sindrome down, bambino, educazione

Educare i bambini con sindrome di Down: consigli per i genitori

Di Giorgia Fanari
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05 Ottobre 2016 | Aggiornato il 19 Marzo 2019
Quando è molto piccolo meglio non lasciarlo troppo tempo su superfici morbide che gli impediscono i movimenti. Al momento delle pappe va aiutato a visualizzare il cucchiaino. Ma soprattutto è importante che i genitori gli parlino e gli leggano libri. Ecco alcuni consigli per l'educazione dei bambini con sindrome di Down secondo l’AIPD  (Associazione Italiana Persone Down).
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«È necessario partire dall’idea che sia un bambino, altrimenti si rischia di guardare solo al suo problema. Bisogna, invece, prendere in considerazione i suoi bisogni proprio in quanto bambino». Questo il primo consiglio di Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell'Associazione Italiana Persone Down, parlando di come approcciarsi all'educazione dei bambini con Sindrome di Down. «È fondamentale fare attenzione ad aspetti come la motricità, il linguaggio e l’educazione all’autonomia». 

 

«Per aiutare i genitori in questo percorso, abbiamo predisposto un opuscolo, “L’Educazione in famiglia - Orientamenti per famiglie e operatori di bambini con sindrome di Down da 0 a 6 anni” realizzato con la collaborazione di operatori e familiari». Dal libretto emerge come i genitori siano un punto di riferimento fondamentale per i bambini con Sindrome di Down: saranno loro infatti a doverli accompagnare alla scoperta del mondo. 

 

Facilitare i bambini a relazionarsi con il mondo

Quando inizia l’educazione di un bimbo con sindrome di Down? Secondo l’AIPD è impossibile dare suggerimenti validi per tutti, ma si possono indicare alcuni momenti in cui è essenziale facilitare la relazione del bambino con il mondo che lo circonda.

  • Se è molto piccolo, evitare di lasciarlo per tanto tempo sopra una superficie troppo morbida, dove sprofonderebbe con il corpo: il morbido gli impedirebbe di fare leva sulla superficie, di sviluppare una forza muscolare che lo aiuti nella sua crescita e di entrare in comunicazione con gli adulti che si occupano di lui. Affonderebbe, e comincerebbe a pensare di non essere capace a tirarsi su e a girarsi.
     
  • Parlare con il bambino, leggergli una fiaba, animare il racconto con piccoli oggetti: il piccolo sarà portato a seguire l’oggetto con gli occhi, favorendo il suo sguardo mobile.
     
  • Per farlo mangiare, è bene avvicinare il cucchiaio alla sua bocca avendo prima fatto una piccola sosta davanti ai suoi occhi, badando che guardi il cucchiaio e si renda conto del cibo che gli arriverà in bocca: in questo modo, il bambino focalizzerà l’attenzione sull’azione che sta compiendo e metterà in relazione quel gesto con l’adulto.
     
  • Costruire dei piccoli burattini anche solo semplicemente tagliando le dita dei guanti: diventeranno dei personaggi protagonisti di una storia che sarà raccontata da mamma e papà muovendo le dita delle mani del bambino. Il piccolo imparerà la presa corretta delle dita giocando e divertendosi.

All'asilo nido il bambino sviluppa imitando gli altri

E l’asilo nido? Secondo l’AIPD, sarà una possibilità importante per il piccolo per sviluppare capacità imitando gli altri: un bambino con SD ha infatti buone capacità imitative e saranno facilitate vivendo una parte delle sue giornate con altri bambini.

 

Per i più grandi: educazione all’autonomia

Motivazione, verità e coinvolgimento attivo: questi gli elementi alla base dei corsi di educazione all’autonomia per adolescenti con sindrome di Down (per ragazzi dai 15 ai 20 anni) che vengono organizzati dall’Associazione Italiana Persone Down. Il corso è nato nel 1989 ed è diventata nel tempo un’attività istituzionale dell’Associazione, che coinvolge centinaia di ragazzi ogni anno nei corsi sparsi nelle Sezioni AIPD in tutta Italia. Molte altre esperienze similari si sono ispirate al modello AIPD presso ASL, comuni e centri sociali. In particolare, le aree educative intorno alle quali si strutturano gli obiettivi dei percorsi di educazione all’autonomia sono 5: 

  • comunicazione: saper chiedere, saper dare i propri dati; 
  • orientamento: leggere e seguire indicazioni stradali, saper individuare punti di riferimento, riconoscere fermate di autobus, metro e taxi; 
  • comportamento stradale: attraversamento, semafori; 
  • uso del denaro: acquisizione del valore del denaro, riconoscimento, conteggio, corrispondenza prezzo-denaro, resto; 
  • uso dei servizi: corrispondenza prodotto-negozio, supermercati, negozi di uso comune, bar, cinema, bowling, uffici postali, mezzi pubblici.

I ragazzi vengono coinvolti attivamente nelle scelte e nella gestione delle attività, con percorsi e strategie personalizzati, per far sì che il loro “essere grandi” venga riconosciuto esplicitamente come rinforzo verso l’acquisizione di ulteriori autonomie.

 

Fonte:
Associazione Italiana Persone Down

 “L’Educazione in famiglia - Orientamenti per famiglie e operatori di bambini con sindrome di Down da 0 a 6 anni”

 

Per approfondire: