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Febbre bambini: cosa fare quando scottano

Di Valentina Murelli
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24 Gennaio 2017 | Aggiornato il 27 Giugno 2018
La febbre è un meccanismo di difesa, dunque positiva, ma quando è alta può spaventare. Ecco i segnali da tenere d'occhio per sapere come intervenire e quando consultare il medico.

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Occhi lucidi, guance rosse, appetito scarso, poca voglia di muoversi e, soprattutto, fronte bollente. Non c'è dubbio: tuo figlio ha la febbre e il termometro - a proposito, secondo le Linee guida della Società italiana di pediatra (SIP) meglio usare quello digitale, da mettere sotto l'ascella - conferma. Ma attenzione, anche se supera i 38,5 °C in genere non bisogna spaventarsi.

 

"La febbre è un meccanismo di difesa naturale dell'organismo contro gli agenti patogeni, che a temperature elevate fanno più fatica a funzionare e a moltiplicarsi" avverte il professor Gian Luigi Marseglia, direttore della clinica pediatrica dell’Università di Pavia – Policlinico San Matteo. "In questo senso è un fenomeno positivo, ma ovviamente va tenuto sotto controllo, per vedere come evolve".

 

I primi interventi
Se il bambino con la febbre ha meno di un mese di vita va portato il prima possibile al pronto soccorso, mentre tra un mese e un anno - se è in buone condizioni generali - basta programmare una visita in giornata, anche dal pediatra. "Magari non è nulla, ma potrebbe trattarsi di un'infezione grave, come polmonite o meningite" sottolinea il medico.

 

Se invece è più grande lo si può semplicemente tenere in osservazione. "Di solito a provocare la febbre sono malattie infettive poco rilevanti, sostenute quasi sempre da virus tipici del periodo invernale (influenzali, parainfluenzali, adenovirus, rhinovirus) o, più raramente, da batteri" spiega Marseglia. Spesso in questi casi un po' di riposo è sufficiente e la febbre dovrebbe passare in 3 o 4 giorni, anche senza antipiretico. Anzi: secondo le Linee guida della SIP, l'antipiretico va usato solo in caso di malessere generale.

 

Farmaci: quali sì, quali no
"Proprio perché è un meccanismo di difesa, la febbre non va abbassata a tutti i costi, ma solo quando provoca un disagio elevato" sottolinea Maurizio De Martino, direttore della Clinica pediatrica 1 dell'Ospedale Meyer di Firenze. Che ricorda anche come il valore della temperatura non sia per forza un indice di gravità: "Si possono avere infezioni molto leggere con una febbre altissima e, viceversa, situazioni più gravi con lievi rialzi di temperatura".

 

Quando il farmaco serve, si può scegliere tra paracetamolo oppure ibuprofene (mai insieme). Ricordando che nei bambini a rischio di convulsioni gli antipiretici non le evitano: la febbre si abbassa, ma la possibilità di convulsioni resta. No invece ad acido acetilsalicilico e cortisonici. I farmaci vanno somministrati per bocca, ma in caso di vomito meglio la via rettale.

 

Le convulsioni
Spesso si pensa che la febbre alta possa scatenare le convulsioni, ma non è così. "La febbre non c'entra con l'insorgenza delle convulsioni che rappresentano invece una particolare risposta di soggetti predisposti dal punto di vista genetico alla presenza di un'infezione" spiega Maurizio de Martino. In altre parole è la causa stessa della febbre - cioè l'infezione - a provocare anche le convulsioni.

La prima volta che si verificano, bisogna portare il bambino al pronto soccorso. "Questo perché - afferma De Martino - se è vero che di solito la causa è quella appena descritta, in rari casi potrebbero essere una manifestazione di meningite o encefalite".

Se si tratta "solo" di convulsioni benigne non occorre fare nulla di particolare. Al massimo, dopo un primo episodio può essere utile tenere in casa dei microclisteri di diazepam, da somministrare in caso di crisi successive, se queste non si risolvono da sole nel giro di due-tre minuti.

 

Campanelli d'allarme
In alcuni casi meglio non aspettare e sentire subito il medico. Per esempio se il bambino si mostra particolarmente sofferente - è lamentoso, non riesce ad alzarsi dal letto, rifiuta completamente il cibo - oppure presenta altri sintomi come una tosse continua, insistente e che disturba il sonno, possibile spia di bronchite o polmonite, oppure vomito e diarrea, in genere segni di gastroenterite. Febbre, vomito e altri sintomi come mal di testa, confusione mentale, irrigidimento della nuca e fastidio per la luce potrebbero segnalare una meningite, una malattia pericolosa ma per fortuna molto rara. "In ogni caso, meglio prevenirla con le vaccinazioni" sottolinea Marseglia.

 

Il pediatra va sentito anche in assenza di sintomi particolari, se dopo 3 o 4 giorni la febbre non passa neppure con i farmaci: potrebbero essere coinvolte infezioni più rare o persistenti o malattie infiammatorie o autoimmuni, come le malattie reumatiche. A volte, anche dopo i primi accertamenti la febbre rimane senza una causa identificata: si parla allora di febbre di origine sconosciuta. Il che non significa che non si saprà mai di che cosa si tratta, ma che per scoprirlo occorre seguire un percorso diagnostico un po' più lungo.

 

Dal dottore con la febbre
Il bambino con la febbre può tranquillamente andare in ambulatorio: non solo le sue condizioni non si aggravano per questo, ma nello studio il medico ha sottomano eventuali strumenti per una prima diagnosi (tampone faringeo, esame urine, micro prelievo di sangue). Solo se la febbre supera i 39° C, non risponde ai farmaci e le condizioni generali sono tali da non consentire lo spostamento (per esempio per vomito o diarrea molto frequenti) può essere utile la visita domiciliare.

 

Spugnature no, miele sì
Spugnature con acqua tiepida o frizioni con alcol: i vecchi rimedi per abbassare la febbre funzionano davvero? I dati scientifici a disposizione sull'efficacia di queste pratiche non sono molti, ma sembrano indicare che servano a poco o a nulla, e che per di più possano infastidire il bambino. Secondo le Linee guida della Sip vanno evitate, a meno che si tratti non di febbre ma di ipertermia (colpo di calore): in questo caso sono utili.  

Se le spugnature non servono, c'è però un altro rimedio della nonna che può dare una mano: il classico bicchiere di latte caldo e miele. "È ottimo e alcuni studi sottolineano l'efficacia del miele nell'attenuare alcuni sintomi respiratori" conferma De Martino. "Però attenzione: dopo bisogna ricordare al bambino di lavarsi i denti, perché il miele provoca carie".