Didattica

Didattica capovolta, una scuola dove gli alunni sono protagonisti

Di Gabriella Lanza
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22 Dicembre 2017
Dimenticate le interrogazioni, le nozioni da imparare a memoria e i compiti a casa: con la didattica capovolta, un metodo inventato negli Stati Uniti, i nostri figli studieranno guardando video, mentre in classe metteranno in pratica quello che hanno appreso. 
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Una scuola senza interrogazioni, dove non si imparano a memoria concetti ma si fanno attività pratiche che aiutino ad introiettarli e comprenderli meglio. È la didattica capovolta, un metodo innovativo inventato negli Stati Uniti nel 2010, in cui si capovolge l’apprendimento: la parte nozionistica è spiegata attraverso dei video, mentre con l’insegnante si fanno esercizi per verificare quello che si è imparato. 


Maurizio Maglioni, insieme a Fabio Biscaro, sono gli autori del libro “La classe capovolta”, edito da Erickson, dove questo metodo viene spiegato nel dettaglio: «Si utilizza il web per dare più spazio all’addestramento delle competenze», spiega Maglioni, insegnante di chimica in un istituto di Roma.  «In aula l’insegnante non si preoccupa di fornire contenuti perché sono stati già appresi a casa, ma esercita le capacità degli alunni. È un metodo che si può applicare a qualsiasi età: dalla materna fino all’università».  


La lezione capovolta



«La didattica è personalizzata: non si studia da pagina 10 a pagina 11, ma si ha un video da vedere e, per chi vuole approfondire, dei testi da leggere o un video più complesso». Le interrogazioni sono abolite: «Creano solo stress. Con il nostro metodo insegniamo ai ragazzi a fare slide e ad esporle in classe».

 

Tutti gli studenti lavorano in coppia: «Gli alunni devono essere educati alla collaborazione. Vogliamo che imparino sin da piccoli ad andare d’accordo con gli altri e a creare legami all’interno del gruppo. La scuola classica non abitua a questo: lascia gli studenti da soli, in competizione l’uno con l’altro». 

 

 

Lavorare sulla motivazione dei ragazzi 



Maglioni ha fondato l’associazione Flipnnet, dove si organizzano corsi di formazione. «In Italia sono solo mille i docenti che lo praticano e sono concentrati soprattutto alle superiori e alle medie». Negli Stati Uniti, invece, sono 20mila le scuole che offrono agli studenti video didattici per studiare. «Negli anni ho verificato che i miei ragazzi rispondono meglio all’apprendimento e riescono a fare compiti molti più difficili rispetto alla loro età. Si lavora sulla motivazione: si appassionano ad un metodo che li valorizza. Quando ci sono più insegnanti che scelgono la didattica capovolta in una stessa classe non ci sono più bocciati o rimandati».

 

I voti non sono eliminati: «Gli alunni devono ricevere un feedback. La differenza però è che la valutazione è costante, ed è data mentre lavorano in classe e non alla fine dell’anno».

 

Classe capovolta scuola primaria



Anche per le elementari le lezioni frontali in classe e compiti a casa sono aboliti: a scuola si lavora con pc, tablet e smartphone per sperimentare quello che si è imparato. Dopo aver visto il video a casa, i bambini si dedicano alla parte della lettura e della comprensione.

 

«Nella scuola primaria le famiglie sono più diffidenti: i genitori hanno il terrore che i loro figli passino troppo tempo davanti al computer. È un pregiudizio che sta rallentando l’uso di questo metodo. Quando però gli insegnanti hanno un buon dialogo con i genitori, riescono a far capire i vantaggi della didattica capovolta». 

I bambini in classe devono svolgere compiti di tipo scritto, orale o multimediale: «Devono portare a termine un lavoro in due ore in coppia o in piccoli gruppi. Hanno la possibilità di apprendere prima di tutto dai loro compagni, mentre l’insegnante gira tra i banchi e non sta mai seduto in cattedra. Aiuta gli alunni in difficoltà, fa le correzioni ma non li giudica. Lo studente si sente orgoglioso e cerca di dare il massimo».

 


Classe capovolta alla scuola secondaria



Il metodo della didattica capovolta si è diffuso più velocemente alle scuole medie e superiori: «Dalla prima media in poi hanno tutti lo smartphone e possono guardare i video direttamente dal cellulare. I contenuti web sono lezioni brevi e sintetiche, pieni di immagini e suoni: tutti possono comprenderli, anche chi ha disturbi dell’apprendimento».

 

I docenti possono produrre dei video propri anche se tutto il materiale didattico si può trovare su Youtube, Rai Scuola o Ovopedia; le lezioni di matematica più seguite sono invece quelle della Khan Academy