Italia in particolare è più diffuso il secondo picco. “Non solo: negli ultimi anni stiamo anche assistendo al fenomeno della comparsa di diabete di tipo 1 – che per altro è una malattia sempre più diffusa in tutto il mondo - anche oltre l'età pediatrica".

 

 

Diabete nei bambini, i primi sintomi

 

Fiorina racconta che “il quadro d'esordio è molto tipico ed è caratterizzato da stanchezza e spossatezza (anche il bambino che non dormiva più può richiedere il pisolino al pomeriggio e molti rifiutano le classiche attività pomeridiane), tendenza a bere molto e a fare molta pipì, anche di notte (arrivando talvolta a bagnare il letto), diminuzione di peso anche se il bambino mostra di avere molta fame. A volte può essere presente febbre”.

 

In presenza di questi sintomi è normale che, dopo qualche giorno, i genitori consultino il pediatra, che direttamente in studio può misurare i livelli di glicemia: “In queste condizioni in genere si presentano intorno a 350-500 milligrammi per decilitro di sangue (dovrebbero essere sotto i 125). Iniziando subito la terapia sostitutiva con insulina, il quadro glicemico si stabilizza nel giro di un paio di giorni”.

 

Se non si interviene con l'insulina, in una fase più avanzata – e grave – della malattia il bambino arriva a manifestare respiro pesante e faticoso, un alito dal caratteristico odore di frutta matura (alito acetonemico) e addirittura stato soporoso e perdita di coscienza (coma diabetico).

 

L'alito acetonemico è dovuto all'eliminazione attraverso il respiro di grandi quantità di sostanze chiamate chetoni, che derivano dal metabolismo dei grassi e sono tossiche per l'organismo. In effetti, quando le cellule non riescono a utilizzare il glucosio che pure è in circolo perché manca l'insulina che lo fa entrare, reagiscono ricavando energia da altri nutrienti come appunto i grassi (con produzione di un eccesso di chetoni) o le proteine.

 

 

Come si fa la diagnosi: gli esami da fare e i valori della glicemia

 

La diagnosi di diabete si fa attraverso semplici esami del sangue che possono essere eseguiti anche allo studio del pediatra utilizzando una semplice goccia di sangue o un campione di urine. Sono paradigmatici del diabete l'iperglicemia - con valori di glicemia superiori a 125 mg/dl dopo digiuno di 8 ore e/o superiore a 200 mg/dl indipendentemente dai pasti – e la presenza di glucosio e chetoni nelle urine (glicosuria e chetonuria).

 

Possono anche essere utile per la diagnosi il dosaggio della emoglobina glicata (HbA1c) che è un indicatore della glicemia media degli ultimi 2-3 mesi, oppure altri esami relativi per esempio all'autoimmunità pancreatica.

 

 

 

 

La terapia: come si interviene in caso di diabete pediatrico

 

La terapia del diabete di tipo 1 si basa sulla somministrazione di insulina: l'assunzione del farmaco deve comunque essere abbinato a una particolare attenzione all'alimentazione e all'attività fisica. “Tipicamente l'insulina deve essere somministrata per iniezione sottocutanea tre o quattro volte al giorno, prima dei pasti e prima di andare a dormire” spiega Fiorina. In alternativa si può ricorrere a speciali microinfusori per l'infusione continua H24.

 

La quantità di insulina da somministrare varia non solo in base all'età del bambino, ma anche al suo stato generale (se è malato o meno) e a un'eventuale attività fisica. “Per questo è importante che il bambino misuri tre o quattro volte al giorno i suoi livelli di glicemia, anche in questo caso prima dei pasti o se per esempio non si sente bene. Così può regolare la quantità di insulina da somministrare” raccomanda l'esperto. La misurazione può essere fatta con glucometri standard (i classici dispositivi che pungono il dito per far uscire una goccia di sangue e misurarne il livello di glucosio) o con sensori iniettati sottocute che permettono una misurazione in continuo e devono essere cambiati periodicamente”.

 

Certo tutte queste misurazioni e somministrazioni possono sembrare problematiche e all'inizio sicuramente non è facile, per il bambino e la sua famiglia, adattarsi alla nuova routine imposta dalla malattia, anche da un punto di vista psicologico. “Ma in realtà i bambini con diabete diventano presto consapevoli della loro malattia e di cosa occorre fare per tenerla sotto controllo: già intorno a 8-10 anni spesso riescono bene a gestire le cose” racconta Fiorina. “Piuttosto, può esserci un rigetto in adolescenza, un momento in cui l'aderenza alle terapie può diventare più problematica”.

 

 

 

Nel più raro caso di diabete di tipo 2 la terapia prevede, oltre che un intervento sullo stile di vita (dieta e attività fisica, per ridurre sovrappeso e obesità), la somministrazione di farmaci che migliorano il metabolismo del glucosio e la sensibilità dell'organismo all'azione dell'insulina.

 

L'alimentazione del bambino con il diabete
Che si tratti di diabete di tipo 2 (meno frequente nei bambini) o di diabete di tipo 1, l'alimentazione deve sempre essere seguita con attenzione. Il che non significa sottoporsi a diete estreme o rigide: come ricorda la Guida al diabete dei bambini dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, le moderne raccomandazioni nutrizionali per i bambini e ragazzi con diabete sono costituite essenzialmente da suggerimenti adatti alla popolazione generale. Ecco, in generale, gli aspetti ai quali prestare maggiore attenzione:

Quantificazione dei carboidrati presenti in un pasto
Si tratta di un'operazione necessaria considerato che i carboidrati sono i nutrienti con il maggior impatto sulla glicemia. Ricordiamo in particolare che i carboidrati semplici (come lo zucchero da tavola e gli zuccheri di miele, caramelle, bevande zuccherate, marmellate) sono a rapido assorbimento e per questo portano a un rapido aumento della glicemia. I carboidrati complessi (pane, pasta, riso, patate, legumi), invece, sono ad assorbimento lento e comportano un aumento lento della glicemia.

Alimenti proteici
Le indicazioni principali sono quelle di mangiare una sola proteina animale per pasto, per cui se si mangia la carne o l’uovo va evitato il formaggio e di consumare più spesso pesce e legumi (in questo caso meglio ancora se accompagnati da cereali integrali). Le proteine animali andrebbero sempre accompagnate da abbondanti verdure.

Grassi
Oltre alla quantità di grassi, va prestata attenzione alla loro qualità, visto che un elevato consumo di quelli animali è associato a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Per ridurre i grassi dannosi è opportuno preferire l'olio extra vergine d’oliva al burro, non usare margarina, ridurre i consumi di formaggi (preferendo quelli più magri e freschi) e formaggini; mangiare pochi salumi e pochissime merendine.
 

 

 

 


Diabete pediatrico, le conseguenze

 

A breve termine, le conseguenze possibili sono ipoglicemia, iperglicemia e chetoacidosi diabetica.

L'ipoglicemia consiste in un improvviso calo degli zuccheri nel sangue, con livelli di glicemia inferiori a 70 mg/dl. Può essere asintomatica, ma se la glicemia scende velocemente può dare pallore, sudorazione, tremore, senso di fame, palpitazioni e, se condizione persiste, confusione mentale, disorientamento e debolezza.

 

“L'ipoglicemia dipende da uno sbilanciamento tra i livelli in circolo di insulina e di carboidrati, per esempio se ci si inietta troppa insulina o ci si dimentica di fare uno spuntino prima di un'attività fisica intensa. O, ancora, se è presente vomito” spiega Fiorina.

 

In caso di ipoglicemia l'intervento immediato consiste nella somministrazione di zuccheri a rapido assorbimento: un paio di bustine di zucchero o di cucchiaini di miele o un succo di frutta. Se l'ipoglicemia è grave e il paziente si dimostra particolarmente sonnolento e poco reattivo (stato soporoso) occorre invece praticare un'iniezione di glucagone, un altro ormone prodotto dal pancreas e coinvolto nel metabolismo del glucosio (in pratica permette di mobilizzare le riserve di zucchero del fegato).

 

L'iperglicemia può invece verificarsi quando il livello di glicemia sale per un pasto troppo abbondante o con cibi "sbagliati", o per una malattia concomitante (come l'influenza), o per errori nella somministrazione di insulina. I sintomi sono necessità di urinare di frequente, sete intensa, stanchezza, vista annebbiata, irritabilità, difficoltà di concentrazione, cefalea. In questi casi è importante controllare la glicemia ed effettuare una somministrazione extra di insulina.

 

 

 

E ancora, un'altra possibile complicazione a breve termine è rappresentata dalla chetoacidosi diabetica, che si verifica quando la carenza di insulina comporta che le cellule dell'organismo, non potendo utilizzare come fonte di energia il glucosio, cominciano a bruciare i grassi con formazione di chetoni, tossici per l'organismo. Questo può portare a nausea e vomito, dolori addominali, alito acetonemico.

 

Tenere bene sotto controllo la glicemia è molto importante non solo per ridurre il rischio di queste complicazioni, ma anche per ridurre quello di complicazioni a lungo termine. “A lungo andare, infatti, stati di iperglicemia cronica finiscono con il danneggiare vari distretti dell'organismo, dall'occhio al rene, dal cuore al fegato ai vasi sanguigni e altro ancora, tanto che si parla di retinopatia, nefropatia, cardiopatia,vasculopatia diabetica (e così via)” precisa Fiorina. Sottolineando però che uno stretto controllo del quadro glicemico si associa a un importante diminuzione del rischio di queste complicazioni.

 

 

Si può guarire dal diabete?

 

“Allo stato attuale, se per guarigione si intende non doversi più iniettare insulina la risposta a questa domanda è no” chiarisce Fiorina. “Certo, ci possono essere periodi in cui il compenso glicemico migliora e il pancreas ricomincia a funzionare – si parla di luna di miele – ma sono periodi transitori”.

 

“È vero però che esistono tecnologie e terapie innovative che permettono un controllo sempre più accurato del quadro glicemico, che riesce a rimanere entro valori accettabili di glicemia per tempi sempre più lunghi. Questi nuovi strumenti sono sempre più diffusi, anche nel nostro paese, soprattutto nei centri diabetologici più avanzati”. Parliamo per esempio di microinfusori sottocutanei di insulina, di holter glicemici che non necessitano della goccia di sangue per rilevare la glicemia o di recentissimi microinfusori che ricevono i dati della glicemia misurata in tempo reale e sono in grado di modificare la somministrazione di insulina sulla base del dato ottenuto (si parla in questo caso di pancreas artificiali).

 

E molte speranze sono riposte nelle nuove frontiere della ricerca, che riguardano in particolare le terapie di modulazione del sistema immunitario (per bloccare i linfociti che attaccano le cellule del pancreas produttrici di insulina) e la sostituzione di eventuali cellule pancreatiche “difettose” con terapie cellulari a base di cellule staminali.

 

L'educazione terapeutica
Come ricorda il materiale informativo sul diabete rilasciato dalla Società italiana di pediatri, è molto importante che la persona con diabete segua alcune semplici regole per raggiungere una buona qualità di vita. Eccole:

- imparare quante più cose possibili su questa condizione e su come gestirla al meglio;
- assumere regolarmente i farmaci;
- seguire una alimentazione corretta;
- fare attività fisica;
- perdere peso, se in sovrappeso, e cercare di non ingrassare;
- mantenere i livelli di pressione e di colesterolo sotto controllo;
- effettuare controlli annuali degli organi bersaglio del diabete (occhi, cuore, reni);
- effettuare gli screening delle patologie autoimmuni associate al diabete;
- effettuare controlli periodici dal dentista e prestare attenzione all'igiene del cavo orale, perché il diabete aumenta il rischio di infezioni delle gengive;
- esaminare spesso i piedi, anche tra le dita, facendo attenzione alla comparsa di vesciche, piccole ferite.
 

Ulteriori fonti per questo articolo: La malattia del mese: tutto sul diabete, materiale informativo di Società italiana di pediatria; Guida al diabete dei bambini dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.